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L’impatto dei dazi sulla crescita mondiale: l’analisi di Panetta e il rischio per gli Usa

Negli Usa sono i più elevati del secondo dopoguerra. I rischi delle criptoattività, il piano per l’euro digitale. Produttività, si amplia il divario fra Europa e Usa. Occorre intervenire sul costo dell’energia. Servono occupazioni attrattive per i giovani che fuggono all’estero. Formazione per gli immigrati

di Nicoletta Cottone

Il governatore Fabio Panetta durante la presentazione della Relazione annuale della Banca d'Italia a Palazzo Koch, Roma, 30 maggio 2025. ANSA/FABIO FRUSTACI

7' di lettura

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«L’inasprimento delle barriere doganali potrebbe sottrarre quasi un punto percentuale alla crescita mondiale nell’arco di un biennio». E negli Stati Uniti «l’effetto stimato è circa il doppio». Lo ha detto il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nelle Considerazioni finali, in occasione della presentazione a Palazzo Koch della Relazione annuale relativa al 2024. Parte dalle dispute commerciali e dai conflitti in atto che stanno incrinando la fiducia a livello internazionale il discorso del governatore, che ricorda come nelle scorse settimane il Fondo monetario internazionale abbia abbassato le previsioni di crescita mondiale per il prossimo biennio a meno del 3 per cento, al di sotto della media dei decenni scorsi. Panetta ricorda che i dazi «potrebbero comportare una minore domanda di lavoro e un aumento delle pressioni inflazionistiche, in una fase già caratterizzata da aspettative di inflazione in rialzo. Stanno inoltre incidendo negativamente sulla fiducia di famiglie e imprese, con possibili ripercussioni su consumi e investimenti».

I dazi in vigore negli Stati Uniti sono i più elevati del secondo dopoguerra

L’annuncio di dazi elevati, ricorda il governatore, «sembra essere utilizzato come leva negoziale per ridefinire i rapporti economici e politici internazionali». Ma la strategia, avverte Panetta, «può comportare effetti difficili da prevedere e da gestire». I dazi attualmente in vigore negli Stati Uniti, sebbene inferiori a quelli annunciati all’inizio di aprile, restano i più elevati del secondo dopoguerra e sono causa del sensibile aumento dei dazi medi a livello mondiale.

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Un bond europeo per finanziare investimenti pubblici

Per eliminare alla radice la frammentazione del mercato dei capitali lungo linee nazionali per Panetta «è cruciale introdurre un titolo pubblico europeo, con un duplice obiettivo: finanziare la componente pubblica degli investimenti e fornire un riferimento comune, solido e credibile all’intero sistema finanziario. Secondo nostre stime, un mercato dei capitali integrato, con al centro un titolo comune europeo, ridurrebbe i costi di finanziamento per le imprese, attivando investimenti aggiuntivi per 150 miliardi di euro all’anno e innalzando, a regime, il prodotto dell’1,5 per cento. L’effetto sul Pil potrebbe risultare fino a tre volte maggiore se i nuovi investimenti fossero destinati a progetti ad alto contenuto tecnologico».

Produttività e il ritardo nell’innovare

Negli ultimi trent’anni, ha ricordato il governatore, la produttività del lavoro nell’Unione europea è cresciuta del 40 per cento, oltre 25 punti percentuali in meno degli Stati Uniti. Dal 2019 il divario si è ampliato: in Europa la produttività è aumentata del 2 per cento, contro il 10 negli Stati Uniti, dove è stata sospinta soprattutto dai settori a tecnologia avanzata. «Questo ritardo riflette principalmente la difficoltà di innovare», sottolinea Panetta, ricordando che, in rapporto al Pil, le imprese europee investono in ricerca e sviluppo la metà di quelle statunitensi. E gran parte degli investimenti proviene da realtà attive da decenni, mentre è debole l’apporto delle aziende giovani e innovative che spesso scelgono di trasferire le attività all’estero. Sul fronte dell’intelligenza artificiale i brevetti europei sono meno di un quinto di quelli statunitensi.

