Basta parlare di geopolitica, spazio ai Giochi
La cerimonia a Verona per un’edizione da record con 612 atleti da 56 Paesi (in crescita del 29% rispetto a Torino 2006); 45 sono gli azzurri
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Scivolano tutti sul ghiaccio di questa Paralimpiade, senza essere pattinatori professionisti. Scivola, in una prova di grande equilibrismo, Andrew Parsons, presidente dell’Ipc, il Comitato paralimpico internazionale, che ha ricordato i numeri: 612 atleti da 56 Paesi, come non era mai successo nei 50 anni dei Giochi paralimpici invernali, ma che sa come le turbolenze geopolitiche siano pulviscolo nell’aria; scivolano i Paesi che hanno boicottato la cerimonia in disaccordo con la decisione dell’Ipc di riammettere russi e bielorussi alle competizioni, con inno e bandiera; scivolano sportivi e Paesi che non potranno esserci per la nuova guerra in Medioriente. Eppure, stasera all’Arena di Verona, resa accessibile con un investimento da 20,5 milioni di euro (forse uno dei lasciti più importanti di Milano Cortina), andrà in scena la cerimonia, «positiva, sorridente, coraggiosa, radicale, coinvolgente. Nel segno dell’arte», come dice Alfredo Accatino, presidente e direttore artistico di Filmmaster. “Life in motion” sarà animata da Chiara Bersani, performer e artista visiva della scena internazionale, da Dardust, che firma la colonna sonora, il musicista Stewart Copeland, storico batterista dei Police, il trio elettronico italiano Meduza, con omaggi agli artisti Jago ed Emilio Isgrò. E poi, luci, colori, 56 volontari con i nomi dei Paesi partecipanti (e per alcuni di questi anche gli atleti), il presidente Sergio Mattarella a dichiarare aperti i XIV Giochi paralimpici, e poi l’accensione del braciere.
Anche per l’Italia è edizione da record: 42 atleti e 3 guide, meglio di Torino 2006 (40 allora), con lo sciatore ipovedente Giacomo Bertagnolli che potrebbe diventare un plurimedagliato dell’intera manifestazione. E poi gli altri sciatori azzurri, Renè De Silvestro e Chiara Mazzel (che erano stati designati come portabandiera), e lo sci di fondo, con Beppe Romele, già bronzo a Pechino, gli snowboarder Jacopo Luchini ed Emanuel Perathoner (anche se ieri, in allenamento Riccardo Cardani è caduto, si è rotto il casco e ha perso conoscenza per circa 45 secondi) e la squadra di para ice hockey e quella di curling. Da sottolineare che è record per l’Italia ma il resto del mondo ha saputo correre di più negli sport invernali paralimpici se è vero che da Torino 2006 (474 atleti totali) a Milano Cortina 2026 (612) l’aumento è del 29%, con un balzo significativo in campo femminile (99 ragazze a Torino, 176 oggi, + 77%), mentre le nostre azzurre saranno solo cinque (6 a Torino). Il progetto del Cip, il Comitato paralimpico italiano, di individuare in ogni regione un centro di riferimento per l’avviamento allo sport, potrebbe dare una spinta per ampliare anche il numero gli azzurri negli sport invernali, così come sarà importante per condividere le gare e lo spirito di questi Giochi la diretta della Rai e le tante trasmissioni quotidiane: quando lo sport entra nelle case, sa calamitare l’attenzione e trasformare le sensibilità: gli atleti non sono eroi ma uomini e donne che hanno abbattuto le barriere e raggiunto le vette dello sport. Altra chiave sono gli occhi dei bambini e la loro partecipazione: se hai 7, 8, 10 anni e vedi un atleta in carrozzina con un oro al collo, penserai per sempre che tutto è possibile. Così, ben vengano i 20mila biglietti che la Fondazione Milano Cortina distribuirà nelle scuole e la possibilità di vedere le gare dal vivo: l’89% dei biglietti costa meno di 35 euro, con biglietti da 10 euro per gli under 14.
La Paralimpiade inizia, è un’opportunità per ricordare quella “nazione” silenziosa rappresentata da 1,3 miliardi di persone con disabilità nel mondo, cioè il 15% della popolazione totale, è un momento trasformativo sul quale è entrata a gamba tesa l’agenda politica internazionale: «lo sport è un dispositivo magico, fantastico – esordisce Moris Gasparri, saggista e studioso di sport – che, quando, un secolo fa, con l’Europa al centro del mondo, sono state create le grandi manifestazioni internazionali, sottolineava i temi dell’armonia, dell’unità e della pace: oggi non è più così e le turbolenze della Paralimpiade lo dimostrano». Il mondo multipolare, senza innocenti, con il diritto internazionale calpestato, non accetta più lo sport come lo conosciamo e lo stesso sport fa fatica ad accettare i Paesi che ledono i diritti, ma non può farne a meno: «I grandi imperi di oggi, che agiscono in nome del diritto della forza, non possono rinunciare agli eventi sportivi, scenari importanti per fare propaganda, mandare messaggi ai connazionali e accreditarsi presso gli avversari. Ad esempio, la Cina ha vinto il medagliere di Pechino 2022 e qui farà ancora meglio: ha investito tantissimo e nel mondo paralimpico esibisce una industria tecnologica d’eccellenza in cui i giovani sognano mani bioniche ed esoscheletri. Oggi, anche lo sport mette a nudo la debolezza dell’Europa, umiliata, senza nocchiero, vassalla dei grandi imperi, meno male invece che l’Italia, grazie alla vicinanza del capo dello Stato, ha visto crescere la cultura sportiva, soprattutto quella paralimpica alimentata anche dal rapporto fiduciario fra il presidente e Luca Pancalli». Milano Cortina inizia e forse farà anche la storia geopolitica dello sport, in bilico sulle troppe faglie del mondo e della paura.




