Autonomia differenziata: un nuovo regionalismo che aumenterà l’efficienza e ridurrà i divari territoriali
La riforma non farà crescere le diseguaglianze, che sono frutto di un modello di accentramento ormai superato
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«Un nuovo regionalismo che aumenterà efficienza e ridurrà i divari territoriali». È questo l’obiettivo che Governo e Parlamento stanno perseguendo – nonostante il pregiudiziale e non argomentato dissenso dell’opposizione – con l’attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, sulla c.d. autonomia differenziata delle Regioni e, in particolare, con la legge di attuazione, la n. 86 del 2024, recentemente entrata in vigore. Sono, a mio avviso, del tutto infondate le critiche mosse dal prof. Franco Gallo nel suo articolo dedicato alla legge n. 86 e al rischio di aumento delle disuguaglianze, pubblicato sul «Sole 24 Ore del 1° agosto» (pag. 15). Il prof. Gallo dimentica di ricordare che dalla riforma del 2001 a oggi, il Titolo V della Costituzione – di cui è parte la disposizione sull’autonomia differenziata – attende tuttora una compiuta attuazione.
Eppure, la stessa Corte costituzionale, in più occasioni e anche di recente, ha ricordato la necessità di dare piena attuazione all’intero Titolo V. La nota del prof. Gallo esprime una valutazione in termini negativi dell’art. 116, terzo comma, e dell’intero processo attuativo, riscoperta da lui e da buona parte della dottrina in termini così catastrofici solo a decorrere dall’ultimo tratto del 2022. L’autonomia differenziata fu inserita nella riforma costituzionale del 2001 che a suo tempo fu fortemente voluta, a maggioranza, dal centrosinistra. Anzi, alcuni dei protagonisti della riforma del 2001 – che sostennero all’epoca i vantaggi di una riforma costituzionale autonomista – adesso ne sono i principali critici, evocando inesistenti spettri di spaccatura del Paese e di aumento dei divari. Anzi, gran parte delle critiche, a ben vedere, non riguardano la legge di attuazione ma investono direttamente le disposizioni costituzionali, tanto che in alcune delle audizioni in Parlamento è stata sostenuta perfino l’incostituzionalità dello stesso art. 116, terzo comma, della Costituzione!
Io ritengo invece che la Costituzione vada attuata e che l’autonomia differenziata costituisca un’occasione di rilancio del sistema Paese nel suo insieme. Gli allarmismi sul c.d. “spacca Italia” nascondono invece una volontà di conservazione senza precedenti. La stessa idea che la Costituzione possa rimanere inattuata per decenni è inaccettabile.
Vengo ai singoli rilievi svolti con l’abituale garbo dal prof. Gallo.
1. La pandemia e il rilancio del federalismo fiscale. Diversamente da quanto sostenuto nell’articolo, Governo e Parlamento hanno colto la spinta verso l’attuazione del federalismo fiscale, sollecitata dalla relativa milestone del Pnrr (M1C1 - Riforma 1.14: Riforma del quadro fiscale subnazionale). La delega fiscale, tuttora aperta (legge n. 111 del 2023), riguarda anche il c.d federalismo fiscale, sulla scia dei principi già presenti nella legge n. 42 del 2009, che fu da me promossa e che tuttora costituisce un modello (parzialmente attuato) per il rafforzamento dell’autonomia di entrata e di spesa di Regioni ed enti locali nonché per la realizzazione degli ulteriori temi indicati dal prof. Gallo, tra cui la perequazione.








