Banca Generali, la sfida è crescere con maggiori ricavi da consulenza
di Vittorio Carlini
5' di lettura
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Aumentare i ricavi da consulenza. È una delle sfide di Banca Generali a sostegno della crescita. Certo. Come indicato nel piano d’impresa 2019-2021, ci sono anche altri focus. Resta l’impegno tradizionale sul risparmio gestito. Poi, c’è la volontà di estrarre maggiore ricchezza dagli “Asset in custodia”. Senza dimenticare, unitamente alla digitalizzazione del business, la volontà (seppure con prudenza) di crescere nell’erogazione del credito garantito. Ciò detto l’istituto, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, ha certamente un focus sull’ “advisory” avanzata. Una carta da giocare per spingere la crescita della società.
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L’impegno, a ben vedere, riguarda tre aree d’azione. La prima è la consulenza “tradizionale” sugli asset finanziari. Uno sforzo che, oltre a fare leva sulla rete di “financial advisors”, sfrutta l’innovazione tecnologica. In tal senso può ricordarsi l’integrazione del Robo-for-advisory nella piattaforma digitale “BGPersonalAdvisory” a supporto dei consulenti stessi. La seconda è il wealth management. Cioè: i servizi, non solo finanziari, per amministrare i patrimoni che necessitano di un approccio a 360° (basti pensare alle problematiche successorie). Infine: la terza zona d’azione è costituita dalla consulenza sugli investimenti in attivi illiquidi o alternativi. Si tratta di un’operatività destinata a clienti istituzionali o professionali. Un esempio? I prodotti strutturati sulle cartolarizzazioni di crediti a sostegno del “trade finance” delle Pmi.
Insomma: lo sforzo su questo fronte è chiaro. Tanto che, nello stesso piano d’impresa, gli “Asset under Advisory” (AuA) nel 2021 dovrebbero raggiungere il 7-8% del totale (previsto tra 76-80 miliardi). Vale a dire: 5,5-6 miliardi di attivi. Un obiettivo eccessivo? A guardare l’attuale dinamica pare di no. Alla fine del primo trimestre del 2019 gli AuA si sono assestati intorno a 3 miliardi. Un dato che, rappresentando circa il 5% degli odierni asset totali, da una parte permette a Banca Generali di affermare di essere avanti rispetto alle proiezioni del piano d’impresa; e, dall’altro, rappresenta “plasticamente” la rilevanza della consulenza nell’azienda.
Le commissioni
Ma non è solo l’ “advisory”. I ricavi vengono spinti anche da altre tipologie di commissioni. Queste, nel primo trimestre del 2019, sono complessivamente aumentate. Di là da ciò, pure ribadendo il contesto positivo (cui ha contribuito il lavoro sulla riduzione dei costi commissionali), deve rilevarsi il calo (anno su anno) delle “fee” lorde di gestione. Vale dire: le “commissioni” ricorrenti, che costituiscono un indicatore importante in quanto meno volatili, hanno frenato. Un andamento che fa storcere il naso al risparmiatore.









