Tutta la partita resta incerta perché sono in ballo più fattori. A partire dalla minaccia di revoca della concessione dopo il crollo del Ponte Morandi, per la quale ora il Governo punta a emendamento nello Sblocca-cantieri per dare un salvacondotto giuridico ai dirigenti che eventualmente la firmeranno. Misura criticatissima dai gestori, ma che fotografa la situazione attuale: anche i più capaci e coscienziosi tecnici del ministero hanno paura a prendersi una responsabilità del genere, essendo nota (ed evidente in vari procedimenti penali e amministrativi recenti) tra le altre la capacità dei gestori di poter contare sui migliori avvocati in circolazione. Mentre l’amministrazione ministeriale va ancora per molti aspetti rifondata.
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Il ministero ha anche gli occhi puntati su alcuni incidenti recenti e poco noti che potrebbero indicare un degrado della rete dei Benetton o comunque carenze. L’ultimo è del 29 maggio, quando all’altezza dell’uscita di Faenza sono morte due persone, finite con la loro auto in un piccolo specchio che si trova a pochi metri dall’A14. In punti del genere dovrebbe di norma esserci un guard-rail, che dalle foto dell’incidente risulta invece assente.
Gallerie da finanziare
Complessivamente, l’Italia è pesantemente in mora con la Ue sulla messa a norma delle gallerie (di lunghezza superiore a 5oo metri, direttiva europea 2004/54, che dà prescrizioni piuttosto severe su impianti di aerazione, vie di fuga e altri particolari). E, per evitare un’altra procedura d’infrazione, sta offrendo a Bruxelles un adeguamento entro il 2022. Dopo anni in cui il problema è stato soprattutto evitato (anche perché l’Italia è il Paese europeo con più gallerie e quindi lo sforzo economico per Stato e gestori privati è il più gravoso).
Nel caso delle autostrade, i lavori dovrebbero essere finanziati proprio dai gestori, con i pedaggi, che a questo punto dovrebbero essere lasciati aumentare. Un altro elemento che fa ritenere improbabili ulteriori congelamenti tariffari (che peraltro storicamente si sono rivelati meri rinvii di spese che comunque sono poi finite sempre sulle spalle degli utenti).