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Avvocatura, con il nuovo esame e la riforma possibili vantaggi per i giovani praticanti

Oltre allo snellimento delle prove, tra le novità anche l’uso di codici annotati. Previsti interventi su monocommittenza del collaboratore e contratto di rete

di Anna Mulassano

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Due prove scritte in videoscrittura e un colloquio orale. Sarà questo il nuovo assetto dell’esame di Stato che i praticanti avvocati saranno chiamati a sostenere. Per accedere alla professione è prevista un’unica sessione annuale, articolata nella redazione di un parere e di un atto giudiziario e in un colloquio in cui risolvere un caso pratico e dimostrare la conoscenza del diritto sostanziale e processuale. Oltre all’eliminazione di un terzo scritto, la riforma dell’Esame prevede per il candidato la possibilità di scegliere la materia in cui cimentarsi durante la redazione di atto e parere tra diritto privato, diritto penale e diritto amministrativo, precisa il coordinatore della Consulta praticanti dell’Associazione italiana giovani avvocati (Aiga), Ugo Bisogno.

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Anche per l’orale il praticante potrà selezionare una rosa di materie, tra sostanziali e processuali, sulle quali essere valutato. Si tratta di un’impostazione che consente di «intravedere una maggiore propensione verso un determinato settore dell’avvocatura» commenta Luigi Bartolomeo Terzo, presidente di Aiga. Secondo Bisogno, la modalità di svolgimento delle due prove scritte, cioè la videoscrittura, e la possibilità di consultare codici annotati con la giurisprudenza rappresentano un notevole passo in avanti.

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Un iter tortuoso

Il percorso dell’esame, precisa il coordinatore della Consulta praticanti, è stato piuttosto tortuoso: dopo una legge professionale, quella del 2012, le cui previsioni non erano mai entrate in vigore, era arrivato il Covid. E con la pandemia, anche una versione semplificata del test. L’attuazione della legge del 2012 era stata rinviata per oltre un decennio, ma a seguito della mancata proroga delle modalità transitorie nel decreto Milleproroghe, nel 2026 si sarebbe dovuto svolgere l’esame di Stato secondo le regole stabilite 14 anni fa. Tra i praticanti, l’incertezza regnava sovrana. Arriva in questo contesto il decreto-legge 100/2026, che riprende l’articolo 2 del disegno di legge delega di riforma forense.

Cosa può cambiare per i giovani avvocati

Una riforma che, secondo Terzo, potrebbe rappresentare un punto di partenza fondamentale per la giovane avvocatura, che «in questo contesto ha bisogno di certezze, di una cornice normativa organica». Secondo il presidente, infatti, la riforma «inizia a guardare al futuro» della professione, che molto è mutata rispetto al 2012. L’ultimo eclatante stravolgimento è rappresentato dall’AI, che «oramai fa parte non solo della nostra vita quotidiana, ma anche della nostra vita professionale». Una rivoluzione copernicana, che ha traghettato l’avvocatura nella fase 5.0.

Tra le novità più rilevanti per chi si affaccia alla professione, la regolamentazione della monocommittenza del collaboratore di studio, cioè chi svolge in maniera esclusiva la propria attività a favore di un altro avvocato. «I rapporti di questi collaboratori, – argomenta Carlo Foglieni, past president di Aiga - la maggior parte dei quali sono giovani, possono essere interrotti da un momento all’altro, come è successo durante la pandemia, con un semplice sms».

Con l’entrata in vigore delle riforma, aggiunge Foglieni, saranno previste delle tutele: compenso minimo, contratto scritto e divieto di recesso in alcune circostanze particolari, come la gravidanza, la malattia o l’infortunio. Importante per i giovani professionisti anche il contratto di rete, che consentirebbe di collaborare tra avvocati e anche con le altre professioni di stampo ordinistico, come i commercialisti, i consulenti del lavoro o i geometri. Questa possibilità potrebbe segnare un passo avanti rispetto alle modalità di aggregazione previste dalla normativa vigente, cioè la società tra professionisti o lo studio associato, molto vincolanti tanto sotto il profilo fiscale quanto sotto quello burocratico.

«Soprattutto i più giovani – conclude Foglieni – non si potevano permettere questa modalità di aggregazione». Nel nostro Paese, chiarisce il past president, a essere in difficoltà sono soprattutto gli studi individuali, circa il 70% del totale. Ampliare le possibilità di associazione, quindi, «ci permette di fornire un servizio migliore a favore delle imprese e dei cittadini».

Altra novità della riforma il superamento dell’incompatibilità, in particolare nel ricoprire ruoli con poteri gestori all’interno dei Consigli di amministrazione delle imprese. Un’attività professionale, sottolinea Foglieni, «non di poco conto». E infine, la riserva di competenza esclusiva in ambito stragiudiziale, sebbene «annacquata nel percorso che ha portato dalla proposta dell’avvocatura alla legge delega».



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