Ritardi sul Pnrr: gli interventi 2025-26 potrebbero innalzare il Pil dello 0,5%

Panetta ha ricordato che l’Italia ha finora ricevuto 122 miliardi di euro per il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, e ne ha utilizzati oltre la metà. «Il pagamento delle prossime rate - ha detto il governatore - dipenderà dal raggiungimento di obiettivi relativi alla realizzazione di opere pubbliche; a tale riguardo, i dati attualmente disponibili suggeriscono l’esistenza di ritardi». L’utilizzo dei fondi del Pnrr ha sostenuto l’economia negli ultimi anni, ricorda Panetta. «Gli interventi previsti per il biennio 2025-26 potrebbero innalzare il prodotto dello 0,5 per cento. In una fase di debolezza ciclica - ha sottolineato Panetta - è essenziale procedere con determinazione nella loro attuazione».

Le fusioni servano a rafforzare le banche

«I dati di bilancio e le valutazioni di mercato» delle banche italiane «confermano la forza del sistema» che «nel suo complesso» ha una «patrimonializzazione solida, superiore alla media europea», ha ribadito il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nelle sue considerazioni finali. le fusioni servano a creare valore per le banche. Le operazioni di fusioni avviate negli ultimi mesi «devono servire a rafforzare» le banche «ed è necessario che siano ben concepite e volte unicamente alla creazione di valore». Per Panetta «creare valore significa innanzitutto offrire a imprese e famglie finanziamenti adeguati per quantità e costi», «strumenti di impiego del risparmio efficaci, trasparenti e a condizioni eque», servizi «qualificati e innovativi».

I rischi delle criptoattività, dai bitcoin alle stablecoins

Il governatore ha parlato delle connessioni tra il mondo delle criptoattività e il sistema finanziario, le cui attività si stanno intensificando. Aumentano, infatti, «sia gli accordi tra operatori in criptoattività e intermediari finanziari, sia le iniziative avviate da questi ultimi. Alcune società quotate statunitensi hanno acquistato ingenti quantità di Bitcoin, esponendo così le proprie azioni – e indirettamente i risparmiatori – alla volatilità di questo strumento. Da tempo operano fondi negoziati in borsa che investono in Bitcoin. Questi sviluppi hanno implicazioni sul fronte dei rischi». Da una parte le criptoattività, come Bitcoin, prive di un sottostante; «strumenti altamente volatili, scambiati prevalentemente in contesti non regolamentati, opachi. La crescente interconnessione con il sistema finanziario rende più difficile contenerne i rischi». Dall’altra le cosiddette stablecoins: «si tratta di strumenti che mirano a mantenere un valore stabile rispetto a valute o attività sottostanti, ma che espongono comunque i detentori ai rischi legati alla solidità degli emittenti e alla variabilità del valore del sottostante. In assenza di norme adeguate, la loro idoneità come mezzi di pagamento è quanto meno dubbia».

Il piano per l’euro digitale e l’educazione finanziaria

«Ma sarebbe illusorio pensare che l’evoluzione delle criptoattività possa essere governata solo con divieti o vincoli normativi. Serve una risposta all’altezza della trasformazione tecnologica in atto, capace di soddisfare la domanda di strumenti digitali di pagamento sicuri, efficienti e accessibili, preservando il ruolo della moneta di banca centrale. Il progetto dell’euro digitale nasce esattamente da questa esigenza. Parallelamente, è necessario rafforzare le competenze finanziarie dei cittadini, perché possano orientarsi nel nuovo universo digitale e valutare con consapevolezza le opportunità e i rischi dei prodotti e dei servizi disponibili. La Banca d’Italia è impegnata su entrambi questi fronti».

