Epoca

Autobianchi, il marchio di auto mitiche come la Primula, la Bianchina e la A112

Il brand nasce da un accordo fra Bianchi, Fiat e Pirelli soci paritetici con l’obiettivo di lanciare una gamma di auto con caratteristiche originali

di Corrado Canali

4' di lettura

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Il marchio Autobianchi nasce l’11 gennaio 1955, da un’idea del direttore generale della Bianchi, Ferruccio Quintavalle, di coinvolgere Fiat e Pirelli in un’operazione commerciale che avrebbe dato vita, con i capitali dei tre soci paritetici, ad una nuova produzione automobilistica. La Pirelli allargava così il suo mercato nella fornitura dei propri pneumatici, la Fiat coglieva l’occasione per fabbricare un modello ausiliario ai propri, ma per clienti animati da voglia di distinzione e anche per garantirsi un banco di sperimentazione per soluzioni alternative, senza avere ricadute negative sul proprio marchio, mentre la Bianchi, dividendo con gli altri partner uno sforzo economico che non poteva sostenere, rientrava nel mercato automobilistico alla fine della guerra.

La produzione nella fabbrica Bianchi di Desio

La fabbrica sarebbe rimasta a Desio, dove la Bianchi aveva già una struttura idonea di 140.000 metri quadri. Gli stabilimenti, dopo essere stati migliorati e innovati, con un sistema pienamente automatizzato di cabine di verniciatura di estrema modernità per l’epoca, avviarono una produzione di 200 vetture al giorno. L’Autobianchi, comunque, acquisì la proprietà dell’industria solo nel 1958, quando l’azienda che fu di Edoardo Bianchi cedette le proprie azioni agli altri due soci e Giuseppe Bianchi si dimise dalla carica di presidente assunta da Ferruccio Quintavalle era il 28 giugno del 1958.

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Bianchina la stretta cugina della Fiat 500

La prima automobile nata da questo connubio derivò dall’assemblaggio di una carrozzeria originale e di una base meccanica di un altro modello prodotto dalla casa torinese, ossia la Fiat 500. Il motore, dietro l’abitacolo, era un 2 cilindri in linea, di 15 cv. A questa nuova vettura, siglata 110 B, venne imposto il nome di Bianchina, in ricordo della prima auto progettata da Edoardo Bianchi. Fu presentata il 16 settembre 1957 al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Si trattava di una berlina convertibile con tetto apribile, più curata rispetto alla 500 e rivolta ad un pubblico più esigente: carrozzeria bicolore, cromature nelle fiancate e sottoporta e coppe delle ruote. Gomme Pirelli a fascia bianca e sbrinatore montati di serie. Prezzo di 565.000 lire.

Bianchina 11.000 unità prodotte in un anno

Nel 1958, primo anno di distribuzione, vennero prodotte ben 11.000 Bianchine. Il successo portò ad una diversificazione dei modelli, facendo nascere negli anni la Trasformabile Special, la Cabriolet, la Panoramica, la Berlina 4 posti normale e Special e il Furgoncino. La Trasformabile Special si caratterizzava per il motore 500 Sport potenziato a 21 cv, con velocità massima di oltre 105 km/h rispetto gli 85 km/k ela carrozzeria rosso vivo e tetto grigio. La Cabriolet svelata nell’aprile 1960, era una raffinata versione scoperta. La Panoramica era la prima versione familiare con nuovo disegno del posteriore e il tetto raccordato a lunotto per il massimo sfruttamento interno. Infine la Berlina 4 posti normale e special, in produzione dal 1962, consentiva la comoda fruibilità dell’auto ad una famiglia di 4 persone. Per il trasporto commerciale, in ambito cittadino, viene prodotta la furgonata che ricalca con la sostituzione della lamiera al posto dei vetri posteriori e offriva il rialzamento del tetto per aumentarne la capienza.

La Spider Stellina in resina poliestere

La vocazione sperimentale dell’Autobianchi trovò una particolare espressione nel giugno 1963 con l’entrata in produzione dello Spider Stellina, presentata in anteprima al Salone di Torino di quell’anno. La Stellina era la prima vettura italiana con la carrozzeria in resina poliestere e tessuto di vetro, un insieme che offriva caratteristiche meccaniche e fisiche di interesse tecnico e commerciale per l’industria automobilistica. Le peculiarità essenziali erano l’elevata resistenza a trazione, compressione, flessione e soprattutto all’urto, l’estrema leggerezza, la capacita di smorzare le vibrazioni e la conseguente silenziosità, la resistenza sia agli agenti chimici che soprattutto di corrosione, oltre a dei bassi livelli di conducibilità termica ed anche elettrica.

Primula la prima autentica delle Autobianchi

Il 1964 è l’anno di presentazione al Salone dell’Automobile di Torino della Primula, un’auto media e funzionale che adottava il motore della Fiat 1100 D sistemato in posizione trasversale ed il cambio di velocità in linea. Questa vettura inaugurava la serie delle trazioni anteriori studiate dalla Fiat, ma nello stesso tempo costituiva forse la prima autentica Autobianchi, in quanto la meccanica ad eccezione del motore era nuova e non adottata da altre auto. Fu prodotta fino al 1969. Nel 1965 è uscito il modello coupè, prodotto fino al 1970 con lievi modifiche di stile. Il motore derivato dalla 1100 D era azionato da un 4 cilindri di 1221 cc. con una potenza di 57 cv per una velocità di 135 km/h. L’auto ribattezzata la Biancona, costava 1 milione e 50 mila lire. I modelli erano a 2, 3, 4 e 5 porte. Fu presentata al pubblico poco dopo l’uscita della Fiat 850.

La produzione a Desio della A 112 poi della Y10

Nel 1968 l’Autobianchi passò integralmente nella mani della Fiat che già da tempo stava utilizzando lo stabilimento di Desio per produrre alcuni modelli di sua proprietà. In questa fase si rese necessario sostituire nel breve tempo possibile la Bianchina, incluse le sue derivate. Il modello che ne raccolse l’eredità fu la A112 capace sin da debutto di fare breccia fra i giovani degli anni settanta in antitesi alle Mini, seguito anche dell’acquisizione del marchio Lancia, più blasonato e ricco di storia del gruppo Fiat. Nel 1985 venne presentato l’ultimo prodotto Autobianchi, la Y10 venduta con marchio Lancia con destinazione soprattutto nei mercato esteri.

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