Festival dell’Economia

Autostrada del Brennero: Cattoni, valuteremo ipotesi green bond da 1 miliardo

Studio di DLA Piper: Italia attrattiva per gli investitori. L’ad di Autobrennero: «Senza infrastrutture non c’è crescita»

di Luca Orlando

Da sinistra, Rossella Cerchia (DLA Piper), Otmar Michaeler (Ceo Fmtg), Diego Cattoni (Ad Autobrennero), Matteo Ravignani (Agea)

4' di lettura

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Autostrada del Brennero valuta l’ipotesi di emettere un green bond che potrebbe «essere anche di una cifra superiore al billion», una volta concluso l’iter del bando ministeriale per il rinnovo della concessione dell’Autostrada del Brennero (A22) e opere connesse per oltre 10 miliardi di euro.

Lo ha spiegato Diego Cattoni, amministratore delegato della società in occasione della sua partecipazione al Festival dell’Economia di Trento al panel ’Infrastrutture: programmazione o improvvisazione’.

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Un bond non convertibile, ha spiegato a Radiocor, che «potrebbe essere, se il mercato lo richiede, anche di dimensioni importanti; potrebbe essere, se il mercato lo assorbe, anche di una cifra superiore al billion». La valutazione avverrà «all’esito della concessione» e «la decisione sarà condivisa con i soci: magari valuteremo oltre alla parte con gli istituzionali, anche il retail, per avvicinare anche i territori».

Di recente Autostrada del Brennero ha emesso un prestito obbligazionario non convertibile riservato ai soli investitori istituzionali che ha suscitato un interesse diffuso fra gli investitori, anche privati, con richieste che hanno superato il plafond disponibile.

In occasione del Festival dell’economia un sondaggio di DLA Piper ha fatto emergere la fotografia di un’Italia moderatamente attrattiva. Valutata in modo favorevole per qualità, reputazione, localizzazione strategica e manifattura avanzata. E giudicata un porto sicuro per gli investimenti in specifici settori, flussi dall’estero che nei prossimi cinque anni sono visti in crescita dal 63% del campione, rispetto ad appena il 6% di chi invece li ipotizza in calo. Il sondaggio realizzato da DLA Piper tra la propria rete di avvocati d’affari internazionale sfata più di un luogo comune negativo sul nostro paese, restituendo un quadro fatto più di luci che di ombre. Che naturalmente restano, identificate nella burocrazia, nel peso eccessivo del fisco, nella rigidità del mercato del lavoro.

Al tema (”Sistema Italia, bene rifugio contro i rischi globali?”) è dedicato uno degli appuntamenti del Festival dell’Economia di Trento), con un focus specifico che spazia tra turismo, agrifood e infrastrutture. E se per queste ultime - ricorda l’ad di Autobrennero Diego Cattoni - l’Italia fino agli anni ’70 era leader in Europa, con 6mila chilometri di autostrade, da allora lo sviluppo si è fermato, con altri paesi Ue che invece hanno fatto enormi passi in avanti.

«Senza le infrastrutture - spiega - non c’è crescita e purtroppo l’Italia è stata a lungo bloccata dai tanti fronti del “no” che si sono succeduti. Eppure la mobilità è un grande moltiplicatore di sviluppo, un comparto in cui un euro investito ne genera quattro di ricaduta sull’intera economia. Noi abbiamo bisogno di mobilità e questa oggettivamente per noi è una criticità, perché rispetto ad altri paesi siamo rimasti indietro. Ecco perché va detto con chiarezza che al netto di altri interventi occorre fare nuove autostrade».

Cattoni chiede però di smarcarsi da un’azione estemporanea legata a singoli progetti, per quanto importanti, come il tunnel di base del Brennero o il Ponte sullo Stretto. Opere importanti a cui però occorre affiancare una visione più ampia.

«Dobbiamo agire come fece l’Italia negli anni ’50, disegnando le necessità del futuro e impostando un piano globale di sistema. A mancare non sono le risorse, perché il modello concedente-concessionario, che ci ha copiato tutto il mondo, consente di affidare ai privati e al mercato il reperimento dei fondi. Un modello che però, per eccesso di regolazione ora si è inceppato, come dimostra il nostro caso, per una concessione ormai scaduta da 10 anni, impasse che frena gli investimenti necessari».

Le grandi svolte internazionali nella logistica -spiega Cattoni - hanno ricadute anche per il nostro Paese, come testimoniato dal raddoppio del Canale di Suez, che sta spostando anche verso i porti italiani traffici aggiuntivi. «Ecco perché dobbiamo rilanciare al massimo l’intermodalità e il trasporto su ferro - spiega - perché diversamente le nostre autostrade scoppieranno, coinvolte da un traffico aggiuntivo di mezzi pesanti che non riusciranno a gestire, a partire dall’Autobrennero. E non a caso noi stiamo lavorando molto su questo tema, realizzando accordi anche con i porti, proprio per evitare che i carichi delle navi si trasferiscano integralmente sulla gomma».

Punto di forza del paese, nell’analisi di DLA Piper è certamente il turismo, come confermato dagli operatori del settori. «Stiamo investendo ancora in Italia - spiega Otmar Micaeler, Ceo di Kalkensteiner Michaeler Tourism Group, 30 alberghi nel mondo - anche perché il patrimonio italiano rappresenta un valore incredibile. E non dobbiamo per la verità inventarci nulla, perché abbiamo mare, montagna e città: per il turismo l’Italia è il museo del mondo. Un limite? Se penso ai nostri investimenti direi senza dubbio la burocrazia».

Altro asset è l’agrifood, area su cui entrano in gioco anche le nuove tecnologie. «Noi eroghiamo contributi agli operatori agricoli - spiega il responsabile finanza e bilancio di Agea - e nel nostro piano strategico c’è ora la valorizzazione dell’enorme patrimonio informativo esistente, consolidando i dati anche per indirizzare al meglio le politiche agricole».

 

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