Strategie d’impresa

Aziende familiari e start up, un matrimonio per l’innovazione

In Usa 3 corporate venture capital su 10 da imprese di famiglia, in Germania cinque volte più che da noi. Un’opportunità per le nuove tecnologie

di Anna Migliorati

Start Up Business of Creative People Concept - Modern graphic interface showing symbol of entrepreneurship, fund, and project plan to start a new small business by smart group of entrepreneur.

5' di lettura

I punti chiave

  • Vicinanza geografica e di settore la ricetta Usa
  • In Italia cresce il corporate venture capital, ma meno che in Europa
  • Il caso danese, crescono i brevetti

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(IlSole24Ore-Radiocor) - La tradizione e il radicamento sul territorio delle imprese familiari e la vocazione all’innovazione delle start up. Un matrimonio non sempre facile ma che, con il cambio generazionale che accelera, potrebbe essere la chiave perché le pmi italiane aggancino il treno del cambiamento ormai non più rinviabile. E, allo stesso tempo, un’opportunità per le nuove iniziative di durare nel tempo. Uno studio dell’Università Bocconi rilancia il tema e mette sul tavolo nuovi dati.

La lezione americana

Sotto i riflettori il mercato statunitense, dove quasi il 30% delle operazioni di corporate venture capital dal 2000 al 2017 ha avuto origine da imprese familiari. Tanto che le cvc familiari hanno pesato in Usa per un totale di 12 miliardi di euro, contro le operazioni di cvc non familiari che ammontano a 20,9 miliardi di euro. Dati che ben sottolineano quanto oltreoceano il tabù sia ormai alle spalle, sottolinea Mario Daniele Amore, docente del dipartimento di Management & Technology, tra gli autori dello studio, «che dimostra che è possibile evitare la riluttanza naturale nelle imprese con una lunga tradizione».

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Due i capitoli vincenti della lezione americana: la prossimità territoriale e la contiguità del settore di investimento. Insomma, vicinanza. Quell’elemento che consente alle imprese guidate da una famiglia imprenditoriale di avere più controllo e, allo stesso tempo, integrare nel processo l’innovazione. «Investire in nuove imprese è intrinsecamente rischioso, soprattutto nelle fasi iniziali; di conseguenza, l'allocazione dei fondi di venture capital è soggetta a rischi di azzardo morale», spiega Amore. Un’attitudine poco conciliabile con le aziende di lunga tradizione familiare, secondo «l'opinione che gli investitori familiari cerchino di ridurre al minimo i rischi nelle loro attività di corporate venture capital. Nello scenario americano scopriamo che i portafogli dei cvc familiari, però, hanno maggiori probabilità di includere iniziative che operano nel settore principale dell'organizzazione madre e che sono geograficamente più vicine a quest'ultima».

Proprio questa la chiave: «la prossimità geografica alle società in portafoglio riduce l'azzardo morale, facilitando il monitoraggio e migliorando lo scambio di informazioni». Un vantaggio a doppio senso considerando che «le società finanziate da cv familiare hanno maggiori probabilità di realizzare un'exit di successo», spiega ancora Mario Daniele Amore.

In aggiunta a questo, le aziende guidate da amministratori delegati di famiglia, tendono a investire in imprese con fondatori che hanno un forte background accademico e imprenditoriale, come lauree della Ivy League o precedenti esperienze di startup. Di conseguenza, secondo il docente della Bocconi «le startup sostenute da aziende familiari hanno una maggiore probabilità di avere successo. Anche dopo aver tenuto conto di fattori come la sindacazione, l'esperienza di venture e la reputazione degli investitori, le aziende sostenute da cvc familiari hanno costantemente avuto risultati economici migliori delle loro controparti non sostenute da aziende a controllo familiare».

