Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
6' di lettura
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Proseguire nell’integrazione della neoacquisita GE Capital Interbanca. Inoltre: crescere nella gestione dei portafogli di sofferenze. Poi: sviluppare la trasformazione digitale dell’istituto. Ancora: spingere il corporate banking per le Pmi. Sono tra le priorità del gruppo Banca Ifis a sostegno del business.
L’attività, nel 2016, ha visto i numeri di conto economico muoversi a due velocità. Il margine d’intermediazione (cioè i ricavi della banca) si è assestato a quota 326 milioni, in diminuzione del 19,4% rispetto all’esercizio precedente. I profitti netti, invece, sono saliti a 687,9 milioni a fronte dei 162 milioni del 2015 (+324,7%). La duplice dinamica, giocoforza, induce un certo disorientamento al risparmiatore. Non solo per diversa direzione delle due voci contabili. Bensì, soprattutto, per l’ampia differenza nei due movimenti. Al che risulta utile analizzare, e spiegare, i singoli andamenti.
Ebbene: sul fronte del margine d’intermediazione l’investitore può avanzare un dubbio. Cioè: l’ipotesi di un qualche problema nel generare ricavi. La realtà, a ben vedere, è più articolata. Il confronto dei dati in valore assoluto, sottolinea Banca Ifis, è poco significativo. Nel 2015, viene ricordato, c’è il riassetto del portafoglio titoli di Stato con una plusvalenza di 124,5 milioni. Inoltre nel 2016, sottolinea sempre l’istituto, l’acquisizione d’Interbanca (attesa al break even a livello di utile netto a partire dal 2017) ha comportato un costo addizionale di 10,7 milioni per il funding. Insomma: due voci una tantum che, indica Banca Ifis, rendono necessario il confronto tra dati normalizzati (al netto dei valori non ricorrenti). Questi, sottolinea la società, implicano il rialzo del 16,5% del Margine d’Intermediazione. Quindi,conclude Banca Ifis, non c’è alcuna particolare preoccupazione rispetto ai proventi operativi.
Il ragionamento, in linea di massima, può replicarsi con i profitti netti. Questi, indica sempre l’istituto di credito veneziano, sono l’effetto una tantum dell’acquisizione d’Interbanca. Nell’operazione, seguendo quanto indicato dai criteri contabili, l’acquirente deve, spiega la società, iscrivere a conto economico il provento del cosiddetto Gain on bargain purchaise. Vale a dire: la differenza positiva tra il giusto valore delle attività e passività acquisite con Interbanca (742,8 milioni) e il prezzo pagato per lo shopping (provvisoriamente 119,2 milioni). Si tratta dei 623,6 milioni che, riguardo al 2016, contribuiscono a far salire i profitti netti. Senza di essi (e dei costi connessi allo shopping) l’utile netto normalizzato, indica sempre Banca Ifis, si assesta a 89,9 milioni (+14,2%). Un andamento, sottolinea l’istituto, il quale mostra come il gruppo sia stato capace di migliorare la redditività anche al netto dell’M&A.
Fin qui alcune considerazioni rispetto ai dati di conto economico: quali, però, le priorità riguardo allo sviluppo aziendale? Le strategie di fondo sono elaborate nel piano d’impresa 2017-2019. Un business plan dove, al fine di comprendere le future mosse del gruppo, può guardarsi una grafico preciso: la stima, al 2019, del contributo ai ricavi delle diverse attività. Ebbene: fermo restando che l’obiettivo è crescere in valore assoluto in tutte le diverse aree, il peso della gestione delle sofferenze passa dal 38,9% nel 2016 al 44%. Il segnale di come il business in oggetto incrementi l’importanza. Il gruppo attualmente ha un portafoglio di circa 10 miliardi di valore nominale di Npl. Il target, nel triennio, è acquisire 10-15 miliardi di sofferenze. Da inizio anno ad oggi sono stati «comprati» circa 2 miliardi di gross book value di Npl. Il focus? Resta sui piccoli debitori. Seppure si guarda a portafogli affini. Così, da una parte, c’è l’interesse sui crediti dubbi garantiti da piccoli asset immobiliari; e, dall’altra, si punta si crediti della micro-impresa. Ciò detto: l’attuale tasso di recupero è intorno al 15%; l’obiettivo, a fine piano, è superare la quota del 20%.