Industria

Batterie a ioni di litio, Seval investe 30 milioni nei poli di smaltimento

Riciclo. Gli impianti, operativi all’inizio del 2026, saranno realizzati a Colico e in provincia di Potenza. L’azienda sarà leader per capacità di trattamento

di Sara Deganello

(Adobe Stock)

2' di lettura

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Due impianti sul territorio nazionale, uno in Lombardia e uno in Basilicata, per una capacità di trattamento di quasi 30mila tonnellate all’anno di batterie agli ioni di litio, e un investimento complessivo di circa 30 milioni di euro, in parte coperti da fondi Pnrr. Li costruirà il gruppo Seval a Colico (Lecco) e a Balvano (Potenza) accanto a due impianti già operativi di trattamento di rifiuti elettronici (Raee). Il gruppo, a capitale familiare, fondato a oltre 30 anni fa e di base a Colico, comprende infatti sette aziende con 11 stabilimenti in Italia che lavorano principalmente Raee, ma anche altri materiali legati a questo tipo di rifiuti (come plastiche, cavi, toner), oltre a imballaggi e rifiuti sanitari.

«Siamo un operatore di riferimento nazionale per il riciclo dei Raee, leader di mercato in Italia», spiega Alessandro Danesi, direttore commerciale della capogruppo: «Dei nostri siti, quello più grande, a Colico, da più di dieci anni tratta le pile domestiche. Il lavoro più importante è la selezione perché esistono tantissime sottocategorie: noi le suddividiamo per tipologia chimica e a valle abbiamo un impianto che macina quelle alcaline e produce materiali come zinco, ottone, ferro. Negli anni sono cresciute le altre tipologie e abbiamo stretto partnership con operatori in Francia e Germania per trattarle. Le pile agli ioni di litio sono quelle che stanno aumentando di più, le usiamo tutti i giorni, negli smartphone, nei monopattini, nelle auto elettriche. Da questo incremento è venuta l’idea di sviluppare una nostra piattaforma per il riciclo. Attualmente, a parte un piccolo impianto in provincia di Vicenza, tutte le batterie agli ioni di litio a fine vita in Italia vengono inviate all’estero per il trattamento».

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La tecnologia scelta da Seval è quella della cosiddetta scarica profonda: «Non si userà un trattamento termico per inertizzare le pile, che è anche pericoloso, ma saranno collegate a macchine che recuperano l’energia, completamente scaricate saranno poi macinate e separate», continua Danesi che indica nella tedesca Duesenfeld il partner da cui è stata importata questa tecnologia. E nella fine del 2025 e inizio del 2026 l’operatività dei due impianti, con le prime operazioni di scarica profonda attese per la metà dell’anno prossimo, con la possibilità di stoccare le pile rese inerti. «Presenteremo l’autorizzazione per l’esercizio come impianto innovativo alla regione Lombardia a cavallo dell’estate, contiamo sia pronta in un anno», racconta ancora Danesi.

I due nuovi impianti avranno ciascuno una capacità a regime di 10-15mila tonnellate annue, i primi in Italia su questa scala. Serviranno un mercato potenzialmente sempre più vasto, che oggi nel nostro Paese come immesso al mercato conta annualmente «50-60mila tonnellate di batterie provenienti dall’automotive, 40-50mila dal mondo del fotovoltaico, 20-30mila da dispositivi portatili come pc, smartphone, aspirapolvere», spiega Danesi.

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