Ranucci potrebbe essere sentito dai pm dopo analisi su cellulare Lavitola
Al termine dell’analisi del cellulare e del pc di Valter Lavitola, gli inquirenti della procura di Roma potrebbero convocare Sigfrido Ranucci per ascoltarlo come persona informata sui fatti.
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Al termine dell’analisi del cellulare e del pc di Valter Lavitola, gli inquirenti della procura di Roma potrebbero convocare Sigfrido Ranucci per ascoltarlo come persona informata sui fatti.
Chiedilo al Sole
L’attività tecnica sui device, in base a quanto si apprende, durerà alcune settimane e al momento quindi una eventuale audizione del conduttore di Report potrebbe essere calendarizzata non prima di settembre.
Lavitola: «Chiesi di sparare contro la villetta di Ranucci»
Valter Lavitola ha confessato di essere il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. A farlo sapere è stato l’avvocato Sergio Cola al termine dell’interrogatorio di garanzia di mercoledì 12 agosto. «Lavitola ha confermato l’ipotesi accusatoria della procura ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato e dice di averlo fatto per tutelare l’incolumità di Sigfrido Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare il livello di protezione». Il difensore ha avanzato richiesta di domiciliari sulla quale la Procura ha dato parere negativo.
«Chiesi di sparare contro la villetta di Ranucci»
Lavitola aveva commissionato agli autori materiali una azione con “diverse modalità” per l’attentato all’amico Ranucci. Non un ordigno, quindi, ma “quattro o cinque colpi di pistola verso il muro” della villetta del conduttore di Report a Pomezia, centro vicino Roma. Dopo il blitz dinamitardo dell’ottobre scorso - in base a quanto si apprende in merito all’udienza davanti al Gip - l’indagato non avrebbe comunque avuto nulla da ridire ritenendo lo scoppio di un ordigno rudimentale comunque di “valore dimostrativo”.
«Attentato fatto per il suo bene»
Lavitola “ha riferito anche le ragioni per cui si è si è spinto a fare questo atto indubbiamente delittuoso. Lo ha fatto per il bene di Ranucci, perché era oggetto di attentati”. ha aggiunto l’avvocato. Lavitola - sempre secondo il legale - avrebbe agito “per tutelare la incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi e pericolosi tentativi di aggredirlo. Anche perché Ranucci, non aveva, all’epoca, una protezione, ma aveva solamente due uomini di scorta. Siccome gli attentatori, a modo di vedere di Lavitola, erano pericolosissimi lui l’ha fatto perché poi in effetti, dopo l’attentato la scorta è stata più che raddoppiata si è passata da due a otto agenti, che hanno fatto protezione a a ferro di cavallo”.






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