Osservatorio Le nuove frontiere della mobilità

Autostrada del Brennero, la sfida che ha unito territori e Europa

L'A22 nasce da una visione territoriale e europeista del Trentino Alto Adige negli anni ’50, quando la statale 12 non bastava più allo sviluppo e al collegamento con l’Europa. Nonostante lo scetticismo, enti locali e Camere di Commercio portarono avanti il progetto dal basso.

di Laura Bonadies

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(Il Sole 24 Ore Radiocor)- A vederla, lungo i suoi 314 chilometri che corrono dal passo del Brennero a Campogalliano, l’autostrada del Brennero sembra esserci sempre stata. In pochi, ormai, ricordano quando l’unica strada disponibile era la Statale 12, quando distanze anche modeste rappresentavano un viaggio. A22, però, non è sempre esistita, così come Autostrada del Brennero Spa, la società nata per realizzarla e che l’ha poi gestita per tutti gli oltre cinquant’anni della sua storia.

Per capire perché Autostrada del Brennero Spa non è una società autostradale come ce ne sono tante, bisogna riavvolgere il nastro della storia di settant’anni e trovarsi catapultati in un territorio, il Trentino Alto Adige/Sudtirol, che all’inizio degli anni ’50 è ancora per lo più povero e contadino, ma con due caratteristiche che gli altri non hanno: un senso europeista che gli derivava dalla sua storia di terra bilingue e l’Autonomia speciale.

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Così nel 1952, quando i primi turisti hanno ormai ricominciato a scendere lungo il valico del Brennero, la giunta regionale guidata da Tullio Odorizzi decide che la statale non basta più, che serve un’autostrada per lo sviluppo economico dei territori e per collegare, al contempo, l’Italia all’Europa. Non vengono capiti. La legge Romita del 1955, che ha dato all’Italia la sua prima vera rete autostradale, relega l’autostrada del Brennero a opera da realizzare, eventualmente, in un secondo momento. Si va avanti lo stesso, ma le prime tappe di questa storia sono un lungo elenco di rifiuti che Donato Turrini, assessore regionale ai lavori pubblici e poi primo e storico presidente della società, incassa impassibile come solo un alpino reduce di Russia può fare. A credere nel progetto, oltre al Trentino Alto Adige/Sudtirol, sono gli enti locali e le Camere di commercio del “sud”, fino a Modena. Ci credono tutti così tanto che, quando il 20 febbraio 1959 viene finalmente costituita la società, la concessione per la realizzazione e la gestione dell’autostrada è ancora di là da venire.

La breccia si aprirà solo nel 1961 quando la legge Zaccagnini stabilirà il regime di concessione. I problemi, tuttavia, restano enormi. Il contributo finanziario dello Stato è poco più che simbolico: il 3,25% per la tratta BrenneroVerona, lo 0,5% da Verona a Modena. Procurarsi i finanziamenti è difficile, restituirli lo sarà molto di più. Prima ancora di incassare i prestiti, viene posata la prima pietra, nel 1964 ai “Vodi” di Lavis. Nel 1968, apre la tratta Bolzano-Trento. Nel 1972 l’Italia è collegata all’Europa. Nel 1974 i lavori sono terminati. Nel 1984, i conti della società raggiungono il pareggio.

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