Auto aziendali, la stretta colpisce di più i redditi medio-bassi
Con uno stipendio lordo di 50mila europer una vettura media nuove tasse fino a 900 euro Il viceministro Buffagni: la modifica non basta
di Maurizio Caprino e Luca De Stefani
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Non convince la frenata del Governo sulla stretta che si intende dare alla tassazione del fringe benefit legato alle auto aziendali. La rimodulazione dell’aumento del chilometraggio che si presume fiscalmente come uso privato - e quindi finisce nel reddito imponibile del dipendente o dell’amministratore - è stata precisata nelle bozze del disegno di legge di Bilancio circolate ieri, ma non ha smorzato le critiche degli operatori. Né le preoccupazioni dei lavoratori: comporta un raddoppio diffuso della tassazione, che colpisce di più i redditi medio-bassi.
Negli esempi delle tabelle a destra, nell’ipotesi più frequente l’aggravio pesa quasi per l’1,8 su un reddito di 50.000 euro e per l’1% su un reddito doppio. Si può arrivare a oltre il 6% nelle ipotesi più sfavorevoli. E se si considerassero redditi sotto i 50.000 euro, l’effetto si vedrebbe ancor più.
In sostanza, da una triplicazione generalizzata dell’aggravio, si passa a un raddoppio per la maggior parte della platea. L’onere triplicato resta per una minoranza che usa auto soprattutto a benzina, mentre rispetto a oggi non cambia il trattamento su elettriche e ibride e sui mezzi utilizzati da chi è addetto alle vendite.
Oggi il valore del fringe benefit che finisce in busta paga è il 30% del costo chilometrico annuo determinato in base alle tabelle Aci per una percorrenza annua di 15.000 km. In pratica, è come se il fisco presumesse che 4.500 km (il 30% di 15.000) vengano percorsi nel tempo libero e per questo entrano nel reddito imponibile. Dal 2020, secondo l’ultima bozza, al 30% resterebbero fermi solo gli utilizzatori di mezzi ibridi o elettrici e chi è addetto alle vendite.
Non ci sono ulteriori indicazioni su come identificare quest’ultima categoria, ma è presumibile che si farà riferimento ai contratti nazionali di lavoro. In ogni caso, lo scopo della modifica alla bozza è evitare un aggravio a chi in linea di massima fa un uso massiccio del mezzo per lavoro, separandone il trattamento da quello previsto per chi di fatto ha una prevalenza di uso privato. Il problema è che i venditori non sono l’unica categoria che tendenzialmente ha bisogno di spostarsi molto in auto: ci sono anche, per esempio, tecnici addetti all’assistenza e personale che si occupa di logistica o dà consulenze di varia natura ai clienti. Per queste categorie, invece, l’aggravio dovrebbe raddoppiare.

