Europa

Auto, in cinque anni sono calate le produzioni e le esportazioni dai Paesi dell’Ue

Le esportazioni di auto del 2024 valgono 165,2 miliardi di euro, mentre le importazioni 75,9 miliardi di euro

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna)

(Adobe Stock)

5' di lettura

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Il mercato automobilistico rallenta: nel 2024 calano sia le esportazioni sia le importazioni di auto, tanto a livello dell’Unione europea quanto in Italia. A descrivere questo scenario è il rapporto dell’Eurostat che analizza l’andamento del settore nell’ambito del 2024. Secondo i dati, l’Ue ha esportato 5,4 milioni di auto e ne ha importato 4 milioni. Rispetto al 2019, il numero di auto esportate è diminuito del 13,2% e quello di auto importate del 3,0%.

Esportazioni per 165,2 miliardi di euro

Sul piano del valore economico, le esportazioni di auto del 2024 valgono 165,2 miliardi di euro, mentre le importazioni 75,9 miliardi di euro, «con conseguente surplus commerciale di 89,3 miliardi di euro». La maggior parte delle auto esportate nel 2024 è stata venduta tra Stati Uniti e Regno Unito, con valori pari a 38,9 miliardi di euro nel primo caso e 34,3 nel secondo. A seguire la Cina con 14,5 miliardi di euro, poi la Turchia con 12,0 miliardi di euro e la Svizzera con 8,5 miliardi di euro.

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Cresce export verso Turchia

«Guardando ai principali partner di esportazione tra il 2019 e il 2024, l’UE ha visto il più grande aumento delle esportazioni di auto in Turchia, in aumento del 364,1% - si legge ancora -. Al contrario, le esportazioni verso la Cina hanno subito il calo maggiore, diminuendo del 22,3%».Per quanto riguarda le importazioni che hanno caratterizzato i Paesi dell’Ue, al primo posto nell’elenco dei fornitori, con un volume economico di 12,7 miliari di euro c’è la Cina, seguita dal Giappone con 12,3 miliardi. Al terzo posto, con 11 miliardi di euro, il Regno Unito,seguito da Turchia con 9,1 miliardi di euro e dagli Stati Uniti con 8,4 miliardi di euro.

«Dal 2019 al 2024 - continua il rapporto -, l’UE ha registrato l’aumento più significativo delle importazioni di auto dalla Cina, con un aumento del 1591,3%. D’altra parte, le importazioni dal Regno Unito hanno visto il calo maggiore, in calo del 17,1%».

La torta si è rimpicciolita

A tracciare lo scenario che riguarda l’ambito europeo, ma anche quello italiano, è Andrea Cardinali, direttore generale di Unrae, l’associazione che che rappresenta le Case estere operanti sul mercato italiano delle autovetture, dei veicoli commerciali e industriali, dei bus e dei caravan e autocaravan. «In 5 anni, fra il 2019 e il 2024, il mercato europeo ha perso il 18,4%, mentre nel frattempo la produzione calava del 20% - dice -. Si è ristretta la torta e l’industria si regge a fatica, perché quello domestico è il primo mercato di riferimento. Bisogna tenere presente che in Europa costruiscono anche molti player che non sono europei».

L’orizzonte non è proprio roseo

Non è tutto, dato che l’orizzonte non sembra particolarmente positivo. «Il grosso danno economico per i costruttori occidentali si è verificato in Cina, e questo probabilmente continuerà a succedere anche nei prossimi anni - argomenta il direttore -.I numeri dei costruttori cinesi in Europa infatti sono ancora relativamente modesti: il problema più grosso lo hanno creato in casa propria, dove si stanno rimpossessando del mercato domestico mentre riversano sull’export la loro sovracapacità produttiva». Non solo, «la forte riduzione della quota di mercato dei costruttori occidentali sul mercato cinese ha fatto più male agli europei, ed in particolare ai tedeschi che, notoriamente, erano leader di mercato».

