Batterie al sodio, così Comau punta sulla linea di produzione
L’obiettivo è quello di creare una piattaforma scalabile per celle quasi solide, capace di ridurre costi e tempi di fabbricazione
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Linee automatizzate per la produzione, progetti di ricerca, una dry room e investimenti in startup. Comau punta sulle batterie di nuova generazione come quelle al sodio con un piano di innovazione che comprende molte azioni.
La società torinese ha aderito al progetto europeo Sprint dedicato allo sviluppo di tecnologie per batterie sodio-ione di nuova generazione. L’obiettivo è creare una piattaforma produttiva scalabile per celle quasi solide, capace di ridurre costi e tempi di fabbricazione, in vista della transizione verso sistemi energetici più sostenibili.
Nell’ambito del progetto, il Global Competence Center di Grugliasco avrà un ruolo centrale nella progettazione dei processi industriali e nella valutazione delle soluzioni tecniche più adatte alla produzione di massa. «Progetti di innovazione come Sprint – spiega Daniela Fontana, Battery Innovation Manager di Comau – rispondono alla strategia aziendale di sviluppare tecnologie per la produzione di batterie di nuova generazione non solo nel campo della mobilità ma anche nell’accumulo energetico da fonti rinnovabili».
Comau è già impegnata nella progettazione di linee automatizzate per batterie al sodio nell’ambito di una collaborazione con LiNa Energy, società britannica attiva nella tecnologia sodio-metallo-cloruro. Attraverso un modello di ingegneria simultanea, il team Comau ha definito un processo automatizzato che consente la produzione scalabile di celle allo stato solido, migliorando l’efficienza e l’affidabilità industriale.
Il progetto Sprint si inserisce in una strategia più ampia che vede Comau protagonista dell’innovazione nelle batterie. Nel 2025 l’azienda ha inaugurato una Dry Room all’interno dello stabilimento di Grugliasco, un laboratorio a umidità controllata progettato per testare macchine e processi destinati alla produzione di celle al litio e post-litio. L’impianto, costato circa 1 milione di euro, è aperto anche a università e centri di ricerca e rappresenta una delle infrastrutture più avanzate in Europa per la sperimentazione di tecnologie allo stato solido.


