Industria

Autotorino cresce all’estero

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di Filomena Greco

2' di lettura

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È tempo di spingere su tecnologia e nuovi mercati per Autotorino, primo dealer automotive italiano con 62 sedi tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Reduce da due anni due crescita del fatturato, a quota 2 miliardi, la società guidata da Plinio Vanini, presidente di Autotorino, ha archiviato un primo semestre dell’anno caratterizzato dalla prima acquisizione all’estero, che porta il numero di addetti a quota tremila. «Abbiamo scelto la Polonia - racconta Vanini - che conta circa mezzo milione di auto immatricolate all’anno, è il quinto mercato in Europa e somiglia all’Italia degli anni Ottanta. Abbiamo acquisito una concessionaria prima gestita direttamente da Mercedes e pensiamo che la Polonia giocherà in prospettiva un ruolo chiave in vista della ricostruzione dell’Ucraina, dopo il conflitto, che ci auguriamo arrivi prestissimo».

Nel corso del 2023 Autotorino ha venduto 60mila macchine e ha effettuato 600mila interventi di officina. Nel corso del 2024 il Gruppo conta di consolidare il brand dedicato all’usato – Bebeep l’Usato by Autotorino – e il peso di Autotorino in questo comparto, dove già opera come leader di mercato. Autotorino ha messo in campo un team di addetti – Autotorino Evolution – che conta 500-600 collaboratori formati per gestire il mercato dell’elettrico. E ha tradizionalmente puntato ai servizi, per dare valore aggiunto all’ “ultimo miglio”. E tra le nuove iniziative avviate nell’area NordOvest c’è la filiale Autotorino Kia di Novara, che raddoppia l’offerta dello showroom di Corso Vercelli, entrato nel gruppo dal 2021.

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Sul fronte degli incentivi, capitolo che si è aperto a inizio giugno con il via alla nuova famiglia di Ecobonus, la posizione di Vanini, che è anche vicepresidente di Federauto, è molto critica: «Questo sistema di incentivi, che considero un po’ il 110 dell’auto, non funziona. Nel tempo non ha aumentato i volumi del mercato e non ha risolto minimamente il tema della riduzione delle emissioni della mobilità. Anzi, il parco circolante invecchia». Un sistema non inclusivo, «che utilizza le risorse dei cittadini a favore di pochi, e che dovrà ancora chiarire alcuni aspetti» aggiunge Vanini. Una cosa è certa, andrà sostituito con meccanismi di incentivo fiscale che possa sostenere la dinamica di sostituzione più veloce del parco mezzi circolante e possa alimentare un mercato dell’usato in grado di ridurre progressivamente le emissioni globali.

Tra i circa 270 mila addetti del mondo automotive, spiega Vanini, «almeno 90mila sono nella distribuzione, il doppio degli addetti diretti nella produzione. parliamo dunque di un settore importante, che ha visto un forte consolidamento, passando in 15 anni da 2mila a meno di mille società, e che deve imboccare il processo di crescita anche dimensionale delle imprese, aprendo una pagina diversa rispetto al passato. In un mercato che si globalizza, o hai la forza di aprirti a nuove esperienze e contaminazioni del sistema di business oppure davvero si rischia». La catena del “valore” si accorcia, dunque, portando ad una riduzione degli operatori, contemporaneamente il mercato e il modello di distribuzione si allarga.

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