Autonomia differenziata in sanità: «riforma al buio» in cui l’equità rischia
Cittadini esposti alla frammentazione di diritti a fronte di un quadro “profondamente incerto” sulle cure essenziali: Salutequità boccia gli schemi d’intesa tra Governo e Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto
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«A oggi mancano le condizioni necessarie e sufficienti per poter far avanzare il processo di approvazione degli schemi di intese preliminari per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nella materia “tutela della salute - coordinamento della finanza pubblica”». Tonino Aceti, presidente di Salutequità, “laboratorio italiano” per l’analisi dell’andamento e dell’attuazione delle politiche sanitarie e sociali e per la loro innovazione, con particolare riguardo ai principio dell’equità, ha illustrato l’analisi durante l’audizione alla commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati sugli schemi di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.
Troppe incertezze
Aceti ha spiegato che il quadro disegnato dalle intese «è profondamente incerto riguardo agli attuali Lep- Lea a causa della farraginosità e lentezza del meccanismo di aggiornamento e per l’annullamento da parte del Tar Lazio del Decreto tariffe e la mancanza del nuovo Decreto, per l’assenza di reali costi e fabbisogni standard, per l’attuale sistema di riparto e allocazione delle risorse tra le Regioni che è iniquo, per l’inadeguatezza del sistema di verifica e controllo dei Lea, cioè di tutti quegli aspetti posti alla base del ragionamento sull’attribuzione di autonomia differenziata».
I dubbi sulle “conseguenze”
Inoltre, secondo Salutequità, l’assenza di una valutazione indipendente sull’impatto della maggiore autonomia delle quattro Regioni (Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto) che l’hanno richiesta riguardo alla sua neutralità di effetti per lo Stato e le altre Regioni che non hanno richiesto invece l’autonomia differenziata, in termini economici-finanziari e quindi sul loro equilibrio di bilancio, di mobilità sanitaria di cittadini-professionisti sanitari-erogatori, di garanzia dell’equità di accesso alle cure su tutto il territorio nazionale e di rispetto uniforme dei diritti dei pazienti, rende tutta l’operazione una “riforma al buio”.
Manca una valutazione indipendente
La posizione dell’Associazione nasce dalla constatazione che manca una valutazione indipendente, basata su dati e analisi oggettive, sull’impatto che una maggiore autonomia delle quattro Regioni potrebbe avere oltre che al loro interno, anche sullo Stato e sulle altre Regioni che non hanno richiesto autonomia differenziata, con effetti sulla sostenibilità dei servizi sanitari regionali, sui principi di equità e solidarietà del SSN, su quello dell’unità della Repubblica, configurando il rischio di un regionalismo asimmetrico di tipo competitivo, anziché solidale e cooperativo, anche alla luce dell’assenza di misure perequative, a partire da quella dell’attuazione del Fondo perequativo.
Non sono stati approfonditi i possibili effetti economico-finanziari, né quelli relativi alla mobilità sanitaria di cittadini e professionisti, né tantomeno le conseguenze sull’equità di accesso alle cure e sul rispetto uniforme dei diritti dei pazienti su tutto il territorio nazionale.







