Autovelox, strade come bancomat: così il comune incassa la «tassa» di passaggio
La multa per eccesso di velocità è un must: in alcuni piccoli centri non compaiono introiti da infrazioni diverse
di Maurizio Caprino
5' di lettura
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Belle le vacanze al Sud. Ma non di rado hanno un costo supplementare: le multe per eccesso di velocità. Magari giuridicamente sacrosante, ma comminate su percorsi “non a rischio” da Comuni per i quali la sicurezza stradale si riduce nel piazzare autovelox sulla superstrada dalla quale hanno la fortuna di essere lambiti.
Strade come bancomat
In pratica, strade come bancomat per le casse comunali. Vi pare la stessa storia che sentite da anni? Sì, però adesso ci sono prove ben circostanziate: sul sito web del ministero dell’Interno sono comparsi i rendiconti dei proventi delle multe, che i Comuni erano già obbligati a trasmettere.
Non tutti lo facevano e, in ogni caso, erano carte che restavano nei cassetti ministeriali. A novembre il decreto Infrastrutture (Dl 121/2021) ne ha imposto la pubblicazione sul web. Il termine è scaduto il 31 maggio e stavolta quasi nessuno ha sgarrato: sono stati pochi i Comuni che non hanno inviato i dati.
Tra essi, due perle delle vacanze “caraibiche” al Sud: le limitrofe Leporano e Pulsano (Taranto), dove da cinque anni sono spuntati rilevatori fissi in quelli che, stando alla segnaletica (o a quella che come tale vorrebbe presentarsi all’occhio dei profani), sarebbero centri abitati, quindi su strade dove all’epoca era vietatissimo usare apparecchi completamente automatici.
Spulciando qua e là nel mare di dati inviati da chi si è messo in regola, si vedono moltissime cose interessanti.


