Tutto questo non è servito a “convincere” il Consiglio superiore, che il mese scorso ha deciso che la documentazione non è ancora sufficiente. Ci sarebbero anche altri aspetti dell’insieme barriere-ancoraggi a non convincere. Tra gli esperti del settore si parla, per esempio, anche dei diwidag, che assicurano il collegamento tra un blocco di calcestruzzo e un altro, ma di questi elementi non si parla né nella requisitoria dei pm sulla strage di Avellino né nella sentenza di primo grado (dell’11 gennaio scorso).
Della nuova “bocciatura” il ministero ufficialmente non dà ancora notizia , forse per non alimentare tensioni e lanciare segnali ad Aspi e alla holding Atlantia, in questi giorni in cui la partita sul salvataggio di Alitalia potrebbe coinvolgere anche il gruppo dei Benetton.
Altro elemento delicato nella nuova inchiesta di Avellino è che, fra i tre indagati di Aspi di cui finora si ha notizia, ci sarebbero un dirigente assolto in primo grado (Massimo Giulio Fornaci) e uno (Costantino Ivoi) che ha lavorato assieme ai due dipendenti che tra pochi giorni potrebbero essere rinviati a giudizio a Roma per aver favorito un’impresa riconducibile alla camorra, le cui opere sono state realizzate male (alcune sono anche crollate). Una vicenda che lascia più di un dubbio sulla capacità di Aspi di garantire i massimi standard di sicurezza.
Aspi afferma che lo studio della modifica è stato commissionato a un pool di qualificati consulenti (tanto di fiducia che alcuni di essi, docenti universitari, sono stati anche periti di parte nel processo sulla strage del bus) e che le verifiche effettuate dalle sue direzioni di tronco hanno confermato l’efficacia degli attuali ancoraggi.
Nel frattempo, nel giro di una quindicina di giorni Aspi metterà barriere morbide di plastica davanti a quelle sequestrate. Ma ciò comporta restringimenti di carreggiata (le corsie resteranno uguali di numero, ma non in larghezza) con diminuzione dei limiti di velocità e rischi di incidente perché in situazioni del genere il Codice della strada italiano non prescrive comportamenti specifici come invece accade in Germania, dove la soluzione dei cantieri con corsie molto strette è di abitudine.