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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
Ascoltalo oradi Eliana Di Caro| illustrazione di Chiara Morra
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Insieme, in cammino. Nella vastità dell’Alentejo. Nel tepore di ottobre. Ma il plus, quello che fa la differenza, è un altro. Il valore aggiunto è nell’amicizia. Quei settantacinque chilometri in Portogallo, tra la partenza da Porto Covo e l’approdo a Odeceixe, rimarranno indimenticabili perché noi nove siamo unite da trent’anni e il nostro motto è “beate A noi” (rigorosamente in questa versione sgrammaticata del Sud). Camminare insieme in quello scenario è stato il coronamento da quel primo incontro in collegio all’università, dove ci siamo conosciute, anzi riconosciute. Un tempo pieno di ansie e di gioventù. Oggi nessuna tornerebbe indietro alla fatica degli esami e alla conquista dell’indipendenza, tutte siamo forti del nostro essere noi (ognuna così diversa dall’altra).
I cinque giorni in Portogallo hanno disegnato una mappa emozionale nel segno di chiacchierate e silenzi, fotografie e ricordi, soste e tramonti, fino alla stanchezza della sera. Accanto, sempre l’oceano. Una situazione ideale, a suo modo irripetibile, con tanto di cena e brindisi per Gemma, Maria e Roberta, neocinquantenni, e consegna del regalo: un biglietto per una partita delle Atp Finals a Torino (già, perché anche questo ci lega, la passione per il tennis).
La mappa, potenzialmente, si allarga a dismisura: un vissuto così fa affiorare mille situazioni ed episodi, ma qui ci soffermiamo sull’Alentejo, su un tracciato frutto dell’impegno politico ed economico di chi, in quel Paese nostro “cugino”, ha voluto impiegare al meglio le proprie risorse. L’overtourism è lontano, le folle non esistono, le code queste sconosciute. Le case e i b&b che ci ospitano nelle quattro tappe sono graziosi, hanno quell’aria inconfondibile del Sud – tra l’antico e il delabré – che a qualcuno può stare stretta (ma non a noi). È ottobre, è vero, ma la stagione è perfetta, da prediligere per non patire il caldo e camminare con energia.
Già l’arrivo nella luce di Lisbona mette di buon umore e il trasferimento dall’aeroporto a Porto Covo pare durare una manciata di minuti (nonostante i 170 chilometri) perché l’avventura del “Cammino dei Pescatori” – così si chiama – ci aspetta. L’inizio, per la verità, il mattino dopo non è dei più semplici: si arranca, per un bel pezzo, sulla sabbia morbida. Ma gli spazi sono sconfinati, gli occhi si riempiono di verde e azzurro, e quando i due percorsi – quello più in alto e quello sulla spiaggia – dalla Ilha do Passegueiro si congiungono, non abbiamo dubbi: si va verso l’oceano, è il tempo del primo bagno. Presto, in realtà, arriva anche l’ora della prima birra, la mitica Super Bock che ci accompagna in queste giornate, a Vilanova de Milfontes. Davvero abbiamo camminato per venti chilometri? La cena, a base di uno strepitoso bacalhau à brás, ha il sapore della ricompensa e della soddisfazione, e anche della carica per il giorno dopo. La prossima tappa, zainetti in spalla (il bagaglio vero arriva direttamente la sera, a destinazione) è Almograve. Sono 15 chilometri in cui la natura diventa lussureggiante, le scogliere a picco rapiscono lo sguardo, la pineta e un fitto canneto offrono riparo nelle ore più calde. E quando la praia do Brejo largo si apre, nella sua grandiosità, con le rare impronte di chi ci ha preceduto e il rumore del mare, si rimane a bocca aperta. Impossibile non fermarsi più a lungo, per poi attraversare con la giusta lentezza quella distesa di sabbia. Ritornare dalla spiaggia verso il percorso in alto vuol dire anche affrontare una impervia e ripida strettoia nel fango, servendoci di una corda lì a disposizione di chi passa. Presto ci si ristora con un gustoso toast Alentejano (la patina di burro e origano rende ancora più appetitoso il pane croccante), prima di riposarci ad Almograve. È un piccolo centro, quieto, quasi dimesso, ma al tempo stesso accogliente. Ci tocca, questa volta, una cena con il piatto centrale di carne (il famoso porco preto) che ci restituisce le energie per il tratto più lungo dell’indomani. Ventidue chilometri. Ce la faremo dopo due giornate così?
Questa volta, però, per fortuna c’è anche tanto sterrato lungo il sentiero, il passo è quindi più veloce. Allo stesso tempo, in piano, c’è spazio per chiacchierate e memorie comuni. Fino a quando l’irrompere di una discussione sull’intelligenza artificiale sembra precipitarci nella quotidianità frenetica di sempre. Per un’ora svisceriamo pregi e difetti, ci interroghiamo sui rischi, raccontiamo episodi istruttivi. A volte non siamo d’accordo, in qualche caso ci si accanisce a difendere il proprio punto di vista, fino a quando, all’improvviso... le falesie, nella loro bellezza. E allora tutto si placa.