Avete mai pensato di indossare un abito fatto come un vaso di porcellana?
Ci ha pensato Liwen Liang, il designer originario di Jingdezhen, in Cina. Trasforma la ceramica in fogli sottili che poi cuce come una seconda pelle.
di Sara Sozzani Maino
2' di lettura
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Sottilissimi fogli di ceramica di 0,3 millimetri di spessore fusi con i tessuti: l’invenzione di una trama di cocci frantumati che, quasi come paillettes smaltate, sbriciolano la luce in un pulviscolo sfavillante che avvolge il corpo e lo irradia, definendone pieni e vuoti, volumi e décor.
Liwen Liang incarna una nuova generazione di designer per i quali la moda non è solo un esercizio estetico, ma un atto di responsabilità culturale e produttiva. Il suo lavoro nasce da una ricerca durata anni sui mestieri perduti e le tradizioni artigianali che il tempo e l’industrializzazione hanno progressivamente relegato ai margini. Ogni collezione del brand, fondato nel 2020, prende forma attraverso un processo lento di ascolto in cui la materia viene rispettata, studiata e trasformata senza forzature e il gesto manuale è parte integrante del racconto.
“Sii coraggioso, sii fragile”. La sintesi della sua creatività sta in questo equilibrio oscillante fra due estremi, temporali e fisici: radici ancestrali e sperimentazione hi-tech, morbido e rigido, Jingdezhen, città di nascita, e Londra, città d’elezione. Per Liwen Liang la ceramica è un materiale carico di significati, intimamente legato alla storia personale. La sua famiglia lavora in Cina in questo settore dagli anni Cinquanta e il designer ha trasformato il sapere tradizionale in pratica contemporanea: ha studiato la tecnica della porcellana a guscio sottile, un elemento delicato e resistente, imperfetto e durevole, capace di racchiudere memoria, tempo e gesto umano, in un linguaggio personalissimo. Qui l’artigianato non è patrimonio della nostalgia, ma un modo di interrogare il presente e immaginare nuove possibilità produttive.
Dopo molte sperimentazioni, sviluppando la perizia manuale con sensibilità poetica, ha ideato una tecnica di cottura degli impasti di argilla e colla in fogli sottilissimi, come se fossero carta, poi li compone sui tessuti, macinandoli in modo da renderli molto morbidi, flessibili e portabili. La ceramica viene così reinterpretata e integrata all’interno dell’abito. La sua superficie, modellata a mano, mantiene la traccia del fare manuale e delle sue variazioni, includendo l’imperfezione. Inserita come elemento strutturale o decorativo, si trasforma in una seconda pelle.
Liwen Liang, in questo dialogo tra moda e arti applicate, attraversa i confini disciplinari, restituendo visibilità a un patrimonio culturale che rischia di scomparire. È un gesto di continuità e responsabilità, in cui il recupero del mestiere di suo nonno – che lavorava in una fornace presso la National Porcelain Factory – si traduce in una riflessione più ampia sul ruolo della moda come custode di memoria e identità.












