Aziende familiari e start up, un matrimonio per l’innovazione
In Usa 3 corporate venture capital su 10 da imprese di famiglia, in Germania cinque volte più che da noi. Un’opportunità per le nuove tecnologie
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I punti chiave
- Vicinanza geografica e di settore la ricetta Usa
- In Italia cresce il corporate venture capital, ma meno che in Europa
- Il caso danese, crescono i brevetti
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(IlSole24Ore-Radiocor) - La tradizione e il radicamento sul territorio delle imprese familiari e la vocazione all’innovazione delle start up. Un matrimonio non sempre facile ma che, con il cambio generazionale che accelera, potrebbe essere la chiave perché le pmi italiane aggancino il treno del cambiamento ormai non più rinviabile. E, allo stesso tempo, un’opportunità per le nuove iniziative di durare nel tempo. Uno studio dell’Università Bocconi rilancia il tema e mette sul tavolo nuovi dati.
La lezione americana
Sotto i riflettori il mercato statunitense, dove quasi il 30% delle operazioni di corporate venture capital dal 2000 al 2017 ha avuto origine da imprese familiari. Tanto che le cvc familiari hanno pesato in Usa per un totale di 12 miliardi di euro, contro le operazioni di cvc non familiari che ammontano a 20,9 miliardi di euro. Dati che ben sottolineano quanto oltreoceano il tabù sia ormai alle spalle, sottolinea Mario Daniele Amore, docente del dipartimento di Management & Technology, tra gli autori dello studio, «che dimostra che è possibile evitare la riluttanza naturale nelle imprese con una lunga tradizione».
Due i capitoli vincenti della lezione americana: la prossimità territoriale e la contiguità del settore di investimento. Insomma, vicinanza. Quell’elemento che consente alle imprese guidate da una famiglia imprenditoriale di avere più controllo e, allo stesso tempo, integrare nel processo l’innovazione. «Investire in nuove imprese è intrinsecamente rischioso, soprattutto nelle fasi iniziali; di conseguenza, l'allocazione dei fondi di venture capital è soggetta a rischi di azzardo morale», spiega Amore. Un’attitudine poco conciliabile con le aziende di lunga tradizione familiare, secondo «l'opinione che gli investitori familiari cerchino di ridurre al minimo i rischi nelle loro attività di corporate venture capital. Nello scenario americano scopriamo che i portafogli dei cvc familiari, però, hanno maggiori probabilità di includere iniziative che operano nel settore principale dell'organizzazione madre e che sono geograficamente più vicine a quest'ultima».
Proprio questa la chiave: «la prossimità geografica alle società in portafoglio riduce l'azzardo morale, facilitando il monitoraggio e migliorando lo scambio di informazioni». Un vantaggio a doppio senso considerando che «le società finanziate da cv familiare hanno maggiori probabilità di realizzare un'exit di successo», spiega ancora Mario Daniele Amore.
In aggiunta a questo, le aziende guidate da amministratori delegati di famiglia, tendono a investire in imprese con fondatori che hanno un forte background accademico e imprenditoriale, come lauree della Ivy League o precedenti esperienze di startup. Di conseguenza, secondo il docente della Bocconi «le startup sostenute da aziende familiari hanno una maggiore probabilità di avere successo. Anche dopo aver tenuto conto di fattori come la sindacazione, l'esperienza di venture e la reputazione degli investitori, le aziende sostenute da cvc familiari hanno costantemente avuto risultati economici migliori delle loro controparti non sostenute da aziende a controllo familiare».








