Il caso

Avvitatori, patto a tre per testare i prodotti

Nel Vicentino Fiam, Xylem e OpenInnovation.me hanno creato
un sistema per condividere le informazione con gli addetti in prima linea

di Barbara Ganz

Open innovation. Il tramite fra le due aziende Fiame Xylem è stato la piattaforma fondata da Andrea Toniolo, OpenInnovation.me, facile da usare anche via smartphone per agevolare le collaborazioni e la condivisione di idee

3' di lettura

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Tre aziende, tutte del Vicentino, e un’idea: mettere a fattore comune idee e competenze.

L’Open Innovation non è solo un concetto, ma una pratica consolidata che può trasformare il modo in cui le aziende manifatturiere sviluppano i propri prodotti, migliorando l’efficienza in termini di costi e tempi. E non si tratta di un concetto esotico o limitato al mondo delle startup o dello sviluppo software: l’Open Innovation è già una realtà tangibile anche nel settore manifatturiero, come dimostrano queste storie di successo. Di fatto, con questo termine si intende qualcosa che si è sempre fatto nelle imprese - le collaborazioni fra imprese, nate magari da un incontro casuale - ma reso più stabile e strutturato e con caratteristiche di semplicità e replicabilità: una formula molto adatta al b2b (aziende che hanno per clienti altre aziende), e al territorio manifatturiero del NordEst.

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Un caso modello, replicabile, è quello di Fiam e Xylem: una collaborazione tra due aziende metalmeccaniche vicentine, con respiro internazionale, che hanno realizzato un progetto comune di ricerca e sviluppo un solo un mese con un investimento di (solo) 1.000 euro.

Fiam produce sistemi di avvitatura professionali per un mercato industriale: «L’innovazione è da sempre nel nostro Dna, ma ci siamo resi conto che la maggior parte delle idee innovative poteva arrivare proprio dai nostri clienti, utilizzatori delle nostre soluzioni», spiega Nicola Bacchetta, amministratore delegato.

All’azienda e al reparto ricerca, poi, il compito di tradurre l’idea in realtà. «I nostri prodotti sono specifici per le diverse fasi di lavoro e tecnologicamente avanzati. L’avvitatura incide sull’assemblaggio dei prodotti finali e dunque sulla loro qualità. È difficile però, per noi, dialogare con chi fisicamente usa il nostro strumento: sono dipendenti di altre aziende. Ci siamo resi conto che potevamo usare l’open innovation per creare questa connessione mancante. L’obiettivo iniziale era migliorare sicurezza ed ergonomia, ma alla fine abbiamo rivoluzionato anche la semplicità d’uso».

L’open innovation è in grado di saltare anche le barriere dimensionali, come dimostra la collaborazione fra Fiam, azienda familiare, e Xylem, multinazionale americana da 8 miliardi di dollari di ricavi e 23mila dipendenti nel mondo, base italiana a Montecchio Maggiore, i cui prodotti derivano anche dalla qualità dei fornitori: l’azienda è leader nelle tecnologie per l’acqua, nei settori municipalità, industria, edilizia commerciale e residenziale, guardano all’interi ciclo idrico (dalla distribuzione alle analisi). «Sono stati interessati diversi team - spiega Carla Lotto, manager marketing campaigns di Xylem - con l’obiettivo di portare un vantaggio competitivo all’azienda e usare le diverse piattaforme tecnologiche per aumentare la competitività. L’azienda si occupa di una risorsa preziosa e lo fa sulla base di principi etici rigorosi: abbiamo un programma sociale nato 15 anni fa e collaboriamo con le maggiori no profit al mondo».

Il tramite fra le due aziende Fiame Xylem è stato la piattaforma fondata da Andrea Toniolo, OpenInnovation.me, facile da usare anche via smartphone per agevolare le collaborazioni, «Le persone, tutte, in ogni reparto, hanno informazioni e idee preziose: possiamo raccoglierle e condividerle», spiega. Nel caso specifico i dipendenti di diversi reparti Xylem hanno messo a punto proposte diverse: ad esempio, è bastato ridurre la grandezza del contenitore per le viti e mettere un coperchio con convogliatore per facilitare il riempimento e ridurre la caduta di oggetti, oppure è stato aggiunto un braccio telescopico di sostegno all’avvitatore, costruito da Fiam, direttamente in linea, con i suggerimenti degli addetti in prima linea. In ogni momento la piattaforma era a disposizione per raccogliere, in modo semplice, ogni suggerimento. «La abbiamo creata su principi specifici: chiunque può partecipare, è conveniente, facile da usare e specifica per i settori di utilizzo. Tutti possono avere accesso,cambiare, aggiungere: di fatto abbiamo progettato un metodo, messo in comune le regole come quella di occuparci di un prodotto alla volta. In realtà, poi, Fiam è stata disponibile a ricevere qualunque possibile miglioramento, anche al di fuori del perimetro inizialmente immaginato».

«Noi siamo bravi a fare quello che facciamo con l’ottica del produttore: avere informazioni dirette da chi lavora con i n nostri strumenti otto ore al giorno è un metodo dirompente e virtuoso», sottolinea Bacchetta. Così, chi dà suggerimento, ne avrà un vantaggio che a volte si traduce anche in un riconoscimento economico. E c’è un’ulteriore ricaduta positiva: «Il segnale di ascolto a chi lavora crea benessere sul posto di lavoro, oltre a maggiore sicurezza», conclude Lotto.

In definitiva, sono state convolte oltre 60 persone, dalle riunioni informative iniziali alla messa a punto delle idee. I risultato ottenuti in termini di miglioramento degli utensili vengono giudicati significativi , ed è stato valorizzato il contributo collaboratori. Ora so sta valutando l’inserimento delle innovazioni nei prodotti di serie.

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