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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Un ragazzino che investe la paghetta mensile in titoli di Stato italiani, acquistandone frazioni minime. È uno dei casi d’uso testati da Bancomat con nove tra le principali banche italiane per mettere a punto la stablecoin in euro Eur.bank. Il progetto, però, guarda già oltre la semplice criptovaluta ancorata alla moneta unica: l’ambizione è costruire una piattaforma di sistema capace di gestire le diverse forme che l’euro potrà assumere nei prossimi anni.
L’obiettivo è consentire alle banche di offrire, attraverso un’unica infrastruttura, l’euro tradizionale, il futuro euro digitale della Bce e l’euro su blockchain di Eur.bank, atteso entro fine anno, lasciando poi a persone e imprese la possibilità di utilizzare di volta in volta lo strumento più adatto in modo semplice e trasparente.
“Il ruolo di Bancomat – spiega il Ceo Fabrizio Burlando - è fornire l’infrastruttura tecnologica e normativa, un circuito che abiliti le banche partner a emettere e offrire servizi basati su stablecoin interoperabili, anziché competere da soli con una propria. Il modello di circuito – grazie anche a un servizio fornito in modalità as-a-service per permettere anche alle banche più piccole di adottare questi strumenti – è pensato per creare un ecosistema con volumi di transazioni significativi. Il nostro obiettivo è che diventi uno standard a livello europeo”.
In questa prospettiva si inserisce anche l’alleanza EuroPA, di cui Bancomat fa parte, con l’obiettivo di ampliare la rete dei pagamenti europei nelle diverse forme che potrà assumere la moneta unica. Ma, almeno nella fase iniziale, la strategia resta concentrata sul mercato italiano e sui suoi circa venti milioni di utenti raggiungibili, che potrebbero così accedere a quella che Burlando delinea come una sorta di internet del denaro: una rete pubblica globale, sempre operativa, ottimizzata per trasferire valore in modo efficiente, sicuro e a costi contenuti. “Il caso d’uso più immediato è legato alla semplificazione dei pagamenti crossborder, superando le complessità dei bonifici internazionali, su cui stiamo già verificando una notevole domanda, in chiave B2B per le grandi corporate”, conferma Burlando.
Il primo terreno di sviluppo appare dunque quello dei pagamenti internazionali tra imprese, promettendo tempi più rapidi, maggiore tracciabilità e minori costi. Ma la logica sottostante è più ampia. La stessa infrastruttura consente di semplificare anche la negoziazione di strumenti finanziari tokenizzati, come i titoli di Stato, rendendoli acquistabili in qualsiasi momento e anche in quote minime. In prospettiva, il potenziale si estende al credito: “Vediamo un grosso potenziale di questi strumenti anche per il lending, laddove la tecnologia permette l’utilizzo di asset digitali come collaterale che può essere trasferito in maniera istantanea e automatica, eliminando il rischio di controparte e riducendo i costi”.