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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Il mercato del lavoro, globale e nazionale, sta attraversando una metamorfosi strutturale senza precedenti. Nell’ultimo decennio il dibattito si è concentrato in particolare sulla digitalizzazione, sull’automazione delle mansioni routinarie e sulla necessità di aumentare i laureati nelle discipline Stem.
I dati Almalaurea confermano la forza occupazionale di alcuni di questi percorsi. Secondo il Rapporto 2025 sulla condizione occupazionale dei laureati, a un anno dal titolo il tasso di occupazione dei laureati di secondo livello raggiunge il 92,9% nel gruppo ingegneria industriale e dell’informazione e il 92,7% in informatica e tecnologie Ict. Il dato è coerente con le analisi del World Economic Forum. Nel Future of Jobs Report 2025 - basato sulle aspettative di oltre mille datori di lavoro che rappresentano più di 14 milioni di lavoratori in 55 economie - le professioni con la maggiore crescita prevista entro il 2030 comprendono gli AI and machine learning specialists, i big data specialists, i fintech engineers e gli environmental engineers.
Nello scenario delineato dal Work Trend Index 2025 di Microsoft questi profili potrebbero trovarsi ad operare all’interno di un’organizzazione del lavoro in evoluzione: dall’intelligenza artificiale intesa come mero assistente -il modello human with assistant- si passerà progressivamente a veri e propri team ibridi uomo-agente nei quali i sistemi generativi opereranno come “colleghi digitali” capaci di pianificare, agire e ottimizzare flussi di lavoro complessi.
Questa nuova architettura organizzativa impone una riflessione sul ruolo del sistema universitario. Il titolo di studio rimane la chiave fondamentale di accesso al mondo del lavoro, ma non è più sufficiente a garantire un vantaggio professionale duraturo. Non si tratta più solo di colmare un capacity gap quantitativo, legato alla carenza cronica di profili tecnici, ma di governare una ridefinizione qualitativa delle competenze. L’accelerazione tecnologica rende sempre più concreto il rischio di obsolescenza delle competenze (skill instability): secondo le stime raccolte dal Word Economic Forum, entro il 2030 potrebbe cambiare o divenire obsoleto il 39% delle competenze richieste nel mercato del lavoro.
Il Global AI Jobs Barometer 2025 di Pwc, rapporto che si basa sull’analisi di quasi un miliardo di annunci di lavoro e di migliaia di documenti finanziari aziendali, evidenzia che le professioni esposte all’AI cambiano ad una velocità di gran lunga maggiore rispetto alle altre. I mutamenti non riguardano solo l’ambito ingegneristico informatico ma coinvolgono la finanza, i servizi professionali, la ricerca, la sanità, l’industria avanzata e le funzioni manageriali. Le imprese avranno sempre più bisogno non solo di specialisti in grado di sviluppare nuove tecnologie, ma di profili capaci di utilizzare all’AI per ridisegnare processi, prodotti e modelli organizzativi.