Nessuna tregua

Attacco dell’Iran contro il Kuwait: un morto e 60 feriti all’aeroporto

Droni e missili lanciati da Teheran superano le difese e colpiscono lo scalo internazionale. Trump ostenta ottimismo sul nucleare e si dice pronto a incontrare la guida suprema Khamenei

di Luca Veronese

Le autorità del Kuwait verificano i danni all’aeroporto internazionale del Paese via REUTERS

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La guerra tra Stati Uniti e Iran si è riaccesa nel Golfo Persico ieri, con gli scontri più gravi nella tregua - di facciata - concordata all’inizio di aprile. I negoziati, per arrivare almeno al cessate il fuoco e alla riapertura di Hormuz, sono fermi: lo ribadiscono da Teheran, smentendo le rassicurazioni e l’ottimismo ostentato da Donald Trump.

I missili e i droni lanciati dalle forze iraniane hanno colpito e danneggiato l’aeroporto internazionale del Kuwait, uccidendo una persona, facendo oltre sessanta feriti (alcuni gravi e operati d’urgenza). «Questa aggressione criminale iraniana ha portato al bombardamento di infrastrutture civili e vitali, causando la morte di un cittadino indiano e il ferimento di diverse persone, oltre a ingenti danni materiali», ha affermato il ministero della Difesa del Kuwait, aggiungendo di avere intercettato decine di missili e droni iraniani. Il Kuwait ha poi espulso dal Paese due diplomatici iraniani e ha negato che le forze Usa stiano usando il suo territorio.

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I Pasdaran hanno però negato di aver colpito l’aeroporto internazionale del Kuwait, affermando che l’attacco è stato causato da un malfunzionamento di un sistema missilistico Patriot di fabbricazione statunitense.

In precedenza - secondo i media di Stato iraniani - i Guardiani della rivoluzione avevano attaccato alcuni obiettivi statunitensi in Bahrein. Centcom, il Comando centrale Usa, ha spiegato che i missili iraniani non hanno raggiunto i loro obiettivi nella regione. Lo stesso Centcom ha dichiarato di aver condotto una nuova serie di «attacchi difensivi» nel sud dell’Iran, su centri missilistici e imbarcazioni iraniane che cercavano di posare mine, e di aver effettuato attacchi sull’isola di Qeshm, vicino allo Stretto di Hormuz.

Da quando Stati Uniti e Israele hanno avviato la campagna militare contro l’Iran il 28 febbraio, Teheran ha ripetutamente colpito obiettivi sia civili che militari nei Pesi del Golfo. E gli scontri sono diventati più frequenti nelle ultime settimane, nonostante il cessate il fuoco, concentrandosi attorno a Hormuz, dove si sommano le tensioni del doppio blocco, iraniano e americano.

I raid e il lancio di missili sono proseguiti anche durante i negoziati indiretti, che la scorsa settimana sembravano essere arrivati vicini a un’intesa di massima. Ma la firma di Trump non è mai arrivata e gli ayatollah non hanno mai accettato alcun accordo. Gli Usa continuano a chiedere garanzie immediate sullo stop al programma nucleare iraniano, oltre alla riapertura di Hormuz. Il regime iraniano ha fatto sapere che i negoziati sono bloccati «a causa dell’aggressione del Libano da parte di Israele» e che le comunicazioni non riprenderanno fino a quando il conflitto proseguirà sul fronte libanese. «Nonostante le fantasie di Trump, l’Iran in questi ultimi giorni non ha dato alcuna risposta agli americani», ha scritto l’agenzia di stampa semiufficiale iraniana Tasnim, legata ai Pasdaran.

«Le comunicazioni non sono state bloccate del tutto ma i negoziati non fanno progressi», ha detto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. «Siamo pronti a combattere e a colpire obiettivi in Israele se - ha minacciato - gli attacchi israeliani a Beirut continueranno».

Trump, parlando in un podcast amico, ha fornito la sua versione della guerra in corso. «L’Iran ha accettato di non avere un’arma nucleare, poi possono cambiare idea, ma questa è la cosa principale», ha spiegato il presidente americano, dicendosi pronto a incontrare la guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei: «È coinvolto nei negoziati, c’è molto rispetto verso di lui. Non ho avuto il privilegio di incontrarlo. Sento che non sta molto bene: gli mancano diverse parti del corpo. Ma possiamo andare molto d’accordo. Vorrei incontrarlo e penso che lo incontrerò».

Alla Camera, Rubio ha ripetuto ieri la versione ufficiale dell’amministrazione: «L’operazione militare americana contro l’Iran è conclusa, gli Stati Uniti hanno ottenuto la vittoria, i nostri raid sono ora solo difensivi». Trump ha spiegato che «la gran parte dell’esercito iraniano è stato annientato e che non c’è bisogno di truppe sul terreno».

Il premier israeliano Banjamin Netanyahu - dopo che Trump gli ha dato del «fottuto pazzo» al telefono - ha sottolineato che con il presidente Usa ci sono «solo divergenze tattiche». Poi, senza rinunciare a offendere «i leader europei senza fegato», non ha perso l’occasione per rilanciare la guerra: «L’Iran sta giocando con il fuoco. Come ha detto il presidente Trump, se necessario, Stati Uniti ed Israele - ha ricordato Netanyahu - sono pronti a riprendere su larga scala l’azione militare contro l’Iran».

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