In Italia necessario intervenire sul costo dell’energia

Il governatore ha sottolineato che nonostante le difficoltà l’industria italiana ha imprese dinamiche e competive, che investono in tecnologie e ricerca e si posizionano in fasce di alta gamma. Fondamenta solide, che vanno però rafforzate. «In Italia, più che altrove in Europa, è urgente intervenire sul costo dell’energia, seguendo le direttrici già tracciate: ampliando il ricorso a fonti pulite, incentivando i contratti a lungo termine e rafforzando infrastrutture e reti di trasmissione. Servono investimenti adeguati e una netta semplificazione delle procedure autorizzative per i nuovi impianti»

Il problema centrale resta la produttività

«Il problema centrale rimane la produttività – nella manifattura come nel resto dell’economia. Gli incrementi finora conseguiti sono incoraggianti, ma non bastano a sostenere lo sviluppo del Paese. Il basso livello dei salari riflette questa debolezza: dall’inizio del secolo, in linea con la stagnazione della produttività, le retribuzioni reali sono cresciute molto meno che negli altri principali paesi europei. Fino alla pandemia, l’aumento era stato appena del 6 per cento. Il successivo shock inflazionistico ha riportato i salari reali al di sotto di quelli del 2000, nonostante il recupero in atto dallo scorso anno. Per garantire un aumento duraturo delle retribuzioni è indispensabile rilanciare la produttività e la crescita attraverso l’innovazione, l’accumulazione di capitale e un’azione pubblica incisiva».

La crescita dell’Italia ha superato quella dell’area euro

Panetta ha ricordato la lunga fase di stagnazione dell’economia italiana, ma ha sottolineato che negli ultimi cinque anni, nonostante le crisi pandemica ed energetica, «il Paese ha mostrato segni di una ritrovata vitalità economica. La crescita ha superato quella dell’area dell’euro. Il Pil è aumentato di circa il 6 per cento, trainato da un incremento di quasi il 10 nel settore privato. Oltre che dalle costruzioni, un contributo significativo è venuto dai servizi, in espansione sia nei comparti tradizionali sia in quelli avanzati. Gli occupati sono aumentati di un milione di unità, raggiungendo il massimo storico di oltre 24 milioni; il tasso di disoccupazione è sceso dal 10 al 6 per cento. Il Mezzogiorno ha registrato uno sviluppo leggermente superiore alla media nazionale.

Lavoro, maggiore integrazione delle donne e più servizi per l’infanzia

Il governatore ha parlato del mondo del lavoro, ricordando l’incidenza dell’inverno demografico sul potenziale di crescita dell’economia italiana. Secondo l’Istat entro il 2040 il numero delle persone in età lavorativa si ridurrà di circa 5 milioni. «Ne potrebbe conseguire una contrazione del prodotto stimata nell’11%, pari all’8 in termini pro capite. Un aumento dei tassi di partecipazione al mercato del lavoro attenuerebbe questo impatto». Panetta ha sottolineato come un «contributo significativo potrà venire da una maggiore inclusione delle donne, la cui partecipazione resta tra le più basse d’Europa, nonostante i progressi recenti». Servono investimenti nei servizi per l’infanzia, in particolare per gli asili nido, che possono agevolare l’occupazione femminile, ancora ostacolata dalla carenza di strutture adeguate, oltre che da una distribuzione squilibrata degli adempimenti familiari.

Servono occupazioni attrattive per i giovani che fuggono all’estero

«Tuttavia, anche nello scenario più favorevole, un incremento dei tassi di attività - ha ricordato il governatore - potrà al massimo compensare il calo della popolazione attiva». Per ampliare la forza lavoro occorre anche creare occupazioni attrattive per i numerosi italiani che lasciano il Paese alla ricerca di migliori prospettive». E ha ricordato che negli ultimi dieci anni sono emigrati 700mila italiani, un quinto dei quali giovani laureati.

In Italia la più bassa quota di immigrati laureati

Panetta ha detto che l’immigrazione regolare può fornire un apporto rilevante, soprattutto nei settori delle costruzioni e del turismo, che registrano una crescente scarsità di manodopera. Il contributo dell’immigrazione «può estendersi alle attività a maggior valore aggiunto, a condizione che si riesca ad attrarre profili qualificati». E ha precisato che su questo fronte l’Italia sconta un ritardo: tra i principali paesi, è quello con la più bassa quota di immigrati laureati. «Ridurre questo divario - ha affermato - richiede anche l’adeguamento dei sistemi di riconoscimento dei titoli di studio e delle competenze agli standard europei». Con un crollo così forte della forza lavoro bel 2040 è necessario investire in formazione adeguata, anche degli immigrati.

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