Auto elettrica, tutto quello che c’è da sapere sulla ricarica a casa: quanto costa e come funziona
Per le vetture a batteria da città o anche per i dintorni la presa domestica o meglio ancora la wallbox è scelta ideale per garantirsi la necessaria autonomia. Ecco qualche sufferimento per attrezzarsi al meglio.
di Corrado Canali
6' di lettura
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Secondo una recente statistica stilata fra i possessori di vetture elettriche l'80% di tutte le ricariche delle auto a batteria avviene sempre a casa, il che significa che diventa importante assicurarsi di disporre della tecnologia giusta per rendere il collegamento non soltanto il più indolore, ma anche più veloce ed soprattutto economico. Per rendere l'intero processo il più semplice possibile, abbiamo messo insieme una sorta guida che risponderà a molte delle domande sui diversi metodi di ricarica, le soluzioni più essenziali per annullare o quasi quell'effetto panico da ricarica immediata.
È obbligatorio avere una wall-box o una colonnina?
La normativa vigente in effetti non lo prescrive e dunque nulla impedisce di caricare sia pure molto più lentamente con una normale presa di corrente domestica. Attenzione, però che sia la wall-box che la più normale colonnina consentono di effettuare un rifornimento molto più intelligente e sicuro ed è quindi quella più consigliabile, semplicemente perchè è in grado di assorbire il massimo della potenza consentita. E, in alcuni casi di solito con le wall-box più costose può gestire la ricarica anche da remoto, consentendo di scegliere quelle fasce orarie in cui l'energia costa anche molto meno.
È necessario installare un secondo contatore?
Dipende. Chi può ricaricare allacciandosi al proprio impianto principale non ne ha nessuna un'assoluta necessità, perchè tutto ricade su un unico contatore quello degli altri consumi, come se si trattasse di un elettrodomestico. Se invece si vive in un condominio il discorso cambia radicalmente. Ricaricare nel proprio garage è possibile e non è necessario disporre di una delibera condominiale per farlo. Ma in genere si tratta di una seconda utenza, con tariffe che cambiano in peggio rispetto ai 20-22 centesimi/kW dei consumi domestici. E in questo caso è necessario disporre di un secondo contatore.
Occorre aumentare la potenza dell'impianto?
Non è sempre detto. Se si possiede una piccola citycar a batteria con la quale si circola unicamente in città e dintorni, i 3 kW dell'impianto domestico possono anche bastare. Ma è chiaro che se si ha la necessità di ricaricare molto più in fretta, l'aumento può essere necessario. A quanto? In genere si può optare per i 6 kW visto che non richiedono un costoso adeguamento dell'impianto. Una wall-box con una presa di Tipo e da 32 A e da 7,2 kW del costo intorno ai 400 euro è più che sufficiente per completare l'intera operazione. Ma dipende sempre dalla tipologia di auto e dai tempi richiesti per ricaricarla.
L'auto condiziona l'acquisto della wallbox?
Si! Prima di ogni decisione, infatti, andrebbe verificato a quale potenza può ricaricare l'auto che intendiamo comprare. In caso contrario si rischia di spendere soldi per un aumento di potenza di cui non potremo fruire. Le auto, infatti, hanno un sistema interno che regola l'assorbimento di energia, per evitare il surriscaldamento e l'eccessiva usura delle batterie. L'assorbimento consentito di conseguenza può variare da modello a modello. Quindi non è scontato che un caricatore più potente velocizzi le operazioni di ricarica. In sostanza, è sempre la vettura elettrica che determina il tipo di ricarica.













