Avvocati, la sfida dei divari da superare
Cresce il fatturato globale ma restano ampie distanze territoriali e tra generi. Accesso e monocommittenza da riformare per sostenere i giovani
di Valeria Uva
2' di lettura
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È una avvocatura ancora caratterizzata da grandi divari, geografici, di genere e di età, quella fotografata dalle indagini sul settore. Le avvocate continuano a guadagnare la metà rispetto ai colleghi uomini, segnando il più alto gender pay gap tra le libere professioni; in Lombardia il reddito medio è 3,5 volte quello della Regione più “povera”, la Calabria; e l’1,5% degli oltre 233mila legali contribuisce per un terzo – con super-fatturati oltre i 500mila euro – al Pil globale dell’avvocatura.
Su queste e altre distorsioni – come la monocommittenza, sempre più frequente tra i giovani in ingresso (lungo e sofferto) negli studi – dovrebbe intervenire l’annunciata riforma della professione forense.
Ma sono tanti anche i segnali di dinamismo: dalla crescita del Pil della professione (il fatturato globale dichiarato nel 2024 è pari a 15,5 miliardi, +5,2% rispetto al 2023), fino ai redditi medi oltre quota 47mila euro, in grado di battere l’inflazione.
E segnali altrettanto rassicuranti arrivano, come raccontiamo in questo dossier, dai settori del diritto più interessati da trasformazioni, per effetto di leggi o del mercato: come il diritto tributario, alle prese con l’attuazione della riforma fiscale, o l’M&A che sta evolvendo in una consulenza pre e post acquisizione per accompagnare gli investitori anche in questa fase di turbolenza dell’economia internazionale.
E altri segnali di dinamismo emergono anche dall’indagine, realizzata da Statista per Il Sole 24 Ore, che evidenzia le segnalazioni degli studi legali di eccellenza nel 2025 ricevute dagli oltre 25mila legali chiamati a partecipare: sono 52 i debuttanti in questa settima edizione e 371, complessivamente, le realtà in elenco. Per un totale di 754 menzioni, per settore di specializzazione o per la presenza sul territorio.



