Pharma

Astrazeneca giù a Londra, per Ft tratta una mega-fusione con Bristol Myers Squibb

I due gruppi, secondo il quotidiano britannico, stanno valutando una fusione del valore di circa 400 miliardi di dollari, che porterebbe alla costituzione del quarto gruppo farmaceutico più grande al mondo

 Bloomberg

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Accoglienza decisamente fredda alla Borsa di Londra (FTSE 100 ) alla prospettiva di una mega-fusione tra Astrazeneca e la statunitense Bristol Myer Squibb. Il mercato reagisce alle rivelazioni del ‘Financial Times’ secondo cui i due gruppi stanno trattando una fusione del valore di circa 400 miliardi di dollari, che porterebbe alla costituzione del quarto gruppo farmaceutico più grande al mondo. Finora nessun commento dal colosso farmaceutico britannico. Citando fonti vicine alla questione, il Ft scrive che Astrazeneca e Bms hanno avuto colloqui recentemente su un’aggregazione che «potrebbero portare a un accordo nel prossimo futuro, subire ritardi o fallire».

Astrazeneca è il secondo maggior gruppo britannico per capitalizzazione di mercato con un valore di circa 190 miliardi di sterline (264 miliardi di dollari), mentre Bms vale circa 133 miliardi di dollari. Un accordo di fusione – indica il Ft – rafforzerebbe la presenza di Astrazeneca negli Usa, ma aumenterebbe anche i timori da parte britannica di un allontanamento dal Regno Unito delle maggiori aziende del Paese. Non a caso, si fa notare, Astrazeneca ha completato la procedura per una quotazione diretta a New York a giugno, «un vero colpo per la Borsa di Londra».

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Diversi analisti, intanto, si mostrano perplessi in merito alla fusione tra i due gruppi. Secondo Jefferies, una potenziale fusione tra AstraZeneca e Bristol Myers Squibb potrebbe incontrare ostacoli antitrust a causa della sovrapposizione dei loro portafogli e avere anche una dimensione politica. Poiché entrambe le società hanno un'importante attività nel settore oncologico, un accordo potrebbe sollevare questioni antitrust e richiedere cessioni, affermano in una nota di ricerca. Inoltre, AstraZeneca dovrebbe probabilmente gestire l'aspetto politico dell'accordo per ridurre gli attriti, aggiungono. «AstraZeneca diventerebbe di fatto un acquirente con sede nel Regno Unito di una delle maggiori aziende farmaceutiche americane, in un momento in cui i politici statunitensi sono concentrati sulla produzione nazionale e sui settori strategici», afferma Jefferies. Non è chiaro perché AstraZeneca dovrebbe perseguire l’accordo, ma potrebbe avere l’obiettivo strategico di avvicinarsi al mercato statunitense e disporre di maggiori risorse finanziarie da destinare alla ricerca e allo sviluppo, aggiungono da Jefferies, rilevando che «al di là degli ostacoli normativi, le risorse in fase di sviluppo potrebbero essere reperite altrove, come AstraZeneca ha già fatto, in particolare in Cina».

«Sembra improbabile che la potenziale fusione tra AstraZeneca e Bristol Myers Squibb possa concretizzarsi», scrivono gli analisti di Bernstein in una nota. Ci sarebbero alcune ragioni a sostegno di un'alleanza tra AstraZeneca e Bms, date le loro competenze complementari nei settori dell'oncologia e delle malattie cardiovascolari, ma secondo Bernstein l'accordo sembra improbabile. Le fusioni su larga scala nel settore farmaceutico tendono a compromettere la produttività nella ricerca e sviluppo. Inoltre, il ceo di AstraZeneca, Pascal Soriot, non è favorevole ai programmi di ristrutturazione e l’azienda farmaceutica britannica dispone già di una solida pipeline che le consente di affrontare al meglio le imminenti scadenze dei brevetti, affermano gli analisti.

Per gli analisti di JP Morgan, AstraZeneca può raggiungere l'obiettivo di fatturato per il 2030 con le proprie forze, attraverso la crescita organica. «Riteniamo che queste notizie non confermate siano sorprendenti, poiché restiamo fiduciosi nella capacità di Astra di raggiungere il proprio obiettivo di fatturato di 80 miliardi di dollari per il 2030 in modo organico e vediamo una pipeline sufficientemente ampia da sostenere la crescita oltre il 2030», scrivono da JPM. Gli esperti di Citi ritengono che la fusione sarebbe una sorpresa, soprattutto considerando la pipeline di prodotti in fase di sviluppo di AstraZeneca, che a loro avviso è la migliore del settore. Pur mantenendo il rating "buy" sul titolo della casa farmaceutica britannica, osservano inoltre che, considerando la capitalizzazione di mercato delle due società, ciò implicherebbe un'emissione significativa di azioni per Bristol-Myers Squibb. Ritengono per altro che i portafogli delle due società siano complementari. Secondo gli analisti di Ubs, le mega-fusioni e acquisizioni nel settore farmaceutico sono state una caratteristica delle precedenti ondate di scadenza dei brevetti, in quanto offrivano significative sinergie di costo per compensare il calo degli utili. Il problema, tuttavia, è che la ricerca e sviluppo sembra essersi ulteriormente ridotta durante il periodo di riorganizzione post-fusione, poiché i dipendenti si concentravano naturalmente sui rischi per i propri posti di lavoro durante l'integrazione. La banca svizzera ritiene che questo sia il motivo per cui le operazioni si sono spostate verso acquisizioni mirate. Pur dicendosi piuttosto sorpresi dalla notizia delle trattative, gli analisti di Ubs mantengono la loro raccomandazione sul titolo AstraZeneca a "buy", con un prezzo obiettivo di 17.600 pence.

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