Infatti, fuori dai casi di ibride, elettriche e venditori, la quota di uso privato da tassare passerebbe dal 30 al 60 per cento. Non solo: se le emissioni di CO2 del veicolo superano i 160 g/km (la stessa soglia oltre la quale scatta l’ecomalus in vigore da marzo sugli acquisti), si sale al 100%, come era previsto per tutti indistintamente nelle prime bozze del disegno di legge.
Anche in questa versione il provvedimento non piace. Nemmeno a qualche esponente di governo appartenente alla stessa forza politica della viceministra all’Economia, Laura Castelli, cui la stretta sulle auto aziendali viene attribuita. Infatti, ieri il viceministro alla Sviluppo economico, Stefano Buffagni, ha dichiarato che la modifica della misura c’è stata «grazie al nostro intervento, ma a me non piace, per me non è abbastanza, così si fa pagare solo chi già paga. Di lavoro ce ne sarà da fare tanto in Parlamento».
Non pare casuale neanche il fatto che proprio ieri il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli (anche lui M5S), sia tornato sul tema del tavolo aperto al suo dicastero per aiutare il settore automotive, che sarà invece colpito dalla stretta sulle auto aziendali.
Ieri quasi tutte le associazioni degli operatori non hanno fatto dichiarazioni ufficiali sulla rimodulazione: filtra scetticismo, ma si preferisce attendere i prossimi eventi. Massimiliano Archiapatti, presidente dell’Aniasa (l’associazione delle società di noleggio in Confindustria) ricorda proprio l’apertura del tavolo: «Sembrava l’inizio di un nuovo rapporto con le istituzioni, che ora con questo provvedimento si smentiscono dopo 15 giorni. Sono sbalordito. L’impatto è stato colpevolmente sottovalutato, ma sarà notevole: oggi le auto aziendali contano per il 40% del mercato. Un mercato già in sofferenza, anche a causa dell’ecomalus. Il tutto solo per fare cassa: non ci sono vere motivazioni ecologiche, visto che i lavoratori rinunceranno in massa all’auto aziendale e finiranno per utilizzare auto personali mediamente più vecchie di quelle che usano attualmente. In Europa abbiamo il secondo parco circolante più anziano, dopo la Grecia».
La parte “ecologica” della rimodulazione contenuta nella bozza di ieri consiste soprattutto nell’esenzione dall’aggravio per le elettriche e le ibride. Ma tra queste ultime sono comprese quelle micro e mild, molto poco diverse da quelle a propulsione tradizionale.