Auto, ecco chi potrà ancora circolare con una targa estera
di Maurizio Caprino
4' di lettura
4' di lettura
Massima discrezione. Era così vent’anni fa e lo è anche adesso: un po’ come gli approcci delle banche estere che cercano clienti desiderosi di portare i propri soldi oltrefrontiera, le proposte di società di leasing o noleggio a lungo termine tedesche, spagnole o dell’Est non arrivano con la pubblicità. Ci sono canali più discreti, da siti web poco appariscenti al passaparola attraverso concessionari e commercianti di veicoli. Inizialmente era solo una questione di non incappare nel redditometro e nelle multe stradali irrogate con controlli elettronici (le notifiche all’intestatario del mezzo sono difficoltose se si tratta di arrivare all’estero, anche se ora c’è una direttiva europea che un po’ le aiuta). Per i clienti meridionali era anche una questione di costo dell’assicurazione, sia Rc auto sia furto-incendio.
Dal 2011 si è aggiunto il superbollo, varato dall’ultimo governo Berlusconi e inasprito da quello di Mario Monti. Proprio il gettito del superbollo dimostra quanto abbia funzionato il canale estero: si è sempre rimasti ben lontani dai 168 milioni di euro preventivati dal ministero dell’Economia sulla base del parco veicoli circolanti con targa italiana all’epoca, perché a quel punto è aumentato il numero di persone che l’auto di lusso l’hanno presa in leasing o noleggio all’estero o, se ne avevano una, hanno addirittura simulato di venderla a un operatore straniero.
Cifre ufficiali naturalmente non ce ne sono. Ma l’esperienza insegna che le maggiori concentrazioni ci sono proprio nelle regioni in cui già le quote di mercato dei marchi premium (soprattutto tedeschi) sono superiori alla media. Si sa che il record assoluto è del Trentino-Alto Adige, ma anche le regioni limitrofe non sono poi da meno.
È soprattutto qui che i clienti vengono contattati con discrezione, direttamente dai venditori o comunque tramite loro. Sono stati organizzati (talvolta con il supporto diretto o indiretto delle case automobilistiche) anche eventi con un numero ristretto di invitati, in cui esperti commercialisti e tributaristi hanno spiegato le varie formule e dato rassicurazioni sui rischi che si corrono.
IL DOCUMENTO / Il testo del decreto sicurezza
Finora, si è rischiato poco: l’articolo 132 del Codice della strada era difficile da applicare perché presupponeva di dimostrare che il veicolo con targa estera fosse rimasto in Italia per più di un anno. Di fatto, a parte casi eclatanti di gente che ha preso una o più multe al giorno e non le ha pagate, era quasi impossibile dimostrarlo: controlli sistematici alle frontiere non possono essercene. Nella prassi, quando il proprietario era uno straniero residente in Italia, si presumeva pure che il veicolo fosse arrivato sul territorio nazionale assieme all’interessato. Ma sono tutte soluzioni “artigianali”, a rischio contenzioso, per irrogare sanzioni minime (85 euro e una generica e non verificabile inibizione a far circolare il mezzo in Italia, al netto della possibilità di compiere accertamenti fiscali).


