Industria

Automotive: Mirafiori vicina ai minimi storici, la cig dura da 17 anni

Lo storico stabilimento Stellantis di Torino ha dimezzato la produzione nel 2024 - Per i sindacati il rilancio passa attraverso un nuovo modello

di Filomena Greco

3' di lettura

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La crisi dell’industria italiana dell’auto è scritta nei numeri di Mirafiori e Melfi, il più antico e il più “giovane” tra gli stabilimenti Stellantis in Italia. Se l’anno scorso lo stabilimento storico di Torino ha raggiunto le 80mila unità, quest’anno, complice il crollo dei numeri della Fiat 500 elettrica e la fine della produzione della Maserati Levante, i volumi potrebbero attestarsi tra le 30 e le 40mila unità, avvicinandosi al minimo storico toccato tra 2013 e 2016 e nel 2019.

Oggi alle Carrozzerie di Mirafiori, dove si fa l’assemblaggio finale delle auto - Fiat 500 elettrica e Maserati GT e GC - è tutto fermo fino al 6 giugno, dalle linee produttive non esce un solo modello. L’azienda ha aperto una finestra per le uscite volontarie su un migliaio di posizioni: in una settimana hanno già firmato in 300 tra le tute blu e procede a ritmo serrato anche l’adesione tra ingegneri e tecnici.

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«Per Mirafiori chiediamo un modello capace di produrre volumi, da affiancare alle produzioni in corso» ricorda il segretario nazionale della Fim-Cisl Ferdinando Uliano. I sindacati metalmeccanici chiedono da settimane un incontro urgente al Governo, sono tornati sul punto dopo le parole del ceo di Stellantis, Carlos Tavares, durante la call dedicata alla collaborazione con Leapmotor durante la quale Tavares ha escluso, al momento, possibili ricadute industriali in Italia e in Europa.

«Gli ultimi anni buoni per Mirafiori - analizza Edi Lazzi, segretario regionale della Fiom di Torino - sono stati quelli tra il 2006 e il 2007, con una produzione pari a 218mila auto. Dal 2008 in avanti è iniziata la cassa integrazione e il 2024 è il 17esimo anno consecutivo di ammortizzatori sociali per i lavoratori di Mirafiori, che nel frattempo si sono dimezzati a quota 12mila».

Quello che è successo negli anni è che Mirafiori ha dismesso modelli, arrivando ad una “sella negativa” di 21mila unità prodotte nel 2019, dieci volte meno rispetto all’ultima fase di pieno impiego delle capacità della fabbrica. «Fuori da Mirafiori è successo un vero e proprio disastro, con la componentistica in ginocchio. Secondo una ricerca curata dalla Fiom di Torino - aggiunge Lazzi - dal 2008 a fine 2023 hanno chiuso 500 aziende nel settore metalmeccanico nella sola provincia di Torino 35mila addetti licenziati, tra ridimensionamento e chiusure. In questo contesto l’auto ha pesato tra il 70 e l’80%».

Per Gianni Mannori, della segreteria provinciale della Fiom, «la partita degli Enti centrali resta un grande punto interrogativo, Mirafiori sta perdendo la testa della progettazione, si stanno gestendo i progetti attuali e le posizioni aperte per le uscite volontarie tra i white collar sono oltre 700».

Il primo trimestre dell’anno ha registrato una produzione dimezzata a Mirafiori come anche a Melfi (e a Cassino). Un andamento che finirà per condizionare la produzione annuale, già ridotta del 10% nel primo trimestre dell’anno e con una situazione in peggioramento. Ma a guardare bene, le due crisi hanno caratteristiche ben diverse e, forse, differenti prospettive industriali. «Su Mirafiori pesa l’incognita relativa al futuro di Maserati all’interno del Gruppo Stellantis, oltre che il crollo dei volumi della 500 elettrica - spiega il segretario della Fim Uliano - Melfi, che pure registra volumi vicini ai minimi storicic, ha dalla sua l’assegnazione più ampia e in tempi stretti di nuovi modelli grazie alla piattaforma Stla Medium».

Per Mirafiori, dunque, il punto è il futuro industriale a rischio, su Melfi invece pesa l’impatto della transizione, con tutte le incognite legate al mercato dell’elettrico tanto che i sindacati hanno chiesto a Stellantis di assicurare che i nuovi modelli, tra i quali la nuova Lancia e la Jeep, possano avere anche una versione ibrida.

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