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Automotive, tessile e acciaio. Le richieste di cassa raddoppiano

In Piemonte il ricorso agli ammortizzatori è cresciuto del 44%, la Valle d’Aosta segna +156%Tra le province più colpite Novara e Torino, che soffre di più. Biella in ginocchio per l’abbigliamento

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Un NordOvest a due velocità, che riflette il momento difficile di alcuni settori manifatturieri come l’automotive, il tessile, l’acciaio e, al contrario, la tenuta industriale di altri come ad esempio la cantieristica. I dati dell’Istituto Tagliacarne elaborati per Il Sole 24 Ore Nordovest fanno emergere una situazione di frenata produttiva in Piemonte e in Valle d’Aosta dove le richieste di cassa integrazione in un anno sono aumentate rispettivamente del 44% e del 156%, mentre in Liguria la richiesta è calata del 15,2%. L’intero Nordovest segna un più 34% di cassa integrazione nell’arco di un anno, con quasi 33 milioni di ore di cig richieste a fronte dei 24 milioni e mezzo dell’anno scorso.

Le province

Aosta e Novara spiccano per rilevanza degli aumenti nella richiesta di ammortizzatori sociali rispetto ad un anno fa, con percentuali pesanti come il +156% della provincia aostana e il +118% del Novarese, ma in valore assoluto è Torino a rappresentare la provincia con il carico maggiore di ore di cassa richieste, oltre 18 milioni, più della metà dell’intera area Nordovest, con una crescita di quasi il 70%.

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I grandi malati

Sono tre i settori che segnano il passo nell’area, condizionando in particolare i dati registrati in Piemonte e in Valle d’Aosta. Unendo le richieste di cassa integrazione di sue soli comparti, le produzioni metalmeccaniche e la produzione di autoveicoli, si raggiunge un terzo del totale delle richieste, per un totale di oltre 11 milioni di ore. A questo quadro va aggiunto il terzo grande malato, il settore tessile, che registra richieste di cassa integrazione quadruplicate rispetto ad un anno fa. Preoccupa che anche i settori anticiclici per eccellenza come quello alimentare registri qualche rallentamento con 620mila ore chieste.

La produzione

Questa frenata evidenziata dall’andamento delle richieste di cig in numerosi comparti è apparsa evidente negli indicatori relativi all’andamento della produzione industriale. L’indagine congiunturale di Unioncamere Piemonte ha evidenziato nel secondo trimestre dell’anno un calo della produzione manifatturiera dell’1,1% in termini tendenziali , «un risultato che non si osservava dai tempi del Covid e che rappresenta il punto più basso di sei trimestri sostanzialmente piatti» evidenzia Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne. I risultati sono condizionati dai mezzi di trasporto (-8%) e dal tessile abbigliamento (-6,1%) e dalla meccanica (-2,9%), «confermando in pieno le difficoltà evidenziate dalla cassa integrazione». Anche il dato sulle esportazioni elaborato sempre da Unioncamere Piemonte evidenzia un calo di quasi il 5% nei primi sei mesi dell’anno, «con picchi negativi del -16,2% in corrispondenza della voce mezzi di trasporto e del - 14,2% in corrispondenza di Biella che rappresenta il distretto tessile per eccellenza» concludono il direttore.

Il mercato del lavoro

L’analisi del mercato del lavoro condotta dall’economista Mauro Zangola fa emergere un paio di trend. In Piemonte nel secondo trimestre 2024 gli occupati sono cresciuti rispetto allo stesso periodo del 2023 di 39mila unità (+2,2%), «il tasso di crescita più elevato fra le regioni più industrializzate del Nord se si considera che nello stesso lasso di tempo gli occupati sono diminuiti dell’1,2% in Veneto, sono cresciuti solo dello 0,2% in Emilia Romagna e dell’1,1% in Lombardia» evidenzia Zangola. Nello stesso periodo in Liguria, gli occupati in realtà sono diminuiti del 2,3%. In Piemonte solo due settori hanno aumentato l’occupazione rispetto al 2023, i servizi diversi da Commercio e Pubblici esercizi (+40mila) e le Costruzioni (+19mila) mentre l’industria ha perso 5mila addetti e l’agricoltura 11mila. In Liguria il calo degli addetti è stato contenuto grazie ai posti creati nei comparti dell’Industria e delle Costruzioni.

Dei 39mila nuovi posti di lavoro creati in Piemonte, quasi il 60% ha riguardato lavoratori dipendenti, cresciuti dell’1,6%. Su questo fronte in realtà 12 regioni hanno fatto meglio del Piemonte e tra le aree del Nord solo il Veneto ha fatto registrare un calo dei dipendenti dello 0,9%. «Gli indipendenti (imprenditori, liberi professionisti, lavoratori autonomi) che rappresentano poco più di un quinto del totale degli occupati, sono cresciuti anch’essi a ritmi inusuali (+4,2%)», fa notare Zangola. In un periodo in cui in tutte le regioni del Nord gli indipendenti sono diminuiti a ritmi sostenuti come in Liguria (-14,3%) e in Emilia Romagna (-9,4%). Nonostante il Piemonte abbia visto un miglioramento dei tassi di occupazione - il tasso è allineato a quello lombardo e inferiore di pochi decimi di punto al tasso dell’Emilia Romagna mentre la “ maglia nera” spetta alla Liguria con il 67,2% - le persone in cerca di occupazione sono state nella prima parte dell’anno 113mila, 7mila in più del 2023. Fra le regioni del Nord solo la Liguria fa registrare un tasso di disoccupazione superiore a quello del Piemonte (5,9% contro 5,8%) mentre in tutte le altre regioni il tasso di disoccupazione è inferiore al 4%, è al 2,7% in Veneto.

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