Al tema (”Sistema Italia, bene rifugio contro i rischi globali?”) è dedicato uno degli appuntamenti del Festival dell’Economia di Trento), con un focus specifico che spazia tra turismo, agrifood e infrastrutture. E se per queste ultime - ricorda l’ad di Autobrennero Diego Cattoni - l’Italia fino agli anni ’70 era leader in Europa, con 6mila chilometri di autostrade, da allora lo sviluppo si è fermato, con altri paesi Ue che invece hanno fatto enormi passi in avanti.
«Senza le infrastrutture - spiega - non c’è crescita e purtroppo l’Italia è stata a lungo bloccata dai tanti fronti del “no” che si sono succeduti. Eppure la mobilità è un grande moltiplicatore di sviluppo, un comparto in cui un euro investito ne genera quattro di ricaduta sull’intera economia. Noi abbiamo bisogno di mobilità e questa oggettivamente per noi è una criticità, perché rispetto ad altri paesi siamo rimasti indietro. Ecco perché va detto con chiarezza che al netto di altri interventi occorre fare nuove autostrade».
Cattoni chiede però di smarcarsi da un’azione estemporanea legata a singoli progetti, per quanto importanti, come il tunnel di base del Brennero o il Ponte sullo Stretto. Opere importanti a cui però occorre affiancare una visione più ampia.
«Dobbiamo agire come fece l’Italia negli anni ’50, disegnando le necessità del futuro e impostando un piano globale di sistema. A mancare non sono le risorse, perché il modello concedente-concessionario, che ci ha copiato tutto il mondo, consente di affidare ai privati e al mercato il reperimento dei fondi. Un modello che però, per eccesso di regolazione ora si è inceppato, come dimostra il nostro caso, per una concessione ormai scaduta da 10 anni, impasse che frena gli investimenti necessari».
Le grandi svolte internazionali nella logistica -spiega Cattoni - hanno ricadute anche per il nostro Paese, come testimoniato dal raddoppio del Canale di Suez, che sta spostando anche verso i porti italiani traffici aggiuntivi. «Ecco perché dobbiamo rilanciare al massimo l’intermodalità e il trasporto su ferro - spiega - perché diversamente le nostre autostrade scoppieranno, coinvolte da un traffico aggiuntivo di mezzi pesanti che non riusciranno a gestire, a partire dall’Autobrennero. E non a caso noi stiamo lavorando molto su questo tema, realizzando accordi anche con i porti, proprio per evitare che i carichi delle navi si trasferiscano integralmente sulla gomma».