Auto aziendali, il governo riduce la stangata: tasse al 60%. Salve elettriche e ibride
Dopo una giornata di polemiche politiche e proteste del settore automotive la precisazione del Mef: imponibile base al 60%, si sale al 100% solo per le vetture inquinanti, resta al 30% per elettriche e ibride
di Maurizio Caprino e Luca De Stefani
3' di lettura
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Alla fine di una giornata di polemiche politiche e critiche degli operatori del settore, mentre già le imprese iniziavano a fare i conti sul suo impatto, la stretta fiscale sul fringe benefit ai lavoratori dipendenti legato all’uso privato delle auto aziendali è stata allentata. Nella tarda serata di ieri, il ministero dell’Economia ha fatto filtrare la notizia che nella bozza della legge di Bilancio la stretta, che già si iniziava a valutare nell’ordine dei 500 milioni di euro, sarà rimodulata.
Dunque, se nelle prime ipotesi divenute pubbliche il valore tassabile dell’uso privato del mezzo aziendale saliva dal 30% al 100% del costo chilometrico calcolato dall’Aci nelle sue tabelle ufficiali su una percorrenza annua di 15mila chilometri, ora viene annunciata una rimodulazione. Che non elimina la stangata, ma la attenua per la maggior parte dei dipendenti.
Per quanto è stato lasciato trapelare, la rimodulazione creerebbe tre fasce di modelli.
Il passaggio al 100% solo per le «vetture superinquinanti»
Non è chiaro se questa espressione sia riferita alle emissioni nocive o a quelle di CO2.
Nel primo caso, verrebbero penalizzati i modelli meno recenti, che non rispettano ancora gli standard emissivi Euro 6 (le flotte aziendali sono più moderne rispetto alla media del parco circolante, ma ciò non toglie che abbiano ancora una quota rilevante di esemplari Euro 5).


