Il reportage

Bagheria rinasce con cultura e turismo

Il comune a est di Palermo, fulcro di un sistema più vasto, prova a disegnare un futuro diverso rispetto a un passato segnato da mafia e speculazione. Puntando sul grande patrimonio culturale e enogastronomico e alleandosi con le imprese sane

di Nino Amadore

Una veduta dall’alto di Villa Cattolica a Bagheria

4' di lettura

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L’ultimo blitz dei carabinieri, qualche giorno fa, è andato a recuperare e portato in carcere vecchi e nuovi arnesi della mafia palermitana e bagherese. Sul piano penale si vedrà quali siano le responsabilità, ma i soggetti arrestati sono ormai percepiti come l’ombra di un passato da rimuovere, da allontanare, da superare. Bagheria, fulcro di un insieme di comuni a est di Palermo (Santa Flavia, Casteldaccia ma non solo) oggi prova a scommettere sulla bellezza per costruire un futuro diverso puntando sul grande patrimonio culturale e enogastronomico e alleandosi con le imprese sane. È un cantiere aperto cui lavora, insieme ad altri ovviamente, il sindaco Filippo Maria Tripoli, classe 1980, eletto primo cittadino nel 2019 e confermato l’anno scorso: «Questo territorio - dice - è stato violentato, abbrutito. Bisogna riportare la bellezza al centro di tutto».

E siccome, in un comune che è stato sciolto per mafia diverse volte, anche i segnali sono importanti il sindaco tiene a sottolineare il solco che divide la Bagheria di oggi da quella che è stata. L’ultimo atto è l’aggiornamento al patto di Integrità con misure che puntano a prevenire infiltrazioni mafiose nelle forniture: «La mafia si evolve e cambia strategia, infiltrandosi nel tessuto economico con metodi sempre più subdoli - dice Tripoli -. Non possiamo permettere che le organizzazioni criminali condizionino le imprese e mettano le mani sui nostri appalti. Con il controllo di filiera, vogliamo fare luce su ogni aspetto della filiera degli appalti, prevenendo e contrastando ogni tentativo di infiltrazione mafiosa». Su un punto il sindaco insiste molto: «Noi abbiamo il dovere di creare le condizioni di sviluppo e lavoro, valorizzando le imprese sane, creando un contesto favorevole. Questo è il ruolo del sindaco e dell’amministrazione: non diamo lavoro, non siamo un ufficio di collocamento, ma creiamo le condizioni affinché vi siano lavoro e opportunità».

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La parola chiave è valorizzare. Intanto le ville, punto chiave che si può rinvenire anche nel claim voluto dall’amministrazione comunale: “Bagheria città delle ville e del gusto”. E tra le ville quella particolarmente rilevante è Villa Cattolica, sede del Museo Guttuso, con le opere del maestro donate alla sua città natale. E lo sforzo, così come negli altri casi, è quello di fare di Bagheria una destinazione, una scelta, far arrivare fin qui i turisti che sbarcano a Palermo o addirittura farli dormire qui proponendo Palermo come tappa successiva. È la costruzione di una nuova identità la sfida importante da vincere perché Bagheria, la terra di Renato Guttuso, del poeta Ignazio Buttitta, del grande fotografo Ferdinando Scianna, del regista Giuseppe Tornatore (chi non ricorda Baarìa), non vuole più essere il quartiere dormitorio di Palermo e non vuole essere certamente il feudo di Cosa nostra. Di questa ricchezza culturale identitaria, da genius loci, ha dato una adeguata rappresentazione il documentario realizzato su input della Duca di Salaparuta, la grande azienda vitivinicola che l’anno scorso ha festeggiato i 200 anni. «Questo territorio ha una ricchezza straordinaria - dice Roberto Magnisi, direttore delle cantine - noi abbiamo voluto rappresentare i contrasti di questa terra, di questi luoghi. Pensiamo che i contrasti siano la ricchezza vera di questi luoghi. Ci candidiamo a essere, insieme alle istituzioni e alle altre imprese, protagonisti della rinascita, della valorizzazione di un tessuto culturale in passato forse troppo trascurato». Da qui il progetto del Circuito del Terroir enoculturale promosso dall’azienda e che coinvolge tutti i luoghi in cui la cantina affonda le radici: Bagheria e Casteldaccia in particolare. Un circuito che è cosa viva e non occasionale, connesso con ciò che già c’è e pronto a collaborare, assicura Magnisi, con ciò che può essere costruito. Che poi in questa costruzione sta anche l’idea di connettere, anche sul piano pratico, i luoghi: il Museo Guttuso di Bagheria con la Vucciria, che si trova esposta a Palazzo Steri a Palermo con un biglietto unico che consenta di visitare i due luoghi. È un passo avanti per attrarre da queste parti nuovi visitatori o che addirittura ribalti il flusso facendo di Bagheria e paesi limitrofi la prima destinazione di un viaggio che coinvolga anche Palermo da un lato e, perché no, Cefalù dall’altro. E poi ci sono gli eventi che puntano a sottolineare il valore della tradizione locale enogastronomica: quello della trattoria Buttitta, gestita da 45 anni dalla signora Anna e dal figlio Nino, e quella dei Pupi, il ristorante stellato creato da Tony Lo Coco. «Il territorio è la nostra forza - dice Lo Coco -. Se ognuno fa il suo cresce l’insieme». Lo Coco, che ha creato il ristorante 15 anni fa, il suo prova a farlo, in questo pezzo di centro storico, e ha investito per far crescere ancora il ristorante che si trova affiancato a Villa Palagonia, una delle ville più affascinanti della città, grande esempio di architettura barocca: ha recuperato tre corpi bassi della Villa e li ha trasformati in altrettanti luoghi di ristorazione raffinata in linea con la tradizione della casa. Il 20 marzo si parte.

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