Finanza innovativa

Azioni tokenizzate, scambi veloci e minori costi

La rappresentazione digitale di un titolo ha numerosi vantaggi. Ma servono regolamentazione e interoperabilità

di Pierangelo Soldavini

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È inevitabile: massimo dieci anni e l’intero mercato finanziario sarà tokenizzato”. Parola di Vlad Tenev, Ceo di Robinhood. D’altra parte, se la World Liberty Financial sta occupandosi di mettere su blockchain il patrimonio immobiliare della famiglia Trump, Robinhood ha rotto il ghiaccio quest’estate con il lancio delle azioni tokenizzate, aprendo la strada a quella che si candida a essere la nuova era dei titoli azionari, quella della rappresentazione digitale pronta a essere supportata dalla blockchain in logica di finanza (e mercati) decentralizzata. In realtà, quelle lanciate dal neobroker statunitense non sono tecnicamente azioni tokenizzate, ma rappresentazioni sintetiche di oltre duecento azioni americane disponibili per investitori europei, tra cui anche titoli privati come OpenAI e SpaceX, a partire da cinque euro. Più recentemente anche Kraken ha reso disponibile per gli europei l’investimento in un sessantina di titoli americani, sempre con la stessa formula limitata.

Asset tokenizzati, capitalizzazione a 2mila miliardi

McKinsey stima che gli asset tokenizzati possano arrivare per il 2030 a una capitalizzazione pari a 2mila miliardi di dollari, solo per quanto riguarda bond, quote di fondi ed Etn, valore che potrebbe arrivare al doppio in uno scenario più ottimista. A oggi il contributo delle azioni tokenizzate è minimo, arrivando a poco più di 420 milioni di dollari, stando ai dati degli specialisti di rwa.xyz. Difficile pensare, quindi, che l’intero mercato azionario globale venga rivoluzionato di colpo, ma l’evoluzione potrà recepire i benefici dell’innovazione.

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Per dirla semplicemente le azioni tokenizzate sono una rappresentazione digitale e crittografata di un titolo per renderlo scambiabile su blockchain: l’azione sottostante rimane custodita presso il depositario, il token è solo una sua rappresentazione, che può essere pari all’intera azione oppure a una frazione della stessa. Questi strumenti digitali possono essere acquistati o venduti tramite blockchain, sfruttandone le potenzialità in termini di efficienza e velocità, ma non abilitano alla titolarità come soci della società dei diritti relativi come il voto.

Nei casi di Robinhood e Kraken, si tratta di rappresentazioni sintetiche dei titoli che si limitano a seguirne il prezzo senza neanche la garanzia del possesso. Nel caso di vera tokenizzazione il meccanismo risulta simile alle stablecoin, garantite dalle riserve in valuta: se l’emittente/depositario dei titoli fallisce, i detentori dei token si troveranno in difficoltà perché viene meno il titolo reale sottostante. Allo stesso tempo la regolamentazione sui titoli finanziari rimane in vigore, ma i token rimangono in una zona grigia difficile da definire.

Azione scambiabile su blockchain

Allora perché ricorrere alle azioni tokenizzate? Il fatto che siano un involucro che contiene la rappresentazione di un’azione scambiabile su blockchain abilita mercati che non si fermano mai, con scambi ventiquattr’ore al giorno, sette giorni su sette, 365 giorni l’anno, senza pausa. Ovunque ci si trovi, il mercato è aperto quando lo vuole l’utente, reagendo alle notizie, sia positive che negative, in tempo reale.

L’eliminazione degli intermediari, o almeno di buona parte dei soggetti coinvolti nelle transazioni azionarie, garantisce potenzialmente una riduzione dei tempi con una liquidazione istantanea e un abbattimento dei costi di intermediazione. L’opzione della programmabilità permette anche di utilizzare i titoli in maniera automatica come collaterali a garanzia di prestiti o in operazioni più complesse attraverso smart contract sofisticati. In prospettiva si può immaginare l’offerta di azioni nativamente tokenizzate, fin dalla fase di Ipo, con procedure più agili e snelle.

Quali cautele?

Come sempre quando ci si avventura in campi innovativi, è necessario muoversi con estrema cautela: truffe e frodi più o meno esplicite sono dietro l’angolo. Per questo è necessaria un’adeguata regolamentazione che tuteli gli investitori e in questo senso la Micar europea offre un quadro di riferimento. Il meccanismo della tokenizzazione disintermedia rispetto alle procedure dei mercati tradizionali, ma introduce un soggetto nuovo, quello del custode dei token, con conseguenti rischi di controparte. Si pone poi un problema di interoperabilità tra le diverse piattaforme di scambio di strumenti tokenizzati, per permettere la flessibilità e la libertà di azione per i risparmiatori.

In fin dei conti si tratta di strumenti ibridi, che coniugano la velocità e l’automatismo della tecnologia Dlt con le strettoie dei mercati tradizionali. Ma la strada è stata aperta.

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