Osservatorio Crif

Aziende del mobile, sale il rischio di default. Ma il settore è solido

Tasso al 3,2% a fine 2025, in linea con il dato medio nazionale. La crisi in Medio Oriente peggiora il quadro, ma il settore ha grandi capacità di resilienza

di Giovanna Mancini

 (Adobe Stock)

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Le imprese italiane dell’arredamento hanno confermato anche nel 2025 la solidità dei propri fondamentali economico-finanziari. La rischiosità creditizia è leggermente cresciuta, è vero (+0,3% nei primi nove mesi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), ma il tasso di default si mantiene in area di sicurezza (3,2%), ovvero sotto la soglia del 4% degli anni pre-pandemia e del tutto in linea con il dato medio nazionale (3,4%, in aumento anch’esso dello 0,3%).

Anche per quanto riguarda gli importi erogati, il settore segue l’andamento osservato a livello generale, con un incremento del 13,8% (contro il 13,7% complessivo) rilevato dall’Osservatorio Crif nei primi nove mesi del 2025 per quanto riguarda le società di capitale, che rappresentano il 40% delle circa 18mila imprese monitorate dalla società bolognese.

Loading...

L’impatto della crisi in Medio Oriente

«Certo, questi dati non tengono conto di quanto avvenuto dal 28 febbraio in poi, con la guerra in Iran e le possibili conseguenze sull’economia mondiale, a oggi difficilmente prevedibili - spiega Luca D’Amico, ceo di Crif Ratings -. A oggi non facciamo stime, ma è inevitabile attendersi un aumento della rischiosità in tutti i settori produttivi».

Anche perché l’industria dell’arredamento si distingue per la sua forte propensione all’export, che è stata per quasi 20 anni la principale leva per la crescita delle aziende. Basti pensare che, secondo lo Score di internazionalizzazione elaborato da Crif, il 34% delle imprese dell’arredamento si colloca su un livello elevato di vocazione all’estero, contro il 4% appena rilevato per il totale delle società italiane. Un’arma a doppio taglio in una fase economica e geopolitica caratterizzata da tante incertezze: il rallentamento del gigante cinese, la chiusura del mercato russo, i dazi statunitensi e, ora, la crisi in Medio Oriente, che mette a rischio un mercato dall’elevato valore potenziale, che negli ultimi anni aveva contribuito in modo decisivo a compensare la frenata in altre geografie.

Il contesto internazionale

«Nel 2025, l’evoluzione della rischiosità del settore è stata principalmente influenzata da un contesto di mercato internazionale difficile, su cui ha pesato uno scenario geopolitico in peggioramento e incerto, e da un livello di competizione sul mercato domestico in crescita - spiegano da Crif -. Su quest’ultimo pesa la pressione esercitata dai produttori cinesi, che è particolarmente impattante sul segmento mass market e, quindi, sulle politiche di prezzo applicate. Segnali positivi arrivano dall’export degli operatori italiani di settore, che da sempre vedono nei mercati internazionali uno dei principali canali di sbocco, che si è mostrato stabile seppur con performance molto diverse a livello di singoli mercati nazionali finali».

Senza contare le crescenti difficoltà nelle catene di approvvigionamento delle materie prime, «con conseguenze sulla rischiosità degli operatori di settore», osserva Luca D’Amico. Basti pensare che le imprese italiane dell’arredamento importano dall’estero (principalmente da germania, Austria e Slovenia) circa l’80% del legno che trasformano e l’aumento dei prezzi del carburante avrà sicuramente un impatto significativo sui costi produttivi. «Precedenti esperienze di crisi, come quella del 2022, ci hanno tuttavia dimostrato la grande capacità di risposta e adattamento delle imprese italiane di questo settore, come di molti altri - aggiunge D’Amico -. Anche questo deve essere considerato nell’analisi degli elementi di rischio del comparto».

L’analisi dei bilanci

Anche avere buone basi da cui partire, aiuta. L’analisi dei bilanci 2024 conferma un profilo di rischio in linea con il dato nazionale, si legge nell’Osservatorio: in particolare, in termini di leva finanziaria, il comparto si pone su livelli leggermente migliori rispetto alla media delle imprese italiane (con un moltiplicatore pari a 2,4 rispetto al 2,9 medio) e in miglioramento più deciso rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda il profilo della liquidità, il settore registra livelli definiti da Crif «soddisfacenti» (circa il 110% contro il 130% complessivo), sebbene in peggioramento rispetto al 2023. La copertura degli oneri finanziari è invece su livelli peggiori rispetto alla media nazionale, sebbene accettabili, con un moltiplicatore pari a 9 contro il 12 italiano).

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti