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Euro digitale, a che punto stiamo?
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Ascoltalo oradi Luca Davi
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Crédit Agricole continua a essere al centro dell’attenzione del mercato per le sue mosse in Italia, suo secondo mercato dopo la Francia. Dopo giorni di rumor non confermati, secondo cui la banca sarebbe ormai vicina al 29,9% di BancoBpm attraverso una posizione sintetica in derivati, oggi Radiocor ha riportato che la banque verte avrebbe informato preventivamente il governo, attraverso il Mef, della volontà di salire a ridosso del 30%, senza però l’intenzione di oltrepassare la soglia che obbligherebbe al lancio di un’Opa. Da Parigi, per ora, nessun commento.
Se il rafforzamento fosse confermato nei fatti e non solo nelle intenzioni, il tema avrebbe rilievo anche sotto il profilo della comunicazione al mercato. Il superamento, anche tramite posizione sintetica, della soglia del 25%, secondo il Regolamento Emittenti della Consob, comporterebbe l’obbligo di comunicazione alla società target e alla Consob entro pochi giorni dall’operazione. Non solo. Scatterebbe anche la dichiarazione degli obiettivi dei sei mesi successivi, con l’eventuale indicazione di ulteriori acquisti e dei possibili obiettivi di controllo o influenza sulla gestione. Si vedrà dunque se al rumor - qualora confermato - seguirà una comunicazione formale.
Al netto di ciò, non è un mistero che la banca transalpina - che nei giorni scorsi ha peraltro acquistato una quota del 9,9% in Grupo Cajamar, primo soggetto cooperativo iberico - veda da tempo in Banco Bpm un investimento prezioso da proteggere. Ad aprile, rispondendo agli analisti, i vertici non avevano escluso in assoluto ulteriori incrementi oltre il 22,9%, pur evidenziando che l’autorizzazione della Bce aveva una finalità precisa: esercitare un’influenza significativa, ma senza assumere il controllo. Un’influenza oggi garantita anche dalla presenza di quattro consiglieri nel board del Banco, che lo scorso 7 giugno avrebbero votato insieme al resto del consiglio a favore della proposta di fusione alla pari con Mps. Con questa mossa, Piazza Meda ha provato a ostacolare l’Opas che Intesa Sanpaolo stava preparando in parallelo su Siena. Difficile però, per non dire impossibile, che ora i transalpini vogliano mettersi di traverso al tandem Intesa Sanpaolo-Unipol nella partita Mps. Anche perché servirebbe una proposta cash capace di superare quella messa sul tavolo da Ca’ de Sass, pari a 3 miliardi.
Più realistico, piuttosto, che l’Agricole voglia tenere aperte tutte le opzioni nel nuovo risiko bancario italiano. Del resto la stessa Cfo della banca francese, Clotilde L’Angevin, ad aprile aveva definito il gruppo un «player al tavolo», pronto a giocare in «diversi scenari».
Ma quali? Il punto di partenza, ribadito all’Investor Day di novembre, è che il gruppo è soddisfatto della quota in Bpm e punta a restare azionista di lungo periodo. Da qui nascono le possibili opzioni. La prima potrebbe essere un’eventuale combinazione tra Piazza Meda e Crédit Agricole Italia, scenario che i francesi guarderebbero con favore. Il ceo Olivier Gavalda non aveva nascosto che, se la banca guidata da Giuseppe Castagna proponesse una combinazione, il deal verrebbe valutato molto positivamente, anche se la vendita cash della controllata italiana è fuori dalle discussioni.