Auto digitali: SI FA PRESTO A DIRE «C.A.S.E.»
di Pier Luigi del Viscovo
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Mai l’auto era stata attraversata da cambiamenti tanto profondi e concentrati in un tempo relativamente breve. Airbag, Abs e common rail fanno sorridere al confronto. Da circa quindici anni siamo alle prese con la tecnologia di connessione che entra in macchina, con i sistemi di assistenza alla guida (Adas) che strizzano l’occhio all’auto dei Pronipoti, con l’idea di prendere la prima che capita all’angolo della strada, tipo taxi, e infine col motore elettrico, la madre di tutte le innovazioni, o presunta tale. Per orientarsi è stato creato un acronimo, C.A.S.E: connected, autonomous, shared, electric . Tutte riguardano le macchine, ma fanno parte di realtà sociali extra-auto e si vede nel loro diverso sviluppo e diffusione.
Electric. In superfice una positiva semplificazione della propulsione, dunque roba da metalmeccanici, che però comporta una diminuzione sensibile della fruibilità del prodotto per i clienti, a cui impone un cambio radicale delle abitudini di uso e di mobilità. Nella sostanza, una bolla eterodiretta in cui i costruttori non hanno mai davvero creduto, ma a cui non hanno voluto o potuto opporsi. La partita è in corso e come finirà nessuno può dirlo, sebbene ci siano segnali forti.


