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Auto elettrica e neutralità climatica: limiti e contraddizioni della strategia Ue

di Antonio Sileo*

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Il 2025 avrebbe dovuto essere l’anno dell’accelerazione, è invece sarà ricordato per la significativa revisione delle politiche sulla decarbonizzazione del settore automobilistico. A maggio, l’Unione Europea ha scelto di distribuire fino al 2027 gli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO₂) originariamente previsti per il 2025. A metà dicembre è inoltre emerso l’impegno a riconsiderare il bando alle vetture con motore endotermico, che, secondo il Regolamento 2023/851, avrebbe impedito nuove immatricolazioni a partire dal 2035.

Restano comunque le già previste eccezioni, in particolare per i veicoli alimentati a idrogeno e per gli e-fuel, questi ultimi posti come condizione inaggirabile dalla Germania.

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Queste correzioni di rotta, introdotte dalla seconda Commissione von der Leyen, riflettono le difficoltà di una transizione regolatoria che sta incontrando resistenze sia sul piano industriale sia su quello della domanda. L’obiettivo è stato in parte quello di contenere gli effetti potenzialmente destabilizzanti sul comparto automotive europeo, già sottoposto a forti pressioni competitive.

In estrema sintesi, la diffusione delle auto elettriche, pur favorita dall’impianto normativo, non sta procedendo con la rapidità prevista dalle regole stesse. Emergono inoltre interrogativi sulla capacità dell’industria europea di posizionarsi come leader in un segmento tecnologico dove la concorrenza globale appare particolarmente intensa.

Alcuni segnali di mercato sono indicativi: la svalutazione dell’usato di modelli elettrici, e di quelli premium in particolare, e le recenti revisioni strategiche annunciate da diversi costruttori.

Oppure, per fare un esempio ragionato: il confronto tra la Renault Zoe, che pure è stata l’auto elettrica più venduta d’Europa, ma è uscita di produzione – senza eredi – nel 2024, con 400 mila unità vendute, e la Clio, giunta alla sesta generazione, con oltre 17 milioni di auto prodotte dal 1990: non solo la Renault, ma proprio l’auto francese più venduta di sempre. Chi ricorda la prima e chi non conosce la seconda?

Già nei primi mesi del 2026 dovrebbero delinearsi più chiaramente le modifiche in discussione, su cui si esprimeranno Parlamento e Consiglio europei. È peraltro plausibile che, proprio nel trilogo, l’impianto normativo continui a essere soggetto a ulteriori aggiustamenti.

Le valutazioni, tuttavia, non riguardano soltanto l’industria, ma investono anche la più ampia strategia ambientale europea. Come osservato anche da Mario Draghi nel suo recente intervento di settembre sullo stato di avanzamento delle misure per la competitività, il nodo centrale resta quello dell’efficacia complessiva delle politiche adottate.

Per decarbonizzare i trasporti stradali e raggiungere la neutralità climatica al 2050, l’UE ha scelto di puntare principalmente sulla progressiva sostituzione del parco veicoli con mezzi nuovi a trazione elettrica. Una strategia che ha avuto effetti rilevanti sul lato dell’offerta, ma risultati più limitati sul fronte della domanda.

I dati disponibili, almeno finora, mostrano un quadro complesso. Nonostante incentivi e misure penalizzanti per i veicoli più inquinanti, le nuove immatricolazioni elettriche si stanno in larga parte sommando al parco circolante esistente, senza generare una sostituzione significativa.

Gli ultimi dati Eurostat disponibili, aggiornati a gennaio 2026, dicono che a fine 2024 c’erano sì 5,8 milioni di autovetture elettriche già in circolazione, ma che tuttavia sono ben pochi rispetto agli oltre 260 milioni totali, la cui quota variamente endotermica è peraltro in crescita.

Anche sul fronte dei consumi energetici e delle emissioni, la transizione appare ancora in fase iniziale. L’energia elettrica utilizzata nei trasporti stradali è in crescita, ma resta inferiore all’1% del totale. Pur considerando la maggiore efficienza del vettore elettrico, i margini temporali per conseguire una trasformazione completa entro il 2050 risultano particolarmente sfidanti.

Di questi numeri — non così difficili da recuperare e analizzare — si parla troppo poco, eppure le prossime correzioni di rotta dovranno necessariamente tenerne conto.

(*) Programme director del Programma di ricerca Sustainable Mobility, Fondazione Eni Enrico Mattei

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