La partita de dazi americani

Non meno importante sarà la partita giocata dai dazi americani. «L’impatto che avranno - aggiunge ancora il direttore -, sarà dovuto non solo e non tanto al loro effetto diretto, quanto al meccanismo complessivo che stanno innescando. Sarà necessario capire quali contromisure adotterà effettivamente l’Ue, quali saranno gli accordi bilaterali che spunteranno i singoli Paesi e come si riequilibreranno i flussi commerciali globali in un sistema di vasi comunicanti».

Il capitolo Italia

C’è poi il capitolo che riguarda l’Italia. «Nel comparto vetture abbiamo ancora un bilancio commerciale positivo con un export extra Ue di 8,1 miliardi e un import extra Ue di 7,1 - aggiunge ancora Cardinali -. In questo contesto vantiamo un surplus di 3,3 miliardi sugli Usa, che ci espone ovviamente all’arma dei dazi, ma un deficit di 700 milioni sulla Cina». Una cifra che, a sentire il dirigente di Unrae nel 2025 potrebbe crescere. «Secondo le nostre previsioni, è destinata a raddoppiare o triplicare perché l’Ue rimane un mercato più grande e più aperto degli Usa, e nei suoi confronti la strategia commerciale cinese vede l’Italia come target privilegiato - conclude -. Sino a oggi l’Italia è infatti, all’interno dell’Europa, tra i primi tre mercati presi di mira, e qui stanno costruendo reti distributive importanti. Credo che sarà molto più arduo per noi esportare in Cina che non per loro penetrare il nostro mercato».

Il caso spagnolo

Nel 2024 il mercato automobilistico spagnolo ha superato per la prima volta dal periodo pre-pandemico la soglia del milione di unità vendute, registrando un aumento su base annua del 7,1% e raggiungendo quota 1,01 milioni di veicoli immatricolati. In un contesto segnato dalla crescente domanda di mobilità sostenibile – mentre l’auto elettrica fatica ancora a decollare – sono state le ibride non ricaricabili a conquistare per la prima volta il primato come tecnologia più venduta dell’anno. È quanto emerge dai dati diffusi la scorsa settimana dalle associazioni del settore Anfac (costruttori), Faconauto (concessionari ufficiali) e Ganvam (rivenditori e officine).

Nel 2023, le esportazioni di veicoli dalla Spagna hanno registrato un aumento del 14,4%, per un totale di 2.211.467 unità spedite oltre confine. Tuttavia, la crescita è stata ostacolata da fattori strutturali e geopolitici: la crisi economica, la guerra in Ucraina, la carenza di componenti e – più recentemente – le difficoltà logistiche legate alla crisi del Mar Rosso, provocata dal conflitto tra Israele e Hamas.

“I dati relativi alle importazioni del settore automobilistico in Spagna sono direttamente influenzati dalla domanda del mercato, che a sua volta riflette il contesto economico generale,” ha spiegato Antonio Cueria, CEO di importarcoches.com, un’azienda spagnola specializzata nell’importazione di veicoli di alta gamma dalla Germania e dagli Stati Uniti. “L’acquisto di automobili, essendo un bene di lusso, diminuisce in periodi di incertezza o di crisi, come è accaduto nel 2008 e si sta iniziando a osservare nel 2025. Anche se dopo la pandemia c’è stata una ripresa e un certo aumento delle importazioni, questa crescita è stata più lenta e debole rispetto al periodo precedente al 2020. Inoltre, fattori come l’aumento dei tassi di interesse e la difficoltà di accesso ai finanziamenti hanno ridotto il potere d’acquisto, incidendo in particolare sull’acquisto di nuovi veicoli. A ciò si aggiunge l’aumento generale dei prezzi del mercato automobilistico, dove il prezzo medio delle auto è aumentato in modo significativo, rendendo ancora più difficile l’acquisto”.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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