Non aiuta, dunque, cambiare la normativa in continuazione e, soprattutto, destinare risorse che vengono percepite come ancora troppo limitate.
Appare insufficiente un credito d’imposta del 6% per le attività di innovazione tecnologica o del design, nel limite massimo di un milione e mezzo di euro, o del 10% per le innovazione dei processi, con lo stesso limite, ma anche il 12% per le attività di ricerca, con il limite di tre milioni.
Al fine di avere un impatto significativo in periodi di difficile congiuntura, come quello che stiamo vivendo, andrebbero pensate misure più coraggiose, sarebbe necessario dotare il Fisco di un vero e proprio “bazooka dell’innovazione” che possa garantire alle imprese un elevato tasso di rendimento interno dei propri investimenti.
Su queste tematiche, inoltre, avremmo bisogno di regole chiare e stabili, che non si prestino a difficili interpretazioni e che possano essere sfruttate con fiducia dagli imprenditori che coraggiosamente affrontano l’evoluzione del mondo che li circonda.
Non si può certo dimenticare la difficile situazione finanziaria del nostro Paese e, proprio per questo, dovrebbe essere considerato vitale destinare ingenti risorse per stimolare la ricerca e l’innovazione. Attività che sono un potente strumento di crescita e di mobilità sociale: un vero acceleratore di cui hanno bisogno i cittadini e le imprese.