Spopolamento

Belluno e il rischio di migrazioni interne

di Valentina Saini

2' di lettura

2' di lettura

In provincia di Belluno la popolazione giovane, di età compresa tra i 15 e i 34 anni, è crollata del 40% tra il 1982 e l’anno scorso. Calo demografico e spopolamento non perdonano e, se continua così, nel 2043 resteranno appena 66mila abitanti in età lavorativa, ossia fra i 35 e i 64 anni, rispetto ai quasi 82mila del 1982. A tracciare il quadro è una recente ricerca curata dall’Ufficio studi della Cisl Belluno Treviso. La situazione però grava già ora sul tessuto produttivo, come ha più volte segnalato Confindustria Belluno. Dalla manifattura al turismo, vari settori economici avvertono la carenza di personale in una provincia che nell’ultimo decennio ha perso quasi 10mila abitanti. Anche per questo la notizia che la confinante provincia autonoma di Trento intenda assegnare dei contributi a fondo perduto per la ristrutturazione o l’acquisto di immobili in 32 comuni di montagna ha causato inquietudine tra gli industriali locali. A farsene portavoce Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti e delegata nazionale all’Economia della montagna, preoccupata che l’iniziativa trentina possa favorire «migrazioni interne e intervalline», rivelandosi «letale» per il bellunese. A mancare, secondo Berton, non sono le risorse economiche, quanto una visione e dei progetti concreti. «Non essere una provincia autonoma non deve essere il solito alibi per non fare, per non parlare di futuro. Non possiamo aspettare Godot perché nel frattempo rischiamo di morire di inedia», afferma Berton, garantendo l’apertura a qualsiasi proposta. «La nostra priorità è e resterà quella di impegnarci con concretezza per far rimanere le aziende sul territorio». E dato che, nel bellunese come altrove, la lotta allo spopolamento è legata anche all’emergenza abitativa, sulla situazione si è pronunciato anche Roberto Padrin, presidente della provincia di Belluno, che poche settimane fa ha varato un piano ad hoc. Fra le azioni previste la ristrutturazione di alcuni immobili di proprietà provinciale per ricavare vari alloggi e rispondere, ad esempio, ai bisogni espressi da lavoratori provenienti da fuori provincia. «Cambiare la rotta demografica di una provincia di montagna non è semplice e non si può fare dall’oggi al domani. Ma integrando una serie di progetti e di iniziative, un freno allo spopolamento lo si può mettere» ha detto Padrin.

Loading...
Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti