Start

Impara l’arte
Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Alberto Annicchiarico e Mario Cianflone
5' di lettura
5' di lettura
Una lettera aperta dai costruttori automobilistici diretta a Bruxelles. Per difendere l’industria europea, giunta a un punto di svolta, alla vigilia delle proposte della Commissione sulla messa a punto del Green Deal. I nodi sono essenzialmente tre: il ruolino di marcia verso la decarbonizzazione ritenuto troppo severo, con tempi troppo stretti; una regolamentazione costosa per le case; ma soprattutto la non sufficiente comprensione del fatto che l’Automotive è un’industria globale e che alle attuali condizioni i costruttori europei vedono messa seriamente a repentaglio la propria competitività nei confronti di Usa e Cina. In altri termini, si rischia la deindustrializzazione.
Ne ha parlato il ceo del gruppo Renault, Luca de Meo, nelle vesti di nuovo presidente dell’Acea, l’associazione dei car-maker europei. I costruttori vogliono ottenere l’attenzione della politica. «La posta in gioco è molto alta», ha detto de Meo, illustrando l’iniziativa. La direttrice generale di Acea, Sigrid de Vries, ha ricordato che il 2022 è stato un anno durissimo (complici le difficoltà sul fronte energetico, delle materie prime e degli approvvigionamenti di componenti) sul piano dei volumi, scesi ai minimi da tre decadi, 9,2 milioni di unità. Un rimbalzo intorno al 5%, a 9,8 milioni, è atteso per l’anno appena iniziato. «Equivarrebbe comunque a un 25% sotto il livello del 2019, segno che l’industria è ancora in condizione di fragilità».
«Negli ultimi 20 anni - ha sottolineato De Meo nella missiva a Bruxelles - l’industria automobilistica europea ha gradualmente perso terreno rispetto ai principali concorrenti globali. La produzione e le vendite di automobili in Cina, ad esempio, sono aumentate di più di 25 volte dal 2003, mentre sono diminuite di circa il 25% in Europa».
«Nello stesso periodo la quota di mercato interno delle case automobilistiche europee è scesa di 7 punti, al 70%. E recenti decisioni politiche rischiano di mettere l’industria automobilistica europea ancora più in difficoltà», creando una «situazione sfavorevole rispetto ai concorrenti cinesi e americani».
«Mentre l’approccio dell’Europa è quello di regolamentare la strada verso emissioni zero, altre regioni del mondo stanno incentivando quella strada. Gli Stati Uniti e la Cina stanno sostenendo e stimolando in maniera massiccia la loro industria, in particolare attraverso l’Inflation Reduction Act (Ira) e il piano Made in China 2025 (Mic)».