Auto e mobilità aziendale

Autotrasporto, continua il pressing delle imprese sul mix tecnologico

Artusi (Federauto): «La voce della filiera giunge ai decisori europei più flebile di quella dell’automobile, ma la neutralità va garantita». Ora però si apre uno spiraglio

di Marco Morino

Motrici Fercam alimentate con Hvo; il gruppo altoatesino punta a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2040.

4' di lettura

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Continua il pressing dell’autotrasporto per spingere l’Unione europea ad accogliere anche i biocarburanti tra le opzioni per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione fissati al 2040: -90% delle emissioni inquinanti rispetto ai valori del 2019 (-65% a partire dal 2035). Una tabella di marcia difficilmente realizzabile in Italia, dove l’età media dei camion è di 19,1 anni, un terzo dei quali appartiene a una classe ambientale inferiore alla Euro V e dove il 96,8% del totale delle nuove immatricolazioni nel 2024 ha premiato ancora il gasolio.

Un primo spiraglio

Ora però si apre uno spiraglio: per la prima volta nelle conclusioni del Consiglio europeo è entrato un riferimento alla neutralità tecnologica per per auto e furgoni. Non c’è ancora un riferimento esplicito al trasporto pesante, ma è un segnale che lascia ben sperare anche l’autotrasporto. Lo dice il presidente di Fai-Conftrasporto, Paolo Uggè: «Se il principio verrà applicato correttamente, biocarburanti e altre soluzioni innovative potranno essere considerate alternative valide per la transizione ecologica, senza l’imposizione ideologica dell’elettrico come unica via: ora però servono i fatti».

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Il dibattito sulla decarbonizzazione dei trasporti in ambito europeo è segnato dallo scontro durissimo tra i fautori del full electric e coloro che sostengono il mix di vettori energetici (piena neutralità tecnologica). Il principale obiettivo di questa contrapposizione è la conquista del mercato delle automobili, che per numeri e fatturati sovrasta gli altri comparti del trasporto stradale. Basti ricordare che il rapporto tra autovetture e autocarri pesanti, in Italia, è schiacciante. Nel 2023 sono state immatricolate circa un milione e mezzo di autovetture contro quasi 29mila autocarri sopra le 3,5 tonnellate. Il rapporto quindi, in Italia, è di 54 a 1.

Dice Massimo Artusi, presidente di Federauto (l’associazione dei concessionari): «Con queste proporzioni in campo, la voce della filiera dell’autotrasporto giunge ai decisori più flebile di quella della filiera dell’automobile. Eppure, i problemi del camion e dei suoi utilizzatori sono diversi da quelli dell’automobile e l’approccio, qualunque sia il tema, non può essere lo stesso per entrambi i comparti». Aggiunge Riccardo Morelli, presidente di Anita (Confindustria): «I target europei di riduzione delle emissioni rischiano di mettere a repentaglio il settore piuttosto che avvicinarlo progressivamente all’obiettivo. La pluralità tecnologica rappresenta l’unica strada per mantenere la sicurezza e la competitività dell’Unione, accelerando al tempo stesso il processo di decarbonizzazione». La piena neutralità tecnologica, oltre che dal governo italiano, è stata sollecitata dall’ultimo rapporto Draghi e, alla fine dello scorso anno, dai presidenti delle Confindustrie di Germania, Italia e Francia.

La stazione di ricarica per Tir elettrici a Bagnolo San Vito (Mantova) aperta da poco da Milence

Ancora Artusi: «Il mercato parla chiaro, a chi sa leggere. Chi proclama che i camion elettrici, compresi i plug-in, sopra le 3,5 tonnellate immatricolati nel 2024 sono aumentati del 115,2%, nasconde che questa percentuale corrisponde a soli 114 veicoli in più rispetto al 2023 e che i 213 immatricolati nel 2024 sono lo 0,7% del totale delle immatricolazioni del segmento. Per di più, questa piccola quota è concentrata nella fascia più bassa di peso. Sopra le 5 tonnellate i veicoli elettrici immatricolati lo scorso anno sono stati 43: lo 0,15% (3 ogni 2000 veicoli)».

Nel caso dell’autotrasporto, le motivazioni d’acquisto sono molto diverse da quelle del mercato dell’auto, caratterizzato da privati mossi da ragioni perlopiù personali. Per le imprese dell’autotrasporto il camion è lo strumento di lavoro. L’acquisto è una fase di un investimento che rientra in una programmazione d’impresa, che non si ferma al costo del veicolo, ma mette nel conto economico anche tutto il suo processo di vita.

Spiega Artusi: «Questo cliente oggi è perplesso, confuso, intimorito riguardo ai veicoli elettrici: prezzi d’acquisto e di esercizio troppo elevati, incentivi incerti nella durata e farraginosi nell’erogazione, impianti di ricarica fast insufficienti (al 30 settembre scorso in Italia solo 3.566 sopra i 150 kW, non è dato sapere quanti funzionanti e connessi), tempi di rifornimento lunghi, autonomia inadatta alla natura dei viaggi generalmente variabili, necessità di attrezzature proprietarie per le ricariche, tra l’altro, estremamente costose, obsolescenza prematura».

Le alternative in campo

La piena neutralità tecnologica auspicata da Anita e Federauto punta ad affiancare alle tecnologie elettriche e a idrogeno, anche quelle alimentabili con carbon neutral fuel: biocarburanti avanzati, biometano, bioGnl e bioGpl, recycled carbon fuels, e-fuels o carburanti sintetici. Tutte tecnologie effettivamente in grado di abbattere le emissioni di CO2. Sui biocarburanti, in particolare, l’Italia è all’avanguardia sulla spinta dei cospicui investimenti dell’Eni nelle bioraffinerie di Gela e Porto Marghera. L’Ente nazionale idrocarburi sta producendo e distribuendo in 600 stazioni in tutta Italia un biocarburante liquido rinnovabile - l’Hvo (Hydroteated vegetable oil) - ricavato dagli scarti vegetali o animali, residui dell’industria agroalimentare e da una parte residuale di olii vegetali, che riduce fino al 90% le emissioni di carbonio ed è impiegabile sui motori di ultima generazione Euro 6. Per quanto riguarda l’idrogeno, al momento sono appena due i distributori attivi in Italia: uno a Bolzano e l’altro a Marghera.

In un quadro in continua evoluzione, sottolinea la Fiap autotrasportatori, «oggi la committenza ha ancora nel costo il parametro preferenziale per la scelta e non l’efficienza energetica». In prospettiva, dice la Fiap, «l’elettrico è una soluzione efficiente dal punto di vista ambientale, sempre che l’energia impiegata venga prodotta in modo adeguato e la sua distribuzione sia capillare».

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