Lo scenario italiano

Una ricetta applicabile allo scenario italiano? Da noi gli investimenti delle grandi aziende internazionali in start up sono cresciuti negli ultimi anni del 689%, passando dai 19 milioni del 2023 ai 163 del 2024. A beneficiarne soprattutto il mondo dell’innovazione digitale e la nuova frontiera dell’ia: Software & Digital e Technology & IoT. La differenza, non solo col mercato americano, ma anche con altri paesi europei rimane, però, un abisso. In Germania, il 97% delle Corporate attive sull’indice DAX ha un proprio braccio di Corporate Venture Capital, contro il 16% registrato nel 2021 dalle aziende italiane operative sul FTSE Mib. Un rapporto di uno a cinque. E uno scenario non diverso è quello che appare guardando alle aziende familiari.

Di fronte all’imperativo ormai categorico anche per le imprese italiane di seguire la via dell’innovazione, ribadita con forza anche nel rapporto Draghi sull’economia europea, proprio la via delle nozze con le start up potrebbe essere, invece, la chiave. «A patto di acquisire la lezione americana», dice Amore.

Da noi, ancor più le imprese familiari costituiscono spesso reti consolidate all'interno dei loro settori. La capacità di lavorare con partner affidabili ridurrebbe il rischio. Non ultimo, attraverso il corporate venture capital le aziende di lunga tradizione «otterrebbero uno slancio innovativo, accedendo alle nuove frontiere tecnologiche in uno scenario in continua evoluzione».

Più brevetti con le nuove generazioni al vertice

D’altra parte, una conferma arriverebbe in Europa dall’esperienza questa volta danese. Dove emerge un altro elemento: l’innovazione arriva con le nuove generazioni. «Abbiamo dimostrato che con il passaggio generazionale, quando viene nominato un nuovo ceo familiare, aumenta il numero dei brevetti dell’azienda. Un aumento che abbiamo stimato attorno al 3,5%». Un numero di per sé non enorme, ma che «dipende anche dal percorso delle nuove generazioni. Quando i nuovi arrivati al vertice scelti nella famiglia sono in possesso di una laurea in economia determinano un aumento dell'8% nel numero di brevetti, e, ancor più, se il titolo di studio è in ingegneria l’aumento è del 13%».

Uno slancio verso l’innovazione ancor più marcato rispetto alle aziende che scelgono una guida esterna al momento del cambio generazionale. Questo perché la vera spinta all’innovazione, in imprese saldamente legate alla tradizione, funziona meglio quando viene dall’interno. «I ceo provenienti da membri della famiglia di un'azienda hanno maggiori probabilità di intraprendere progetti a lungo termine e potenzialmente rischiosi, grazie alla tutela del posto di lavoro e all'orientamento a lungo termine derivante dal desiderio di preservare il controllo familiare nel tempo. Spinte che valgono al contrario quando arriva da fuori», spiega il docente Bocconi. Tanto che gli amministratori delegati di famiglia delle nuove generazioni aumentano sia il numero che la qualità dei brevetti.

Ora il momento per cambiare rotta

Guardando ancora all’Italia, dove dopo il Covid si è aperta ufficialmente la partita del cambio generazionale e dove le nuove generazioni che si apprestano ad arrivare ai vertici delle pmi a guida familiare sono sempre più laureati, gli ingredienti per le nozze tra tradizione e innovazione sembrano esserci tutti. «Se ben indirizzata un’alleanza tra start up e imprese familiari funziona, anche dal punto di vista dei risultati. E se le imprese familiari innovano possono diventare motore per l’intero sistema economico«, dice ancora Mario Daniele Amore.

La ricetta vincente, secondo la lezione americana, è quella di «coinvolgere le nuove generazioni, quelle che dovranno affrontare le sfide future. Un matrimonio di successo che non può che venire da competenze all’interno della famiglia e visione a lungo periodo. Con l’inserimento delle nuove generazioni al comando di realtà che sono per natura legate al territorio e al loro ambito di esperienza. E che, in sostanza, possono rendere l’impresa in grado di cogliere le opportunità dei cambiamenti tecnologici, con la leva del corporate venture capital in Italia non sfruttato al pieno delle sue possibilità», conclude.

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