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Banco Bpm, l'approccio distintivo per accompagnare le pmi

Erogazioni in crescita, strutture ad hoc con figure specializzate e una rete di soggetti al servizio della crescita delle piccole e medie imprese. Sono questi gli ingredienti che, secondo Massimo Pasquali, responsabile aziende di Banco Bpm, hanno permesso all’istituto di Piazza Meda di essere un punto di riferimento per le imprese.

di Laura Bonadies

5' di lettura

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(Il Sole 24 Ore Radiocor)- Banco Bpm ha da sempre dimostrato particolare attenzione nel supportare le Pmi italiane, conscia del fatto che esse rappresentano la colonna portante del tessuto economico e produttivo del Paese. Durante la fase dell’emergenza pandemica, la banca ha erogato alle piccole e medie imprese (con un fatturato fino a 75 milioni di euro) circa 12 miliardi di euro, con oltre 80mila pratiche rivolte alle microimprese, per un controvalore di circa 1,5 miliardi. Nel 2024 le erogazioni complessive alle aziende fino a 75 milioni di fatturato hanno visto una crescita del 19% rispetto al 2023, attestandosi a 8,5 miliardi. Nel primo trimestre di quest’anno si è registrato un balzo del 44%, raggiungendo i 2,8 miliardi di euro. Un’attenzione, quella dell’istituto di Piazza Meda, che trova riscontro anche nella decisione di istituire una struttura dedicata, che vede 800 dipendenti coinvolti a livello nazionale, anche nell’ottica di cogliere le opportunità generate dal Pnrr. “Si tratta di clienti che, essendo a volte meno strutturati rispetto a imprese di grosse dimensioni, hanno bisogno di una serie di servizi specifici che vanno al di là di quelli puramente commerciali, ad esempio a supporto di operazioni di finanza straordinaria per investimenti o anche per fare acquisizioni” ha spiegato Massimo Pasquali, responsabile aziende di Banco Bpm.

Il gestore, figura chiave per far crescere le aziende

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“In Banco Bpm abbiamo definito due cluster per definire le aziende fino a 75 milioni di fatturato: fino a cinque milioni di euro e sopra. Oltre i 75 milioni noi parliamo di aziende corporate che rientrano sotto il presidio di un’altra struttura dedicata. Questa ripartizione ci consente una miglior gestione del cliente e un servizio mirato, basato sulle specifiche esigenze. La gestione delle aziende più piccole ma ugualmente importanti e strategiche sui loro territori, avviene grazie ai 1200 gestori dislocati nelle principali filiali della banca, per quelle tra i 5 e i 75 milioni di fatturato vengono messi a disposizione 72 centri imprese presenti sull’intero territorio nazionale – cui si aggiungono 60 distaccamenti - , con gestori dedicati. Come si può notare, in entrambi i casi la figura chiave per accompagnare le imprese nel loro percorso di crescita è il gestore”, spiega Pasquali. Questo perché “la scelta strategica e la filosofia che sottende ad esse è quella di essere sempre vicini alle imprese, accompagnarle in ogni loro passo e cercare di rispondere nel più breve tempo possibile alle loro esigenze. Per fare tutto ciò è necessario avvalersi di figure qualificate, preparate, che possano sia ricevere il cliente direttamente nelle nostre filiali, ma anche essere pronte a recarsi presso le aziende stesse. Abbiamo circa 42 mila aziende tra i 5 e i 75 milioni di fatturato che si rivolgono a noi per la gestione del lavoro commerciale quotidiano ma anche per fronteggiare operazioni di finanza straordinaria ed è proprio lì che il potenziale dei nostri gestori fa la differenza”. Il top manager non nasconde l’importanza dell’utilizzo di strumenti tecnologicamente avanzati “perché sono utili ad alleggerire la mole di lavoro sia dei nostri team che quello delle aziende; ma la componente umana non potrà mai essere sostituita. Il nostro è un lavoro basato sul rapporto di fiducia che si instaura tra imprenditore e gestore: l’ascolto attivo è un elemento centrale del nostro lavoro, una capacità che ha solo l’uomo”.

Strutture ad hoc

“Proprio per far fronte a queste esigenze, in Banco Bpm abbiamo creato una serie di strutture specializzate in cui i gestori accompagnano le imprese che vogliono svolgere operazioni più complesse rispetto a quelle puramente di carattere commerciale. Penso, ad esempio, a tutte quelle operazioni come acquisizioni, family buy out o di management buy out. Di fronte a queste necessità abbiamo la capacità di assistere le imprese, passo dopo passo, con figure specialistiche e con le nostre strutture centrali, offrendo soluzioni a 360 gradi”. Un’assistenza che non si limita all’area geografica domestica, ma che guarda anche oltre confine. “Siamo una banca molto forte per quello che riguarda, ad esempio, il fornire credito in paesi con mercati più distanti e complessi rispetto al nostro, come quelli del Sud America o dell’Africa; in questi casi ci avvaliamo anche del supporto di Sace e di Simest”, spiega Pasquali. In termini generali “abbiamo replicato gli strumenti e i servizi che tutte le banche mettono a disposizione dei grandi clienti corporate; ecco, noi lo facciamo anche per le Pmi”. Altro supporto è dato “da Banca Akros, che fa parte della galassia Banco Bpm, soprattutto per operazioni di M&A e di scouting per potenziali target di acquisizioni. Ci avvaliamo anche dell’ausilio di Banca Aletti, banca private del nostro Gruppo, che interviene con una serie di specialità non legate strettamente alla gestione delle risorse dell’azienda, ma ci supporta anche nel definire una consulenza mirata, ad esempio in casi di passaggi generazionali all’interno di un’azienda”.

Pasquali è assolutamente certo che in Banco Bpm “abbiamo costruito una struttura molto solida, importante e in grado di dare un aiuto concreto alle Pmi, realtà che possono beneficiare delle competenze maturate nel corso degli anni da una banca che tradizionalmente le ha seguite per operazioni ordinarie e adesso possono avvalersi del know how anche per quelle di natura straordinaria. A tutto questo si aggiunge anche la nostra competenza in ambito assicurativo, presidiato da un team di specialisti”.

Un supporto all’internazionalizzazione e dove puntare

La varietà di servizi con cui Banco Bpm supporta le imprese emerge anche in casi di operazioni di M&A all’estero. “In questo caso ci avvaliamo anche del supporto di Oaklins Italy (100% Banca Akros) che ci dà la possibilità di collaborare con 50 “boutique” che operano nei principali 50 Paesi del mondo. Riceviamo richieste per cercare opportunità in Italia e, viceversa, andare ad esplorare occasioni nei Paesi in cui il network è presente. Sul territorio nazionale, invece, siamo del tutto autonomi, agevolando anche i rapporti con i fondi di investimento”. A livello geografico “l’Europa continua a essere il mercato più gettonato, almeno all’inizio. Negli Stati Uniti d’America ci si arriva generalmente quando l’azienda ha le spalle più robuste, complice anche la complessità di un mercato altamente competitivo. Il secondo step di crescita all’estero è la creazione di siti industriali in loco avvalendoci anche delle competenze di Sace e di Simest”. Un altro mercato che sta cominciando a risvegliare gli interessi delle aziende italiane è quello indiano. “L’India è sempre più considerata un Paese interessantissimo: tenendo conto che il suo Pil segna una crescita del 7% all’anno. Siamo convinti che molte aziende potranno cogliere ottime opportunità in questo Paese”.

Lo spauracchio dei Dazi

In una fase particolarmente concitata sul fronte della politica commerciale, con gli stop and go da parte dell’amministrazione Trump, i dazi potrebbero in qualche modo scoraggiare le imprese italiane ad andare all’estero, soprattutto in America. In realtà, secondo Pasquali, questo assioma non è del tutto veritiero. “Innanzitutto, aspetterei per vedere alla fine cosa succederà in concreto. Detto questo, nei diversi incontri che quotidianamente ho con imprenditori italiani, emerge che ciò che preoccupa maggiormente gli imprenditori sono le crisi finanziarie. Dazi al 20% per eccellenze del Made in Italy, come ad esempio il vino o il parmigiano, non incidono più di tanto. La preoccupazione è più legata alle turbolenze finanziarie che gli annunci generano, più che ai dazi in sé. Al momento non vedo una reale preoccupazione da parte degli investitori. C’è grande attesa e la speranza è che si raggiunga una maggiore stabilità”.

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