Occupazione in fumo

Bacco e tabacco in ritirata, Bat taglia 9mila posti

Dagli alcolici alle sigarette il cambio di consumi impatta sui conti: British American Tobacco avvia i tagli legati al calo di domanda di sigarette

di Lisa Tomaselli

FILE PHOTO: A woman poses with a cigarette in front of BAT (British American Tobacco) logo in this illustration taken July 26, 2022. REUTERS/Dado Ruvic/Illustration/File Photo REUTERS

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British American Tobacco, BAT, spegne una parte consistente della propria struttura operativa. Il colosso del tabacco ha annunciato un piano che coinvolgerà 9mila posizioni a livello globale: 5.500 posti di lavoro saranno tagliati, mentre altri 3.500 ruoli verranno esternalizzati a partner terzi. Si tratta di circa un quinto dell’attuale forza lavoro del gruppo, pari a 47mila dipendenti.

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British American Tobacco ha stretto una partnership con Accenture per trasferire alcune funzioni e vari ruoli nel Regno Unito, in Polonia, Romania, Singapore, Costa Rica e Malesia sono già stati esternalizzati. La ristrutturazione non riguarda invece gli Stati Uniti, che rappresentano il mercato più importante per la società.

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La svolta salutista

La strategia di riorganizzazione del personale punta a generare risparmi annui incrementali per 600 milionidi sterline entro il 2028, di cui circa 500 milioni già entro il 2027.

La decisione, preannunciata a febbraio, si inserisce in uno scenario teso per l’azienda. Le vendite nel mercato americano sono state frenate dall’inasprimento dei requisiti regolatori, che ha ritardato il lancio di nuovi prodotti e favorito alcuni concorrenti cinesi. Il mercato Usa risente inoltre di un cambiamento nelle abitudini dei consumatori, sempre più orientati verso marchi meno costosi per contrastare l’aumento del costo della vita. A pesare sono anche l’aumento delle accise, normative più severe e il commercio illecito in Paesi come Australia e Bangladesh.

Oltre a queste difficoltà, la vera sfida resta il progressivo arretramento del fumo tradizionale. Il tabacco combustibile è in declino strutturale e BAT prevede per quest’anno una flessione globale dei volumi del settore pari al 2,5%. Il gruppo punta quindi a reinvestire i risparmi in prodotti alternativi alla sigaretta, come le sigarette elettroniche Vuse e le nicotine pouch Velo, con l’obiettivo di generare oltre metà dei ricavi da prodotti “smoke-free”.

La stessa pressione riguarda anche i principali concorrenti. Imperial Brands ha dichiarato di aver avviato un piano per ottenere 320 milioni di sterline di risparmi annui entro il 2030, mentre Philip Morris International è impegnata in un programma da 2 miliardi di dollari entro il 2026.

Dal tabacco agli alcolici

Il trend salutista non si ferma al fumo, ma coinvolge anche il settore degli alcolici e dei superalcolici. I principali gruppi hanno perso terreno rispetto ai massimi degli ultimi anni, risentendo del rallentamento dei consumi. Campari, in calo di circa l’1.99% da inizio anno, tratta intorno a 5,4 euro, al di sotto dei massimi del 2021 a 13,5 euro. Pernod Ricard è scesa dai 217 euro del 2023 agli attuali 65 euro, restando sotto pressione in borsa, così come Diageo. Anche Carlsberg, pur positiva nei primi sei mesi del 2026, resta lontana dai massimi del 2021, pari a 1183 corone, contro le circa 862 attuali. Insomma, la corsa verso abitudini più sane ha importanti riflessi sul settore degli alcolici come su quello del tabacco.

Tornando a Bat, secondo Pallav Mittal, analista di Barclays, la portata della riduzione della forza lavoro potrebbe sorprendere il mercato.

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