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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
Ascoltalo oradal nostro corrispondente Alberto Magnani
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NAIROBI - Il Gruppo BCC Iccrea, il big bancario cooperativo italiano, ha sottoscritto un accordo di collaborazione con l’Organismo del commercio e dell’industria del Marocco in Italia (OCIMI) per «promuovere nuove opportunità di sviluppo economico e commerciale» fra Roma e Rabat. L’iniziativa, anticipata al Sole 24 Ore, rientra nell’ «ampliamento del network internazionale del Gruppo» e nasce dalla «crescente rilevanza strategica del Marocco» come mercato di sbocco per le esportazioni e le aziende italiane.
Rabat ha appena sottratto al Sudafrica lo scettro di economia più industrializzata del Continente nelle rilevazioni della Banca africana di sviluppo, un primato che si accompagna a quelli sulla sua dimensione di mercato: quarto assoluto per esportazioni italiane in Africa dopo Tunisia, Algeria, Egitto, a fronte di un interscambio da 5 miliardi di euro nel 2025 e 250 imprese italiane presenti sul territorio.
I servizi a disposizione delle aziende dovrebbero includere assistenza all’ingresso nel mercato marocchino, ricerca e verifica di partner locali, organizzazione di missioni imprenditoriali e istituzionali, incontri B2B e B2G, supporto legale e contrattuale, costituzione societaria, oltre ad «accesso agli incentivi e agli strumenti per l’internazionalizzazione, formazione specialistica e accompagnamento nelle relazioni con istituzioni e autorità locali».
Il Marocco ha registrato una crescita di quasi il 5% nel 2025 ed è proiettato dalla Banca mondiale al +4,2% nell’anno in corso, su impulso di fattori come riscatto del settore agricolo, espansione della domanda interna e pesanti investimenti infrastrutturali in vista dello snodo della Coppa del mondo Fifa nel 2030. L’espansione, avverte l’istituto di Washington, è controbilanciata dalla vulnerabilità della filiera agricola al cambiamento climatico, dal riscatto dei partner commerciali europei e dalla fragilità di un mercato del lavoro ancora piagato da tassi di disoccupazione elevati e la bolla dell’economia informale.