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Qualche operatore disinvolto potrebbe anche proporre di retrodatare contratti stipulati di qui ai prossimi giorni: di fatto, non esiste alcun obbligo di registrare con data certa le ordinazioni dei clienti. Attenzione, però: c’è anche chi deve pagare senza aver ordinato o scelto nulla. E senza avere alcuna colpa. Sono i proprietari dei mezzi che sono stati già targati all’estero e chiedono l’immatricolazione in Italia (la «nazionalizzazione», che normalmente riguarda gli stranieri che si trasferiscono nel nostro Paese, gli italiani che rimpatriano e i “furbetti della targa estera” - italiani o stranieri - ora costretti dal decreto sicurezza a regolarizzare la propria posizione).
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ln questi casi, l’ecotassa si paga anche se il veicolo non è stato appena acquistato: basta che il mezzo venga immatricolato in Italia. Lo dice la legge. Quello che la legge non prevedeva, ma si verificherà, è che la tassa colpirà anche chi aveva chiesto la nazionalizzazione con congruo anticipo: non poche sedi della Motorizzazione hanno arretrati che portano a immatricolare da oggi (quindi ad assoggettare al tributo, che per le nazionalizzazioni è dovuto a prescindere da un eventuale acquisto e dalla data in cui è avvenuto) anche auto per le quali le pratiche erano state aperte un mese fa e oltre.
Pagamenti rapidi
Non basta: chi è soggetto all’ecotassa deve anche pagarla fulmineamente. La risoluzione 32/E impone sostanzialmente di farlo solo il giorno dell’immatricolazione. Dice che bisogna provvedere entro questo giorno, ma di fatto non lo si può fare in anticipo rispetto a questa data: occorre avere in mano la carta di circolazione, che riporta in modo ufficiale le emissioni di CO2 del veicolo. Meglio non fidarsi di altre fonti: con le nuove regole di omologazione, ogni esemplare fa storia a sé, perché le sue emissioni dipendono anche dagli optional scelti.