Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
5' di lettura
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Aumentare gli asset gestiti dalla “consulenza evoluta”, sfruttando anche posizionamento della rete nel “private banking”. Poi: proseguire nell’ulteriore digitalizzazione del business. Ancora: sviluppare e lanciare nuovi prodotti finanziari. Il tutto anche, e soprattutto, al fine di diversificare i ricavi. Sono alcune delle priorità strategiche di Banca Generali.
L’istituto, va ricordato, di recente ha pubblicato i dati consolidati del 2017. Un esercizio che, a ben vedere, è stato caratterizzato da voci di conto economico in rialzo. Il margine d’intermediazione si è assestato a 450,9 milioni (+18,9% rispetto ad un anno prima). Il risultato operativo è aumentato a 262,2 milioni mentre l’utile netto è salito a 204,1 milioni (+30,9%). Sul fronte della raccolta, sempre nello scorso esercizio, quella netta si è assestata a 6,87 miliardi (+21%). Nei primi due mesi del 2018 la voce contabile ha raggiunto il miliardo (era stata 1,128 miliardi un anno prima). Si tratta di una dinamica, indica la società, assolutamente soddisfacente anche a fronte della volatità dei mercati.
Di là, però, dall’andamento del bilancio l’interesse è comprendere le strategie di Banca Generali. Orbene uno dei focus è, per l’appunto, sulla rete. Il network è stato “diviso” in tre aree: i “wealth manager” con un patrimonio di oltre 50 milioni; i “private bankers” (tra 15 e 50 milioni); infine i “financial advisors” (portafoglio inferiore ai 15 milioni). La tripartizione, cui corrispondono servizi e assistenza ad hoc per ogni ogni livello, ha diverse finalità: dal volere maggiormente fare leva sul brand della banca alla creazione di una “sana” competizione tra i componenti della rete stessa fino all’incremento della loro produttività ed efficienza.
Proprio su quest’ultimo fronte la spinta su servizi adeguati per ogni fascia, da una parte, aiuta indirettamente anche ad “attrarre” nuovi utenti; e, dall’altra, consente per l’appunto di estrarre maggiore valore dalla rete. Un network che, va ricordato, deve dare un forte aiuto sui flussi di raccolta netta. L’istituto, infatti, ha l’obiettivo di raggiungere un contributo paritetico nel “net inflows” tra la rete già esistente e i nuovi reclutamenti (previsti, nel 2018, in un numero tra 120 e 140 unità). A fronte di ciò essenziale, per Banca Generali, è anche la formazione. Così, tra le altre cose, l’istituto ha lanciato una piattaforma digitale (BGLab) che consente di realizzare un training continuo per i consulenti, ad esempio, sui nuovi prodotti.
Ma non è soltanto il riordino e la maggiore “efficienza” della rete. C’è anche l’obiettivo di aumentare il focus sul “wealth management” della stessa. In parole povere: incrementare i ricavi generati dalla cosiddetta “consulenza evoluta”. Cioè: un contratto di advisory che, da un lato, vada oltre alle attività finanziarie. E, dall’altro, sia modulato sulle esigenze del cliente. Le quali possono essere diverse: dagli aspetti fiscali a quelli successori fino alle indicazioni su patrimoni presso terzi. A fine del 2017 gli asset gestiti in questa modalità erano 1,3 miliardi. Il target, al 31/12/2018, è aggiungere alla cifra in oggetto oltre un miliardo di masse.