Quanto pesa l’industria dell’Auto
Ma de Meo ha tenuto a premettere che la severità di Bruxelles nei confronti delle quattro ruote (che dovranno ridurre la emissioni di CO2 del 100% entro il 2035, mentre per l’industria dell’energia di parla del 70% e per il resto dei trasporti del 50%) va a impattare con quello che rappresenta un’industria di primaria importanza per l’economia del continente: «Parliamo di quasi 13 milioni di posti di lavoro in Europa, il 7% del totale. E del 30% delle spese totali in R&S nel continente, in tutti i settori. Parliamo dei veicoli, auto, veicoli commerciali e camion che assicurano ogni giorno l’80% della mobilità di persone e merci in chilometri. Si prevede che queste percentuali rimarranno molto simili fino al 2050».
Dati che dovrebbero fare riflettere. «La risposta delle istituzioni europee - ha chiarito de Meo - è di fondamentale importanza. Abbiamo bisogno delle istituzioni dalla nostra parte. Abbiamo bisogno che siano coerenti, che si basino sui fatti e che organizzino i vari settori e le parti interessate. Chiediamo all’Europa di mettere in atto una politica industriale automobilistica ambiziosa, in grado di rivaleggiare con quelle di altre regioni del mondo, salvaguardando e promuovendo al contempo il libero scambio su scala globale».
Con Euro 7 fabbriche chiuse
E invece, per cominciare, c’è la proposta Euro 7, la normativa che regolerebbe le emissioni diesel dal 2025. Ma non solo. De Meo ha criticato anche il pacchetto “fit for 55” e il bando dei motori endotermici dal 2035. «Nella sua forma attuale, l’Euro 7 secondo i nostri ingegneri, potrebbe aumentare il costo delle auto in media di 1.000 euro: significa raddoppiare il prezzo finale. Con tale incremento stimiamo una sostanziale riduzione del mercato delle auto nuove, di circa il 7%. Sappiamo che le persone manterranno le auto vecchie più a lungo o acquisteranno auto usate invece di nuove. Sta già accadendo e il parco circolante sta invecchiando ovunque». In effetti l’età media delle auto europee è salita ancora, a 12 anni, nel 2021.
Secondo l’Acea si potrebbe ottenere un rapporto costi-benefici di gran lunga migliore se si riorientassero «gli enormi investimenti che sarebbero richiesti dall’Euro 7, allocandoli per accelerare l’elettrificazione, rendere i veicoli elettrici più convenienti o ridurre le emissioni dell’attuale flotta», ad esempio tramite carburanti a basse emissioni. Il capo della Renault ha messo in guardia dalle illusioni: i veicoli tradizionali «saranno la maggioranza del parco auto anche oltre il 2050; se vogliamo arrivare a 0 per allora, dovremmo affrontare anche questa sfida e questa è una parte della verità». In definitiva la proposta Euro 7 nella sua forma attuale «avrà un forte impatto sulla nostra attività e sulle nostre persone. Le scadenze sono troppo brevi. Soltanto in Renault potrebbe portare alla chiusura di almeno quattro stabilimenti in breve tempo».
Scontro ad armi impari con Usa e Cina
Last but not least, il confronto, durissimo, con Stati Uniti e Cina. I primi, forti di una recente legge, la Inflation reduction act (IRA) che stanzia quasi 300 miliardi di dollari per incentivare produzione e acquisto di auto elettriche, ma anche la produzione negli States, attraendo anche aziende europee. Il rischio è la desertificazione industriale in Europa. Gli alleati di sempre sono scesi su un piano di forte competizione e negli ultimi mesi non sono mancati i momenti di confronto duro. «Attraverso l’IRA vediamo gli Stati Uniti stimolare la loro industria nella transizione ecologica, mentre l’approccio dell’Europa è quello di regolamentare il settore, spesso in modo non sincronizzato», è stata la critica di de Meo.