Avvitatori, patto a tre per testare i prodotti
Nel Vicentino Fiam, Xylem e OpenInnovation.me hanno creato
un sistema per condividere le informazione con gli addetti in prima linea
di Barbara Ganz
3' di lettura
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Tre aziende, tutte del Vicentino, e un’idea: mettere a fattore comune idee e competenze.
L’Open Innovation non è solo un concetto, ma una pratica consolidata che può trasformare il modo in cui le aziende manifatturiere sviluppano i propri prodotti, migliorando l’efficienza in termini di costi e tempi. E non si tratta di un concetto esotico o limitato al mondo delle startup o dello sviluppo software: l’Open Innovation è già una realtà tangibile anche nel settore manifatturiero, come dimostrano queste storie di successo. Di fatto, con questo termine si intende qualcosa che si è sempre fatto nelle imprese - le collaborazioni fra imprese, nate magari da un incontro casuale - ma reso più stabile e strutturato e con caratteristiche di semplicità e replicabilità: una formula molto adatta al b2b (aziende che hanno per clienti altre aziende), e al territorio manifatturiero del NordEst.
Un caso modello, replicabile, è quello di Fiam e Xylem: una collaborazione tra due aziende metalmeccaniche vicentine, con respiro internazionale, che hanno realizzato un progetto comune di ricerca e sviluppo un solo un mese con un investimento di (solo) 1.000 euro.
Fiam produce sistemi di avvitatura professionali per un mercato industriale: «L’innovazione è da sempre nel nostro Dna, ma ci siamo resi conto che la maggior parte delle idee innovative poteva arrivare proprio dai nostri clienti, utilizzatori delle nostre soluzioni», spiega Nicola Bacchetta, amministratore delegato.
All’azienda e al reparto ricerca, poi, il compito di tradurre l’idea in realtà. «I nostri prodotti sono specifici per le diverse fasi di lavoro e tecnologicamente avanzati. L’avvitatura incide sull’assemblaggio dei prodotti finali e dunque sulla loro qualità. È difficile però, per noi, dialogare con chi fisicamente usa il nostro strumento: sono dipendenti di altre aziende. Ci siamo resi conto che potevamo usare l’open innovation per creare questa connessione mancante. L’obiettivo iniziale era migliorare sicurezza ed ergonomia, ma alla fine abbiamo rivoluzionato anche la semplicità d’uso».


