Credito

Banca nazionale svizzera, l’istituto dei Cantoni fa il pieno di utili

Profitto semestrale di 25,2 miliardi di franchi (27 miliardi di euro al cambio attuale

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Lugano

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Utile consistente per la Banca nazionale svizzera (Bns) nel primo semestre di quest’anno. L’istituto centrale elvetico, che è controllato dai Cantoni ma è anche quotato a Zurigo, ha registrato nel periodo un profitto di 25,2 miliardi di franchi (27 miliardi di euro al cambio attuale). A trainare il risultato sono state le posizioni in valuta estera, che hanno avuto un saldo positivo pari a 31,7 miliardi di franchi. Le riserve in oro hanno invece avuto una minusvalenza di 6,4 miliardi di franchi, invertendo così la tendenza precedente, che aveva portato il metallo giallo a contribuire parecchio all’utile complessivo annuale dell’istituto nel 2025.

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A sostenere le posizioni in valuta estera nei primi sei mesi 2026 sono stati da una parte la tenuta dei mercati finanziari e dall’altra il non rafforzamento del franco nel periodo. Nonostante le tensioni geopolitiche e i conflitti bellici, i listini azionari sono nel complesso andati avanti, pur con oscillazioni, e ciò ha supportato gli investimenti della Bns, in cui azioni e obbligazioni contano. Il franco dal canto suo resta forte, un porto sicuro per una parte degli investitori, ma nel semestre non si è ulteriormente rafforzato (ha guadagnato poco sull’euro e ha lasciato un po’ di terreno al dollaro Usa) e nel totale non ha quindi limato il valore degli investimenti in altre valute. L’oro dopo una lunga cavalcata è sceso e i numeri della Bns fotografano il movimento: un chilo di metallo giallo era a 110.919 franchi a fine dicembre 2025 e a 104.812 franchi a fine giugno di quest’anno.

La Banca nazionale svizzera ha riserve valutarie ingenti, anche perché da anni effettua acquisti in valute estere allo scopo di frenare il franco. La moneta forte ha il vantaggio di rendere meno caro l’import e di contribuire al mantenimento di una inflazione molto bassa, ma crea alcuni ostacoli in più all’export svizzero. La Bns è dunque sempre alla ricerca di un equilibrio in cui il franco sia forte, ma non troppo. L’altro strumento principale utilizzato per frenare la moneta elvetica è quello dei tassi di interesse. Il tasso svizzero di riferimento ora è 0% e l’istituto centrale sta cercando di non tornare ai tassi negativi, che ci sono già stati in anni passati, con relativi problemi per il settore bancario-finanziario e per i risparmiatori. Il vertice della Bns sembra guardare ora più agli acquisti di valute estere, se necessario, che ai tassi.

Il primo trimestre di quest’anno si era chiuso con una perdita contenuta per la Bns, con turbolenze sulle posizioni in valute estere e con l’oro in parziale tenuta. Ma nel secondo trimestre la situazione è cambiata, con l’oro in discesa e con gli investimenti in valute estere ampiamente in positivo. Il mandato della Bns è il mantenimento della stabilità dei prezzi e della valuta nazionale, l’istituto non ha l’obbligo di puntare all’utile. Nella gran parte degli anni però l’utile c’è stato e in Svizzera c’è grande attenzione su questo versante, anche perché l’istituto effettua versamenti a Confederazione e Cantoni, oltre che agli azionisti privati (seppur con un tetto al dividendo), una volta dedotti gli accantonamenti per le riserve monetarie. L’utile annuale del 2025 è stato di 26,1 miliardi di franchi e a Confederazione e Cantoni sono andati 4 miliardi di franchi.

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