Azienda italiana fornisce filtri a tutta la Formula 1: una storia poco conosciuta di tecnologia made in Italy
UFI di Nogarole Rocca (VR) realizza sistemi di filtrazione su misura per tutte le monoposto, sviluppando soluzioni poi impiegate anche per i veicoli stradali
di Danilo Loda
3' di lettura
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Il mondo delle aziende italiane, a sondarlo con un po’ di attenzione, riserva sempre belle sorprese. Prendiamo il caso di UFI: produce filtri per auto e camion, ma anche per elicotteri e sonde spaziali, tra Nogarole Rocca e Marcaria (sede dell’Advanced Applications Division), nelle terre che uniscono le province di Verona e Mantova. E lo fa anche in un’altra ventina di stabilimenti, sette dei quali in Cina, per un totale di 4.300 dipendenti, con tre centri ricerca (in Italia, Cina e India) e un fatturato di circa 600 milioni di euro. Uno dei big del settore della filtrazione, dunque, presente anche in altri campi (thermal management dei veicoli elettrici, idrogeno), fornitore in primo equipaggiamento del 95% dei brand automobilistici e di un numero di costruttori che costituisce la metà della produzione di mezzi pesanti. Una creatura di Giorgio Girondi, imprenditore conosciuto anche nel mondo della finanza che, prese le redini dell’azienda fondata dal padre nel 1971, l’ha portata alla conquista del mondo, sbarcando già nei primi anni Ottanta con i primi impianti in Cina, a quel tempo un pianeta ancora semisconosciuto ai grandi manager dell’auto.
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Ma, ed è qui la sorpresa maggiore, UFI è oggi anche un’azienda capace di fornire filtri a tutti gli undici team di Formula 1 che disputano il campionato mondiale 2026. Come sia arrivata quasi per caso a questo traguardo è una storia che merita di essere raccontata. Un giorno della seconda metà degli anni Settanta, infatti, due tecnici della Ferrari, passando in autostrada nei pressi di Nogarole Rocca, videro le insegne di un’azienda di filtri: preoccupati com’erano per le alte pressioni sviluppate nei circuiti dei 12 cilindri boxer di F.1 di Maranello, varcarono la soglia di quel piccolo stabilimento per discutere la possibile fornitura dei componenti. Niki Lauda fu il primo a testarli a Fiorano, con soddisfazione; Carlos Reutemann, invece, ebbe l’opportunità di essere il primo a vincere un Gran Premio (quello di Gran Bretagna del 1978) con una 312 T3 dotata di filtri UFI.
Componenti su misura
Nacque così un rapporto con la Ferrari che è arrivato fino ai giorni nostri, nei quali UFI fornisce oltre 6.000 filtri all’anno a tutte le squadre di Formula 1, in numero variabile fino a 15 per ogni monoposto, distribuiti tra l’area motore (filtro principale e secondari dell’olio, del circuito ad alta pressione e dell’aria) e quella del telaio (filtri del circuito di raffreddamento del propulsore e della sua componente ibrida e di quelli idraulici dei freni, del servosterzo e delle ali mobili). Tutti filtri sono realizzati sulla base delle specifiche di ogni team, nell’immaginabile riservatezza, in un dialogo costante con i progettisti delle squadre che comunicano, in fase di definizione della monoposto per la stagione successiva, le loro esigenze; a campionato in corso, possono essere poi richieste modifiche da realizzare con la massima rapidità, dettate dagli sviluppi delle vetture, ma anche analisi dei filtri utilizzati, che si trasformano in spie di eventuali problemi dei sistemi propulsivi.
Anche un componente apparentemente banale come un filtro, del resto, ha raggiunto oggi un grado di sofisticazione elevato, sia nel contenimento del peso – passato, per quello della benzina, dal chilo abbondante degli anni Settanta ai poco più di 60 grammi attuali grazie all’utilizzo i materiali come titanio, carbonio, Ergal e acciaio inox -, sia nella performance di filtrazione: l’utilizzo di benzine sempre più addizionate di etanolo, richiesto dai regolamenti della F.1, e di nuove tipologie di oli ha imposto infatti per la realizzazione dei media filtranti soluzioni tecnologiche in grado di scongiurare possibili reazioni chimiche avverse, impiegando allo scopo materie prime come la fibra di vetro, fibre polimeriche e inediti mix di polimeri. Per gli incollaggi degli elementi dei filtri, invece, vengono utilizzati adesivi solitamente destinati ad applicazioni aeronautiche.







